| L'ACQUA BENEDETTA |
Il provvedimento può avere molteplici connotazioni: medicamentoso tradizionale in senso stretto, o con terapie a base di erbe, o con pratiche magiche o più semplicemente scaramantiche o con il fluido delle mani, o con la magnetoterapia, o con la corrente elettrica, o con l'omeopatia, o con la riabilitazione motoria, o con la chiroterapia, o con l'agopuntura, o con la fangoterapia; l'importante è che si faccia " comunque " qualcosa che tolga il disturbo.
Se poi il provvedimento terapeutico, anzichè condotto attraverso pratiche esterne all'organismo o tramite la via tradizionale di somministrazione dei medicamenti, che è quella per os, viene attuato per via parenterale in modo cruento, intramuscolare od endovena, diventa paradossalmente ancora più appagante e ben accetto, per una sorta di sublimazione masochistica.
Non si spiega altrimenti l'abuso che si fa delle terapie trasfusionali e delle fleboclisi; " devi andare in Ospedale perchè solo lì ti possono fare delle flebo disintossicanti " sono state, negli ultimi cinquant'anni, le parole più usate dai medici, desiderosi di convincere i pazienti più riottosi al ricovero.
Perchè poi a quella boccia d'acqua, con un pò di sale o un pò di zucchero, appesa alla piantana, si annettano tante proprietà medicamentose lo devo ancora capire adesso; ho sempre paragonato infatti i medici maniaci delle flebo agli annacquatori del vino buono e ritengo che il compartimento sanguigno debba essere strenuamente difeso dal momento che molto delicati sono tutti i meccanismi che regolano gli equilibri tra fattori della coagulazione, ormoni, vitamine, enzimi, anticorpi e le centinaia di sostanze veicolate dal sangue.
Questo non vuol dire che non sussistano condizioni patologiche nelle quali non sia indicato l'uso delle fleboclisi.
E' ovvio che per pazienti gravemente disidratati ai quali non si possa somministrare dell'acqua per altre vie ( ad esempio nelle gastroenteriti infantili o negli adulti in coma ) o che presentino lesioni gravi dell'apparato digerente o nell'immediato decorso postoperatorio le fleboclisi sono indispensabili, come anche risultano utili quali veicoli-diluenti di numerose sostanze medicamentose che devono essere somministrate lentamente per via venosa.
Queste indicazioni non giustificano però il ricorso sistematico alle flebo, che può portare a conseguenze nefaste.
Mi riferisco, ad esempio, al carico idrico propinato in molti reparti chirurgici o in caso di emorragie interne ( gastriche od intestinali ) o nelle sequele di interventi.
L'emorragia interna è infatti un evento nel quale l'ipotensione secondaria all'emorragia è già, di per se stessa, un importante fattore di guarigione favorente la riparazione del vaso emorragico; per questa ragione tali pazienti andrebbero non idratati, ma al più trasfusi, e solo in caso di perdite cospicue di sangue.
L'idratazione eccessiva ( a volte due-tre litri die ) non fa altro che stabilizzare la situazione di perdita emorragica sia per l'aumento della pressione a livello vascolare impedente la cicatrizzazione ( è come se si pretendesse di fermare un'emorragia venosa ad un braccio stringendovi un laccio e comprimendo le vene ), sia per il peggioramento dell'anemia.
Quest'ultima asserzione è abbastanza ovvia: è facile infatti pensare a quello che può succedere ad un paziente che ha appena due milioni di globuli rossi per mm3 in cinque litri di sangue, se si aggiungono altri tre litri d'acqua.
L'emodiluizione comporta inoltre un peggioramento delle funzioni coagulative del sangue.
E' così che, grazie alle flebo, una malattia quasi sempre benigna come l'emorragia interna, le cui conseguenze non devono essere diverse da quelle di una banalissima epistassi, può diventare un problema davvero serio.
Nella mia carriera ricordo di aver perso solo due pazienti per emorragia interna, unicamente perchè entrambi avevano fatto largo uso di preparati antiinfiammatori in precedenza con conseguenti gravi lesioni dell'apparato digerente ed alterazione dei poteri coagulativi.
Ovviamente parlo solo delle emorragie da perdite gastriche o intestinali, e non da rotture di varici esofagee , nelle quali per la patologia concomitante della cirrosi epatica, con le alterazioni coagulative connesse, la prognosi è molto più severa.
I chirurghi spesso tengono anche poco conto che l'organismo ha moltissime riserve di liquidi nei compartimenti extra ed intracellulare ( addirittura 40-50 litri in totale ) per cui non sempre sono necessarie delle terapie infusionali; queste terapie andrebbero poi fatte con molta parsimonia nelle persone anziane che frequentemente rischiano la pelle per edemi polmonari da eccessivo carico idrico.
Ricordo il caso addirittura paradossale di un paziente, per fortuna giovane, che ci era stato trasferito da un reparto neurochirurgico con l'indicazione di continuare una terapia di circa otto litri di liquidi per fleboclisi al giorno; il poveretto era gonfio come un pallone, pallidissimo, iperteso, dispnoico, con rantoli alle basi polmonari, e fu sufficiente sottrargli tutta quell'acquaccia (come direbbero i seguaci di Bacco) per vederlo rifiorire in due-tre giorni.
Gli avevano indubbiamente salvato la vita con un ardito intervento chirurgico, ma rischiavano di compromettergliela per un eccesso di cure.
E che dire degli ultimi mondiali di calcio negli U.S.A. ?
Non riuscivo a comprendere come mai, nonostante il troppo caldo, quasi tutti i nostri atleti, specie nel secondo tempo, ed in misura decisamente più drammatica rispetto alle altre squadre, presentassero un calo di rendimento fisico così impressionante.
Vedere il mio idolo "cavallo pazzo" Berti, abituato a progressioni incredibili, muovere le sue leve quasi al "ralenti", e con lui tutti gli altri, rappresentava per me una cosa fisiologicamente incomprensibile; tanto più che sapevo della bravura del preparatore atletico Pincolini per aver visto all'opera le sue squadre.
Solo quando ho letto sul "Giorno" che ai nostri prodi venivano somministrate delle fleboclisi, mi sono spiegato l' arcano.
Evidentemente gli "specialisti medici sportivi", pur ottimi professionisti, non sono altrettanto buoni terapeuti e non sanno che le fleboclisi, oltre ad anemizzare temporaneamente, rappresentano un aumento del lavoro cardiaco, epatico e renale ed inducono pertanto un importante consumo di ossigeno; cosa non certo opportuna per atleti, tanto più con quel caldo.
Forse era meglio che reintegrassero le abbondanti perdite di liquidi, reintroducendoli per la via più semplice e naturale, in uso dall' epoca di Adamo ed Eva, usando la bocca, come tutti.
La semplicità, evidentemente, non è più cosa di questo mondo.
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