| LE AZOTEMIE DI UNA VOLTA |
Un mattino, mentre ero in Laboratorio, ricevetti la visita del mio primario, che era piuttosto adirato con me perchè avevo consegnato ad una paziente esterna ( ricordo perfino che era di Suna ) un referto di azotemia con il valore di 0,87; non si capacitava come mai fosse possibile un valore tanto elevato e sosteneva che valori di quel genere erano praticamente incompatibili con la vita.
Pretese che gli ripetessi l'esame non una, ma tre volte ( si usava allora il metodo Dall'Aira ), e solo dopo che, ad ogni agitazione del piccolo becker, si sviluppò una gran quantità di azoto, che spostò la colonnina prima su valori di 0,92, poi 0,94, poi 0,88, si convinse dell'esattezza dell'esame; mi pregò però di scrivere sul nuovo referto un valore di 0,78, per non impressionare troppo la malata.
Anche se attualmente si usano metodiche enzimatiche che danno valori di azotemia un poco più elevati, il riscontro di valori siffatti è all'ordine del giorno e non rappresenta assolutamente un'eccezione.
Ho raccontato questo episodio per dire che nei primi quindici anni dopo la mia laurea ( grosso modo dal '58 al '73 ), l'insufficienza renale costituiva un evento abbastanza raro ( benchè usassimo allora dei farmaci-bomba, come i diuretici mercuriali! ) ed i casi che ricordo saranno stati al massimo una quindicina in tutto (uno per anno!) su circa 20.000 pazienti seguiti; nei successivi vent'anni (dal 73' ad oggi ), in rapporto ad un carico complessivo di circa 60.000 pazienti, i casi documentati sono stati duemila con una media intorno ai cento casi/anno.
L'insufficienza renale è pertanto una malattia che ha avuto un incremento veramente pazzesco, quasi di tipo esponenziale, e rappresenta sicuramente una dimostrazione di come l'uso inappropriato dei medicamenti sia responsabile della quota più rilevante del fenomeno di clonizzazione, o di riproduzione in serie, di sempre nuovi clienti malati.
Perchè, se è vero che le cause possono anche essere ricercate in tutte le possibili noxae di inquinamento ambientale, la maggior parte delle insufficienze renali (proprio ieri una vecchietta ha ingurgitato un bicchiere di glicole etilenico scambiandolo per uno sciroppo alla menta) non si manifesterebbero se non si usassero tanti antipiretici, antiinfiammatori ed analgesici.
Questi medicamenti etichettati con la dizione di FANS ( farmaci anti-infiammatori non steroidei ) ed i cui prototipi sono l'aspirina ed il piramidone ( ricordo tre casi di anemia aplastica mortale dovuti a quest'ultimo preparato) hanno una diffusione enorme ed un uso sempre più spropositato.
Non c'è episodio febbrile in Italia, anche per una banale influenza od un raffreddore, che non si accompagni alla somministrazione di farmaci del genere o non v'è persona in grado di sopportare il benchè minimo dolore senza ricorrervi.
Anche nel " particulare " della mia famiglia, quando avevo i figli piccoli, dovevo sempre lottare con mia moglie che , pur essendo in linea di massima contraria alle medicine, non sopportava l'idea che un "povero pinin" dovesse avere la febbre senza prendere almeno un'aspirina; mi ricordo allora che per abitudine mi limitavo a sentire se avessero o meno rigidità nucale per escludere forme meningee, guardavo che le tonsille non avessero zaffi di pus, palpavo loro per bene il pancino per escludere un'appendicite acuta, chiedevo loro se avevano male alle orecchie per escludere un'otite, ascoltavo ben bene i polmoni e, se non era presente alcuna alterazione sospetta, proibivo a mia moglie di somministrare l'aspirina, rassicurandola che la febbre sarebbe poi scomparsa da sola, e cercando anche di spaventarla su tutti i disturbi che potevano derivare, sindrome di Reye compresa.
Tutto ciò non approdava a nulla perchè mia moglie, a mia insaputa, un'aspirinetta ai bambini la rifilava egualmente.
Ho potuto accorgemi di tale inganno quando mio figlio, una gran testa di riccioli biondi, una sera in occasione del bacio della buonanotte mi ha fatto vedere, nascosta sotto il cuscino un'aspirinetta dicendomi, con una ghignatina di complicità : "Stai tranquillo papà, ho solo fatto finta di prenderla".
I danni tangibili causati da tale classe di farmaci sono molto evidenti e riconosciuti da tutti: non solo sono responsabili di emorragie gastriche, a volte anche dopo una singola somministrazione (vi ricordate quella pubblicità televisiva che diceva " prendi due ..... che ti passa!) ma anche di danni epatici necrotici o di epatopatie croniche colestatiche e, sopratutto, di danni renali.
Ho però l'impressione che le conseguenze non si fermino qui; ho notato, come altri, l'insorgenza di miocardiopatie in pazienti con abuso di Fans e ricordo anche il caso di un infermiere affetto da una microematuria costante , etichettata come sindrome di Berger, in cui la sospensione dell'uso di aspirina ha completamente risolto il quadro renale.
Ho poi l'impressione che le anemie immuno-allergiche da acido acetilsalicilico e da Fans siano decisamente sottostimate e che,e questa è un' osservazione personale, con lo stesso meccanismo si possano manifestare delle artropatie acute conseguenti all'uso di aspirina.
Ho infatti notato almeno una dozzina di casi di artriti acute insorte dopo una somministrazione estemporanea di aspirina ( magari per un banale raffreddore ), in cui, solo dopo la sospensione dell'aspirina che era stata continuata a scopo terapeutico, si è avuta la completa risoluzione del quadro.
Anche in due pazienti affetti da una tipica polimialgia reumatica con cefalea, febbricola e dolori muscolari, che facevano già precedentemente uso di aspirina, la sospensione del medicamento ha risolto completamente la sintomatologia.
Ancora adesso mi sto chiedendo come mai le endocarditi reumatiche siano tanto in diminuzione ai giorni nostri; non è che l'uso che si faceva una volta dell'aspirina per le tonsilliti febbrili a scopo antipiretico, poi soppiantata da altri medicamenti, possa essere stata almeno una concausa, con un meccanismo immuno-allergico, dello sviluppo delle endocarditi cosidette " reumatiche " ?
Preferisco però non addentrarmi in questo terreno minato nel quale sono abbastanza ignorante; le mie teorie potrebbero, forse giustamente, essere considerate azzardate; sta di fatto però che, con ottimi risultati, sospendo i Fans anche nell'artrite reumatoide.
Ho infatti l'impressione che, come avviene per le benzodiazepine, l'uso dei Fans sia sicuramente di sollievo del dolore per un certo periodo di ore, ma che poi con un meccanismo di inibizione delle sostanze analgesiche naturali tipo le endorfine, il dolore ricompaia ancora con maggiore intensità.
Non si spiegano altrimenti i numerosi casi di pazienti con intensissime e pressochè continue crisi cefalalgiche o trigeminali (una paziente usava mediamente 12 compresse di paracetamolo al giorno ed un paziente addirittura 15-20 compresse di una associazione tra un barbiturico e propifenazone ) che hanno avuto una notevolissima riduzione degli accessi solo dopo la sospensione graduale degli analgesici.
E visto che siamo in tema di barbiturici, siamo poi sicuri che le demenze epilettiche siano secondarie all'epilessia o non è forse il farmaco, noto per portare all'atrofia cerebrale, a determinare la demenza?
Ritorno comunque ora al tema originario per affermare che la massima parte delle insufficienze renali che vediamo attualmente, è riconducibile all'abuso che si fa di tali medicine, non solo nelle artriti, ma anche per alterazioni di tipo degenerativo a livello articolare; anche in questo caso, sono i soggetti più anziani a pagarne le conseguenze più gravi.
Purtroppo non passa settimana senza che un collaboratore scientifico non venga a presentare un nuovo Fans, sempre più efficace, sempre meno gastro-epatolesivo, sempre meno nefro-lesivo ( si può prescrivere tranquillamente anche in caso di insufficienza renale dicono ! ); ed in effetti le prove di tossicità renale possono essere, per molto tempo, poco indicative.
Peraltro la cosa è ovvia, se pensiamo che le unità funzionali del rene, dette nefroni, sono presenti in numero di circa 800.000 per rene e che, a garantire una buona funzionalità renale, è sufficiente che funzioni solo il 20% di esse.
E' pertanto lapalissiano ( i veneti citerebbero il loro proverbio equivalente: "no so se xe merda, ma un can la gha cagada" ) che una insufficienza renale conclamata si evidenzia quando almeno quattro quinti dei reni sono stati progressivamente messi fuori combattimento dall'uso frequente dei Fans.
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