Vincenzo Luciano Di Puma
La fabbrica e i diritti umani dei lavoratori

Capitolo 7°

Era accaduto che, da personale non abilitato, mi fossero richieste per altro stabilimento, cartelle cliniche da inviare alla sede "centrale": per il riserbo che tale domanda implicava, richiesi una dichiarazione del sanitario della sede di richiesta.
Non si ammise ragione ma fui fermo sulle mie motivazioni: la cosa sembrò risolversi nel modo da me richiesto.
Una richiesta scritta che motivasse e giustificasse la rimozione dallo schedario dei documenti vincolati al segreto professionale non c'era, né potevo acconsentire a una soluzione imprecisa nella  motivazione senza richiesta di sanitario, neanche se telefonicamente fosse stata anticipata.
Alle mie argomentazioni tutto questo finalmente sembrò compreso.
C'era anche l'abitudine di farmi pervenire in busta aperta documenti a me riservati e anche questo non mi trovò consenziente.
Scelsero allora la soluzione della busta genericamente indirizzata all'ufficio del personale.
Colsi l'occasione per istruire chiaramente l'addetto, precisandogli che, a qualunque "pressione" eventuale, si trincerasse in un mortificato disappunto per "dover obbedire" alle disposizioni tassative del medico di fabbrica responsabile, e non prestarsi al giochetto.
Il mattino successivo, alle 7, alla distributrice automatica del caffè, presente un giovane collega prelevatore, l'addetto mi informò con toni di sfida e in modo spiccio, che la sera precedente, dopo che io me ne ero andato, era entrato in ambulatorio l'elemento diretto allo schedario e, categorico, in modo spiccio, disse: - "Allora! Dammi quelle cartelle, che me le porto via subito.
Non ho tempo da perdere e sono già in ritardo!"-
- "E lei mica gliele avrà date, per caso!? - incalzai.
Quando e in che modo mi rispose, mi infuriai e gli dissi esplicitamente i motivi seri per i quali il mio comportamento non poteva essere diverso e che lo "esentavo" (?), da quel momento, dalle mansioni per le quali non aveva preparazione, istruzione e facoltà, e aggiunsi che l'esser succube di qualcuno aveva abbondantemente dimostrato quali danni poteva arrecare alla società della gente che lavora e merita tutta la stima che soggetti come lui offendono e sviliscono.
Mantenne per un certo tempo un tono provocatorio (espressione di ben precise garanzie che qualcuno gli aveva dato) che non trovò riscontri da parte mia, come era meglio che fosse. Mi era difficile seguire tutto nel caos al quale era affidato.
Gli esami periodici di laboratorio subivano sempre ritardi, da quando mi era stato detto di richiedere l'autorizzazione all'addetto all'ufficio: questi si premurava, ad una ulteriore mia richiesta telefonica, di darmene comunicazione vaga e sempre affermativa, poi smaccatamente assenziente nei modi e non nei fatti: possibile che non capissi la presa in giro e le attenzioni critiche che dilagavano miratamente?
Si arrivò al problema dell'inadempienza "cronolenta" degli esami radiografici, già "concessi" (e poi non eseguiti) dal visto di chi cominciava a venire esposto da qualcuno alle responsabilità sottovalutate.
L'azienda non poteva gestire a suo modo le prove biologiche, anche se così dimostrò di volere sin dagli inizi.


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