Vincenzo Luciano Di Puma
La fabbrica e i diritti umani dei lavoratori

Capitolo 6°

Riteniamo che nella progettazione per un certo tipo di produzione in una fabbrica non sia possibile che spese così deduttive e oneri sanitari possano sfuggire: non essendo, oltre tutto, spese voluttuarie ma condizione "sine qua non" per realizzare l'attività.
Non può darsi il caso della mancanza di informazione per materiale che è supporto di un progetto con intervento del parastato e marchio a risonanza industriale internazionale.
Una preliminare riunione fissò i termini del progetto con cenni generici di fasi: questi erano di tipo tecnico e descrittivo dei meccanismi automatici  atti ad impedire eventi di possibili  gravi traumi.
Il responsabile dei provvedimenti  meccanici automatici era indiscutibilmente preparato e lo dimostrava in ogni sua logica critica che era rivolta a prevenire incongruenti chiacchiere di incompetenti.
La relazione descriveva per sommi capi le fasi di produzione e le sostanze globalmente da usarsi.
Io ricercavo i particolari e attendevo le necessarie precisazioni.
L'utilizzo e l'applicazione del sistema per pilotare in modo conveniente il totale delle analisi e la loro riduzione numerica prese definitiva attuazione quando l'elenco effettivo degli assunti pervenne al numero massimo ed io procedevo all'incremento dei provvedimenti sanitari.
Intanto anche nell'ultimo capannone macchinari e ampi fossati di cemento sudavano veleni diversi a disperdersi nell'ambiente.
Acquisendo nuovi dati, sempre dopo faticosi episodi di richieste, anche le prove biologiche di laboratorio subivano un incremento.
Nell'elenco dei dipendenti,  aumentava il numero delle mansioni non corrispondenti (a favore di quelle generiche e di minor rischio), dove il materiale usato è supporto primo di un progetto nel quale intervengono Enti parastatali e il marchio di fabbrica allineato ad industrie internazionali.
Il risparmio operò anche quando, da parte mia, vi fu la richiesta di rivalutazione del contratto le cui condizioni mi avrebbero legittimato ad interrompere la "collaborazione".
Preminenti erano, però, le responsabilità che sentivo di avere.
Osservai che, in un anno, il numero dei risultanti in elenco era calato del 70%, con ulteriore deflessione nell'anno successivo.
Sorse, per lo schedario, una discussione con un incaricato. Cercai di correggerlo nelle sue pretese e nel diritto di sindacare problemi sanitari non spettantigli per l'inaccessibilità al segreto professionale conseguente.
Mi era stata data assicurazione  che le serrature di chiusura degli ambienti sanitari erano sufficienti, ma delle chiavi non risultò traccia.
Tra i vani c'era una saletta riservata per il pasto di alcuni privilegiati tra loro.


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