Vincenzo Luciano Di Puma
La fabbrica e i diritti umani dei lavoratori

Capitolo 25°

Qualche informazione breve e forse "filtrata" riusciva a pervenire da altra sede, dove parve essersi rappresentata un'eccessiva conseguenza sui danni per esposizione al punto di far dare, ad un docente universitario, in una relazione sul problema, una risposta con queste parole:
"...sarebbe molto arduo per l'azienda sostenere, in sede di responsabilità civile e/o penale che la neoplasia non sia in qualche modo connessa con l'ambiente di lavoro.": precisando anche di  escludere l'adozione di un prodotto "contenente in percentuale significativa un'ammina aromatica".
Nel giugno del 1992  dovendo provvedere alla denuncia di 14 casi scelti  con valori degli esami di laboratorio alterati (non nella norma), 3 con  mansione lavorativa detta al "tunnel", riassunsi la situazione in una relazione che ne dava informazione.
Alla situazione aveva certo contribuito il fatto che nessun rappresentante sindacale in fabbrica fosse intervenuto e avesse speso una parola a favore della tutela della salute dei "disgraziati" esposti: sorprendeva anche il fatto di non rendersi conto che l'esposizione era un rischio anche per loro, salve circostanze di vario genere e impegno.
Era sotto gli occhi di tutti che il lavoro era fatto senza alcun mezzo protettivo individuale o altro che potesse effettivamente, quanto meno, fare da barriera alla penetrazione delle sostanze tossiche nell'organismo.
Feci la relazione della quale dissi precedentemente (è alla pag. 163 della documentazione precedentemente depositata ).
Constatavo anche che mai fu sottoposto ad un esame ECG (elettrocardiografico) alcun dipendente a rischio (e i rischi non erano di un solo tipo).
Nei trimestri del 1993 furono più di 100 gli operai con valori delle prove biologiche superiori alla norma, e questi stavano ad indicare un effetto alterativo causato da fattori presenti nell'ambiente della fabbrica e alla postazione di lavoro dell'operaio.
Nel 2° trimestre dello stesso 1993 ve ne furono 25.
Verso la fine dell'anno 1993 accertai una diminuzione per esclusione di 68 nominativi, secondo la "vera mansione" lavorativa: 27 di un sesso e 41 dell'altro.
C'era da considerare il fattore stagionale che poteva avere influenza per il diverso grado termico e diversità del clima, ma dovevo anche avere risposta a miei rapporti sull'inefficiente funzione aspirativa sotto le cappe, a parte la rumorosità eccessiva alla quale nessun operaio poteva resistere, come esplicitamente mi fu detto da alcuni di essi.
Per concludere, segnalai i 14 casi .
Ma erano ammontati a numerose decine.
Prossima la scadenza di cinque anni, ebbi un'incidenza di soggetti con segni di esposizione, del 30%, tenendo conto di tutti gli operai in fabbrica; ma, la percentuale saliva se la riferivo ai diretti ascritti ad una delle mansioni a rischio, quindi escludendo il personale occupato in altro settore.
In un riepilogo nel 1990 la situazione dei risultati anormali degli esami di laboratorio (segno di una rilevazione di perturbamento di organi ed apparati con probabile danno), non permise l'utilità della suddivisione inizialmente fatta, in oltre quattro decine di soggetti caratterizzandole in sei gruppi di valori plasmatici patologici.


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