Vincenzo Luciano Di Puma
La fabbrica e i diritti umani dei lavoratori

Capitolo 24°

Un addetto a mansione ambulatoriale avviò un breve dialogo e dal locale di visita, venne in quello dello schedario e cominciò a parlarmi:
" Eh, quello se ne è andato. Qui non poteva più... - (accentuò) - rimanere." - stavo a guardarlo interrogativamente -"... dottore, talvolta fa comodo a qualcuno che si dimettano, magari con qualcosina in più di soldi... Pochini ehh, non si creda.
Gli trovano un altro posto da qualche parte.
Quello ci sta lì per un po' poi - fece una sospensione - la ditta chiude... tutto finisce lì...
Capisce?"
Stava a riflettere; continuavo a scrivere, le luci erano accese: il neon mi affaticava gli occhi.
Riprese: - "Magari, per combinazione, per la carità, mica voglio dire altro ...poi, dirigere una fabbrica non è semplice, nohh ...non è proprio semplice."
Riposi le cartelle, non dicendo nulla.
Era l'ora di chiusura dell'ambulatorio.
Me ne andai.
Oltre trenta erano i reperti di laboratorio positivi per composti aromatici.
Nel 1° trimestre del 1988 rilevai oltre 6 decine di esami mancanti (per omissione o per una disposizione e accordo diretto?), esami che avevano come tutti gli altri la loro importanza.
Questo disordinato metodo  trovava nei suoi vari aspetti la soluzione di comodo, per la quale agivo di conseguenza. Alla telefonata al laboratorio di medicina del lavoro, come constatai più volte, era solerte la giustificazione, ma anche un certo non chiaro imbarazzo.
L'esperienza successiva mi portò al dubbio che le circostanze non fossero fortuite e che dipendessero da una manipolata disposizione.
Così per tutto ciò il quadro non poteva essere concluso con una coesione di dati necessari, ed ero impedito nei miei giudizi per le verifiche che mi sforzavo, ma non riuscivo a fare.
Particolarmente questo cominciò ad accadere quando avevo individuato il modo di evidenziare le sostanze che potevano determinare, penetrate nell'organismo, la malattia.
Il gioco prese direzioni variabili con alternanze diverse nei vari soggetti esposti: c'era una logica che non era casuale.
Se per necessità facevo ripetere analisi che nel trimestre precedente avevano dimostrato incremento dei parametri alterati, proprio di queste non avevo ulteriore riscontro per mancata esecuzione: o per disattenta perdita (?), o per un equivoco "del tutto possibile e umano", o per un incidente di laboratorio, o rottura di provette.
Presi l'abitudine di parlare con la persona incaricata al laboratorio, ma fu ugualmente inutile.
Cercavo inutilmente di completare i dati che mi occorrevano per una mappa di identificazione nelle aree di produzione, che mi ero disegnate (a pag. 27 del mio dossier).
L'anno 1990 non era diverso: nel 1° trimestre varie decine di personale esposto non aveva attuato controlli di natura indiretta, come la resistenza globulare che mi dava l'alterazione dell'elemento circolante nel sangue che è il globulo rosso, la cui membrana può venire alterata da sostanze impiegate in fabbrica.
Come si vede i problemi sono molti e si affiancano in margini complessi di diverso aspetto: da quello sanitario a quello giudiziario.


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