Dossier centri di detenzione: Sezione I - a cura di Guido Savio, Lettera ai colleghi, in cui si descrive in modo puntuale la situazione dei "centri di detenzione temporanea", vere prigioni in cui vengono rinchiusi gli stranieri in attesa di espulsione; Cosa fare se si è rinchiusi nel Centro di Detenzione di Corso Brunelleschi; Le espulsioni di stranieri secondo la legge sull'immigrazione (40/98).. - Sezione II No ai Lager in Italia, un appello promosso da Federica Sossi. Per informazioni semir@libero.it
di Guido Savio
Cari amici,
la scorsa settimana ho avuto modo, in tre distinte occasioni, di mettere piede nel nuovo Centro di permanenza temporanea di Corso Brunelleschi [di Torino].
Se le prime due volte il mio ingresso era dettato da ragioni professionali (vi era, infatti, ristretto un mio assistito), lo scorso venerdì 30 aprile (quando ormai il mio cliente era già stato "dimesso" alla volta del Marocco) sono entrato nel Centro in qualità di accompagnatore del Consigliere regionale Cavaliere per una esaustiva "visita guidata" del Questore Izzo e del nuovo responsabile dell'ufficio stranieri, Dott. Longo.
Ho così potuto osservare e constatare di persona quanto segue.
La sorveglianza esterna al campo è affidata ai Carabinieri.
La Guardia di Finanza è di servizio all'ingresso, dopo la porta carraia.
Alla Polizia di Stato è riservato il controllo relativo all'ordine pubblico nelle varie zone esterne ai moduli, nonché, in caso di necessità, all'interno dei moduli stessi, e alle questioni di carattere burocratico (quest'ultima è affidata a personale dell'ufficio stranieri).
Il campo è suddiviso in tre moduli contraddistinti da diversi colori:
- area blu (mi pare) riservata ai maschi;
- area verde (mi pare) riservata alle donne;
- area rossa...riservata per rinchiudere gli ospiti da isolare (area di punizione e/o sorveglianza speciale per eventuali risse o quant'altro).
Ciascuna di queste aree è circondata da alti reticoli con passaggi divisori liberi per le forze dell'ordine.
Infine, ciascuna area contiene un certo numero di containers (stile terremotati) nei quali sono sistemati i letti a castello e i servizi igienici.
In quei container vi è un televisore con antenna parabolica.
All'interno di ogni area vi è una tettoia metallica con un telefono pubblico, che costituisce l'unico riparo dal sole e dalle intemperie.
Non vi sono zone verdi, tutte le aree sono asfaltate, agli ospiti non è consentito uscire dalla propria area, ditalché l'alternativa è tra il container e l'asfalto.
Poiché in prossimità del periodo estivo si può supporre che i containers diverranno dei veri e propri forni, il Questore mi ha riferito che è allo studio la sistemazione di appositi teloni bianchi da tendere sopra i reticoli, onde mitigare la temperatura.
Personalmente ho suggerito gli idranti...
La gestione pratica del campo è affidata al corpo militare della Croce Rossa: trattasi di alcuni uomini (non ho visto donne) in tuta mimetica, anfibi e basco nero che dovrebbero far fronte alle varie esigenze personali di coloro che vengono definiti "ospiti".
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Dell'esistenza di un regolamento mi sono reso conto durante il mio primo accesso: infatti, alle ore 11,30 mi è stato riferito che i colloqui si svolgevano dalle 15,00 alle 18,00 e che comunque erano in corso le convalide, ragion per cui l'apposito container era già occupato dal Pretore dirigente.
Per poter colloquiare con il mio assistito mi è stata preventivamente richiesta una delega scritta, ma, alla mia obiezione circa l'impossibilità logica di una delega preventiva, siamo arrivati all'onorevole compromesso per cui io avrei predisposto un delega che avrei fatto sottoscrivere al mio assistito prima di iniziare il colloquio.
Restando con il funzionario dell'ufficio stranieri ho appreso di essere il primo (o forse il secondo) avvocato che accedeva al campo e che, per regolamento, i colloqui possono avvenire con ministri di culto, con gli avvocati muniti di delega o con i parenti: salvo farmi notare che, essendo gli ospiti clandestini e senza documenti, nessuno avrebbe potuto dimostrare il rapporto di parentela e, conseguentemente, effettuare un colloquio.
Volendo approfondire l'esistenza di un regolamento, venerdì 30 - approfittando della presenza del Questore in qualità di Cicerone - ho chiesto lumi al riguardo.
La risposta è stata affermativa: vi sarebbero un D.M. ed un regolamento prefettizio che però non risulterebbero esposti all'interno del campo.
L'unico documento che viene dato agli ospiti è la comunicazione che vi allego (è tradotta in tutte le lingue, arabo e cinese compresi).
La lettura del documento, redatto dalla Croce Rossa, è illuminante circa le condizioni di vita previste.
Mi limito a sottolineare la cadenza da caserma della vita quotidiana (ben tre contrappelli nell'arco della giornata), nonché la spoliazione degli indumenti personali: tutti gli "ospiti" sono obbligati a vestire solo con indumenti forniti dall'amministrazione (compresa la biancheria intima).
Non è consentito agli "ospiti" tenere con sé nemmeno l'accendino: qualora decidessero di fumare, debbono chiamare il militare della Croce Rossa che, munito di BIC, provvederà alla bisogna.
Mi preme, infine, sottolineare il punto 6) dove si legge che "Tutti gli aspetti di carattere legale e giudiziario... sono di esclusiva competenza delle forze di Polizia..."
Nessuna informazione viene fornita circa la possibilità di contattare un avvocato, nessuna menzione viene fatta della possibilità di fare ricorso, ecc...
E forse questo spiega perché dopo parecchi giorni non si era mai visto un avvocato, nonostante che il numero degli "ospiti" transitati fosse superiore alla cinquantina.
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Dai colloqui avuti con gli "ospiti" è emerso che le condizioni di vita del campo sono di gran lunga peggiori di quelle del carcere.
A cominciare dal vitto, per il quale provvede una ditta esterna tramite panini: gli "ospiti" non possono cucinare alcunché, si lamentano che il cibo è scarso e scadente. Ed in effetti, io non ho visto una cucina.
Per ammissione del personale militare della C.R.I. non vi è modo di conoscere le patologie di cui potrebbero eventualmente essere affetti gli "ospiti", né, quindi, si può porre il problema della compatibilità tra essere "ospiti" e condizioni di salute.
Si sono verificati atti di autolesionismo con i cocci della plafoniera interna al container, e, venerdì, una persona ha cercato di darsi fuoco utilizzando la resistenza elettrica della stufetta e gli effetti letterecci usa e getta.
Particolarmente grave è la condizione di alcuni soggetti tossicodipendenti che, in carenza, non hanno avuto altro che Valium. Ed in effetti, mi è stato confidato dal vice comandante del campo che il Valium "scorre a litri".
Personalmente, mi ha molto impressionato l'obbligo di spogliarsi di tutti i propri indumenti, anche quelli intimi: mi pare una privazione caratterizzata da un forte impatto psicologico che, unitamente alla restrizione dietro un reticolato, tende a spersonalizzare l'individuo, quale sanzione non scritta per la sua clandestinità.
Parimenti assurda mi sembra la sistemazione nell'area di Corso Brunelleschi in containers che saranno resi invivibili con la stagione estiva alle porte e non oso pensare cosa succederà quando il centro arriverà ad essere al completo.
Da ultimo, mi pare indegno che in uno stato di diritto non vi sia alcuna comunicazione ai reclusi circa i loro più elementari diritti, così come è una finzione l'udienza di convalida senza la previsione della obbligatoria presenza del difensore e la possibilità di ricorrere contro il decreto di espulsione senza che il ricorso abbia effetto sospensivo.
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A fronte di questa realtà, credo che si imponga una chiara e urgente presa di posizione anche da parte dell'associazionismo forense democratico per:
-informare l'opinione pubblica sullo stato delle cose;
-imporre l'adozione di misure urgenti quali, ad esempio, la distribuzione di una "carta dei diritti dell'ospite", tradotta in tutte le lingue;
-predisporre ricorsi standard in Cassazione contro le ordinanze di convalida lamentando le violazioni del diritto di difesa;
-richiedere la presenza di mediatori culturali all'interno del campo;
-richiedere l'abrogazione delle norme regolamentari più umilianti e spersonalizzanti;
-adoperarsi per una diversa dislocazione del centro in vista dell'approssimarsi dell'afosa estate torinese;
-proporre all'ordine una lista di difensori d'ufficio disponibili ed idonei per la presenza alle udienze e la redazione dei ricorsi;
-chiedere che la gestione delle convalide e dei ricorsi non resti in capo alla stessa persona fisica, ma sia previsto un meccanismo di rotazione secondo turni predeterminati, sulla falsariga delle convalide in materia penale;
-fare, da ultimo, tutto quanto sia possibile per impedire la segretezza e la silenziosità delle discriminazioni.
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maggio 1999
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