Dossier centri di detenzione: Sezione I - a cura di Guido Savio, Lettera ai colleghi, in cui si descrive in modo puntuale la situazione dei "centri di detenzione temporanea", vere prigioni in cui vengono rinchiusi gli stranieri in attesa di espulsione; Cosa fare se si è rinchiusi nel Centro di Detenzione di Corso Brunelleschi; Le espulsioni di stranieri secondo la legge sull'immigrazione (40/98).. - Sezione II No ai Lager in Italia, un appello promosso da Federica Sossi. Per informazioni semir@libero.it



Cosa fare se si è rinchiusi in un centro di detenzione temporanea

di Guido Savio


PERCHE' SEI RINCHIUSO NEL CENTRO DI DETENZIONE TEMPORANEA

Sei stato rinchiuso nel Centro di permanenza temporanea perché hai ricevuto un decreto di espulsione dall'Italia per qualcuno di questi motivi:

- hai già ricevuto in passato una (o più) espulsioni ma non te ne sei andato nei quindici giorni successivi;
- sei stato considerato dalla polizia un soggetto pericoloso socialmente e la polizia sospetta che se non ti riaccompagnano al tuo paese con la forza, tu non te ne andrai dall'Italia;
- sei entrato clandestinamente in Italia, non hai il passaporto del tuo paese e la polizia sospetta che se non ti accompagnano al tuo paese con la forza, tu non te ne andrai dall'Italia;
- ti sei trattenuto in Italia senza aver chiesto il permesso di soggiorno oppure il tuo permesso è scaduto da più di 60 giorni oppure è stato revocato o annullato e la polizia sospetta che non se non ti portano via con la forza, tu non te ne andrai dall'Italia.

In tutti questi casi è la polizia che decide, di sua iniziativa, se il tuo caso rientra nelle previsioni sopra riportate.

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Siccome non hai con te il tuo passaporto e quindi si rende necessario accompagnarti al tuo consolato per identificarti (cioè sapere il tuo nome, cognome e nazionalità), oppure siccome non c'è la nave o l'aereo pronto per portarti subito al tuo paese, la polizia decide di trattenerti nel centro di detenzione temporanea per identificarti completamente e per organizzare praticamente la tua espulsione forzata dall'Italia.

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Sappi che sei detenuto senza aver commesso alcun reato, ma per il semplice fatto di essere un clandestino o un irregolare e di non avere il passaporto.

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COSA SUCCEDE ADESSO?

Entro 96 ore dal momento in cui ti hanno rinchiuso verrà un giudice a interrogarti. Il giudice, sempre entro le 96 ore, dovrà decidere se tenerti lì ovvero lasciarti andare. Il tempo per cui puoi stare rinchiuso è di 20 giorni da quando ti hanno preso, però se la polizia non è riuscita a rimuovere gli ostacoli che si frapponevano alla tua espulsione con la forza, può chiedere al giudice ancora 10 giorni di tempo.
Per cui il tempo massimo per cui possono trattenerti è di 30 giorni.
Scaduto tale termine, se non sono riusciti ad espellerti, ti devono lasciare libero.
Attenzione però, il fatto che ti lascino libero non vuol dire affatto che tu sei regolare e che ti daranno un permesso di soggiorno: al contrario, è ben possibile che ti riprendano un'altra volta, anche appena varcata la porta del centro di detenzione.
Come avrai capito, ci sono pochissime possibilità che tu riesca a farla franca, devi quindi prestare molta attenzione a quelli che sono i tuoi diritti ed usarli bene.

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COSA PUOI FARE, QUALI SONO I TUOI DIRITTI

Tu hai il diritto di usare il telefono: sia quello pubblico che trovi nel centro (devi però portarti dietro delle carte telefoniche), sia il tuo telefono cellulare. Usa bene e subito il tuo diritto di telefonare: non perdere tempo! Chiama subito il tuo avvocato o i tuoi amici e parenti oppure rivolgiti allo sportello di informazione giuridica per immigrati al n. 011/856589 o ad altri centri analoghi di tua conoscenza.
E' importante che tu riesca ad avere un colloquio con il tuo avvocato prima possibile, prima soprattutto che venga il giudice ad interrogarti.

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Tieni presente un'altra cosa importante: tu hai solo l'obbligo di dare alla polizia le tue generalità.
Non hai alcun obbligo di dire alla polizia quando sei entrato in Italia o rispondere ad altre domande.
Quando la polizia ti fa delle domande esigi sempre che ci sia un interprete, pensa bene a quello che dici prima di rispondere e controlla che quello che scrivono sia proprio quello che tu hai dichiarato.
Puoi chiedere che sia presente il tuo avvocato.
Sappi che se sei entrato in Italia prima del 27.3.1998 - e lo puoi dimostrare con documenti - non possono darti l'espulsione con accompagnamento immediato, tuttavia la polizia può tenerti ugualmente nel centro.

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Tu puoi fare ricorso contro il decreto di espulsione: hai 5 giorni di tempo, se sei rinchiuso invece hai 30 giorni di tempo, ma attenzione: il ricorso non sospende la procedura di espulsione dall'Italia, per cui conviene farlo subito.
Se lo fai subito, il giudice può decidere del tuo ricorso insieme alla decisione sulla tua permanenza nel centro.
Attenzione: quando vedrai il giudice per la convalida della tua detenzione non ti verrà nominato un avvocato di ufficio come avviene invece in prigione.
L'avvocato lo devi chiamare tu.
Solo se vorrai fare personalmente il ricorso e non hai un avvocato, te lo daranno di ufficio.
Ma all'udienza di convalida della tua detenzione non è previsto alcun avvocato d'ufficio: per cui se lo vuoi lo devi chiamare tu.

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E' importante che tu faccia avere subito all'avvocato (o direttamente o tramite amici e parenti) tutti i documenti relativi alla tua posizione.
In particolare: se hai presentato domanda di soggiorno con la sanatoria, fai avere all'avvocato in copia la ricevuta, il contratto di lavoro o la richiesta di nulla osta per lavoro autonomo, la documentazione sulla casa e la prova del tuo arrivo in Italia prima del 27.3.1999.

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L'espulsione comporta il divieto di entrare in Italia per 5 anni ma il giudice può ridurre il termine a 3 anni in seguito al ricorso.
Non possono essere espulsi:
- gli stranieri minori di 18 anni;
- gli stranieri conviventi con parenti o con il coniuge di nazionalità italiana;
- le donne in stato di gravidanza o nei 6 mesi successivi alla nascita del figlio.

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Non puoi essere espulso in uno Stato in cui sei oggetto di persecuzione per motivi di razza, sesso, lingua, cittadinanza, religione, opinioni politiche, condizioni personali o sociali.

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