-TRENTATREESIMA SINOSSI: KYLE McKNIGHT E Mr.V-
« Siamo nel Wisconsin, gente…!».
La vocina acuta di Minnie May provenne un po’ soffocata da dietro il divisorio di metallo, dalla cabina di guida del furgone Dodge VAN. Kyle si alzò un po’, diede due colpetti al divisorio e parlò a voce più bassa:
« Abbassa la voce, Minnie May. Rally dorme».
« Come fa a dormire lì dietro?».
« Dorme e basta. Non la svegliare».
Kyle tornò a sedersi. La domanda di Minnie May non era del tutto campata in aria. Nel retro riadattato del furgone Dodge VAN, era quasi impossibile persino respirare. Tutto lo spazio occupabile era occupato, dai fusti in plastica blu e dalle attrezzature. Chi si sedeva sulla panca imbullonata tutt’a sinistra nel vano di carico aveva meno di venti centimetri di spazio per i piedi, peggio che farsi un volo intercontinentale in classe turistica. C’era da uscirne ridotti come manichini. Il lato positivo era che avevano abbastanza spazio sulla panca: con Ken Tokizawa alla guida e Minnie May accanto a lui, sulla panca c’erano solo Rally, Kyle, Mr.V e Misty Brown. Becky Farrah sedeva alla poltroncina girevole imbullonata davanti alla sua Consolle, e brontolava a tutto spiano. Era letteralmente circondata di fusti di plastica, ed era quella con meno spazio di tutti. Kyle si chiedeva se ce l’avrebbero fatta a fare tutto il viaggio senza fermarsi neanche un attimo a prendere una boccata d’aria e sgranchirsi le gambe.
Erano partiti alle cinque e trenta del pomeriggio, circa. Erano passate due ore; di solito non ci si metteva così tanto a passare nel Wisconsin: si, per avvicinarsi a quella maledetta tenuta dal nome francese si sarebbero dovuti addentrare per una ridda di stradine secondarie, ma fintanto che erano distanti, potevano usare le arterie principali. Ma il tempo era più inclemente di quanto si erano immaginati; probabilmente il vento era abbastanza forte da rendere impossibile la navigazione sul lago Michigan, e la neve cadeva veramente molto fitta. In città la situazione non sembrava così grave, ma sulle autostrade la visibilità era ridottissima, i veicoli procedevano come lumache, e qua e là ai bordi delle strade ce n’era qualcuno finito in cunetta; ogni decina di chilometri c’era un posto di blocco della polizia, che controllava a campione se i veicoli fossero muniti di catene o di gomme da neve, e ogni mezz’oretta uno spazzaneve era costretto a mettersi al lavoro, creando code anche di due chilometri.
Nonostante tutto, lì dentro, sul retro del furgone, tutto ‘sto gran casino non si percepiva. C’era una calma irreale, soporifera quasi, e faceva anche abbastanza calduccio. Lì dietro, indossavano tutti già gli stivaletti militari e la tuta mimetica da neve; il resto dell’equipaggiamento era in un angolo, compresi i giubbotti antiproiettile con tutti gli accessori, gli elmetti, il resto delle armi e delle munizioni, anche se Rally, Kyle e Mr.V tenevano almeno le loro pistole a portata di mano. Il portello posteriore del furgone era chiuso dall’interno; non granché sicuro, specie visto che una lastra di ghiaccio in qualsiasi punto dell’asfalto avrebbe potuto farlo slittare e finire in cunetta, ma abbastanza da scoraggiare qualsiasi infreddolito sbirro della stradale, se avessero fermato il Dodge VAN per un controllo. Nel vano di guida, Ken e May erano in abiti civili, e tenevano le loro pistole nel cassettino porta-oggetti del cruscotto; tutta la loro attrezzatura era lì dietro, assieme a loro. Se fossero stati fermati sarebbero sembrati una coppietta come tutte le altre, e nel cassettino assieme alle loro pistole c’erano anche i loro porti d’arma, cosa non strana nel Midwest, forse in certe aree dell’Illinois si ma non in Wisconsin. Il furgone aveva gomme da neve e catene a tutt’e quattro le ruote, la patente di Ken era stata rinnovata da poco, così pure tutti i documenti del furgone, compresa l’assicurazione, non obbligatoria. I fari e le luci funzionavano tutti, le targhe c’erano tutte e due nonostante non fosse obbligatorio tenere la targa davanti, il furgone era nuovo di zecca; in pratica non c’era alcun motivo, a parte la pura casualità, che potesse spingere una pattuglia della stradale a fermarli. Volendo, Ken e May avrebbero potuto raccontare che sul retro del furgone tenevano dei cani, o che so io. Un agente di polizia stanco e scazzato per la serataccia avrebbe cercato di aprire il portello, non ci sarebbe riuscito, e constatando che non c’era assolutamente niente, lì, che fosse veramente sospetto e giustificasse una perquisizione, li avrebbe lasciati andare. Per evitare sorprese, comunque, anche a costo di arrivare qualche minuto in ritardo, Ken avrebbe sempre guidato ben al di sotto del limite di velocità. Una misura precauzionale in più, tra l’altro, per evitare di finire in cunetta con tutta quella neve.
Rally dormiva. Il suo posto sulla panca era in fondo al rimorchio, e lei ora era reclinata di lato, la testa contro il pianale in metallo, con il passamontagna arrotolato ed appoggiato alla tempia a mo’ di cuscino improvvisato. Aveva la bocca semiaperta, come in una muta espressione di timido stupore. Kyle, seduto immediatamente accanto a lei, non riusciva a staccarle gli occhi di dosso. Era bellissima. L’angelico, luminoso splendore del suo volto colpiva immediatamente, e colpiva duro, come un pugno in faccia, a prima vista; il suo corpo era perfetto, e si vedeva anche con l’abbondante fasciatura della tuta mimetica. Era più che bellissima, era una dea in terra. Kyle l’osservava respirando piano, le labbra strette. Ad ogni piccolo sussulto di Rally nel sonno, il cuore prendeva a martellargli nel petto alla velocità di una mitragliatrice.
« È molto bella, vero?». La voce accanto a lui scosse Kyle dal filo dei suoi pensieri; si voltò, Mr.V era seduto alla sua sinistra, e vide che lo fissava sorridente: « Ne sono conscio, sai? Aileen è una bellissima giovane donna». Allungò una mano verso di lei per accarezzarle il volto, la sfiorò appena. « È il mio gioiello, McKnight. Non c’è niente, niente al mondo di cui vada più fiero. Sin dal momento in cui è nata, quando l’ho presa in braccio, in qualche modo ho saputo che sarebbe diventata una principessina. È anche per questo che mi vergogno, e mi vergognerò in eterno, di averla abbandonata quando aveva più bisogno di me. Non riesco a smettere di pensare che è solo per miracolo che non si è rovinata, dentro e fuori, che non ha preso la strada sbagliata. È stata fortunata, ed io con lei. Del resto, rovinare una ragazza così perfetta non è facile».
« Ma neanche tanto difficile». Kyle scosse la testa. « A volte basta una minuzia».
« Lo so, credimi, McKnight. Ogni volta che la vedo… beh, non so esattamente cosa provi tu. Io mi sento esattamente per quello che sono, un padre, che non è mai veramente stato un padre, e che dopo tanto tempo si ritrova davanti a ciò che ha generato. Aileen è mia figlia, ed io ne vado fiero». Guardò Kyle dritto negli occhi, ed abbozzò un sorrisetto: « Sai, McKnight, quando ho saputo cosa c’era tra te e Aileen, non l’ho presa granché bene, in effetti. Ero geloso!».
« È naturale…». Kyle scosse di nuovo la testa. « È sua figlia, dopotutto».
« Già. E, vedi, McKnight, dopo… insomma, io ho parlato a lungo di te con Aileen. A lei sembra che tu sia assolutamente il meglio che questo mondo possa offrire in fatto di uomini. Io credo che lei ti ami in un modo che tu non puoi nemmeno immaginare, nemmeno io sono riuscito a farmi un’idea precisa. Ci ho fatto il callo, ragazzo. Rally è una ragazza testarda!».
Kyle fece una smorfia. Non aveva mai sentito Mr.V chiamare sua figlia con quel nomignolo.
« Perciò, McKnight, voglio essere chiaro con te». Mr.V ora gli stava puntando contro un dito, e a giudicare dal tono perentorio con cui parlava, era come se lo stesse minacciando. « Lei ti ama, e voglio che l’ami anche tu, fintanto che lei ti vorrà».
« Sta dicendo una marea di stronzate ovvie, Mr.V. Rally mi ha salvato la vita e mi ha insegnato cosa vuol dire “amare”. Io sarò suo anche dopo che lei smetterà di volermi».
« Cosa che probabilmente non accadrà mai, a quanto mi sembra, ma è meglio mettere in chiaro le cose subito, ti pare? Lei è pronta a morire per te. Mi sembra che l’abbia dimostrato…».
«…e credo di aver dimostrato anch’io che sono pronto a morire per proteggerla! Quella sera, a ottobre, io in quel fottuto capannone pieno di pervertiti ci sarei andato anche da solo, se fosse stato necessario. E non sarei stato così chirurgico, ci può scommettere. Non le serbo rancore per avermi aggredito, quel pomeriggio. Ma voglio che lei capisca: non c’è niente che lei possa dirmi su come comportarmi con sua figlia che io non sappia già. Io so che Rally potrebbe avere qualsiasi uomo in qualsiasi momento, per questo io vivo per lei. Sono stato chiaro, su questo?».
Mr.V lo fissò duro, negli occhi, in silenzio, per un lungo istante. Kyle ricambiò in toto, e lo sguardo che si lanciarono avrebbe fatto paura a Rally, se fosse stata sveglia, lì ad assistere.
Poi, Mr.V scosse la testa, dipingendosi in volto un sorriso, e diede a Kyle una pacca sulle spalle.