UNO:

KEROSINE (Rebound)

--- Domenica, 9 Dicembre 2001 ---

-PRIMA SINOSSI: RALLY VINCENT E KYLE McKNIGHT-

            Tutto dentro, fino in fondo. Ben lubrificato, scivola ch’è una bellezza. Sarebbe bello adesso tirarlo fuori, e poi rimetterlo dentro, così, quasi d’istinto, per vedere se è tutto davvero così oliato alla perfezione da permettere il caro vecchio va-e-vieni senza intoppi. Non è troppo grosso, potrebbe chiuderlo nel palmo. Eppure così carico di potenza distruttrice… ogni tanto lei ci pensa. Metallico e freddo.

            Caricatore, quindici colpi calibro 9x19mm-Parabellum, a carrello aperto. Piano, il metallo scivola sul metallo tramite una patina di olio lubrificante WD40 che emana un buon odore. Poi, il pollice, un tocco appena, delicato, come se si stesse toccando il clitoride, sulla levetta dello Hold-Open. Il carrello aperto scatta in avanti e si chiude con un rumore metallico, quello dei perni di bloccaggio che gli impediscono di partire in avanti oltre il fusto, oltre il fragile castello dell’intelaiatura che tutte le pistole semiautomatiche di quel tipo hanno, mentre la molla di guida montata sulla canna, come in molte pistole ad azione singola basate sul sistema Browning, si rilassa in maniera impercettibile dall’utilizzatore.

            Pistola ad azione singola, senza possibilità di disarmare il cane con un comando diretto, pericolosa da portare, ma del resto non spara a cane abbattuto, il che è un’ottima garanzia di sicurezza. Dito indice sul grilletto, quindi, arma puntata lontano da qualsiasi cosa che si possa uccidere, e pollice sul cane. L’indice fa forza, piano, e con uno scricchiolio il cane cede, iniziando ad abbassarsi, ed allora il pollice inizia a guidarlo, piano, pianissimo, fino in fondo, finché con un TAP! percettibile solo con strumenti acustici molto sensibili e col cuore di una tiratrice professionista, non rimane completamente abbattuto, senza poter far scattare il percussore. Ecco, ora la pistola semiautomatica di fabbricazione cecoslovacca CZ Model 1975 è in sicurezza. E la cacciatrice di taglie Aileen Vincent, Rally Vincent, età venticinque anni e divina bellezza, può riporla in fondina come fa da quando ne aveva praticamente quindici.

            Kiefer Alistair “Kyle” McKnight, il suo bel giovane fidanzato, in piedi vicino alla sponda del letto, la guardò con un sorrisetto. Per lui, che aveva una pistola semiautomatica da combattimento Norinco 77-B di fabbricazione cinese con caricatore da dodici colpi calibro Nove Parabellum, l’operazione da compiere era molto più facile: inserire il caricatore, armare il carrello, rinfoderare l’arma; la pistola ha un percussore interno, niente cane esposto, e funziona in azione mista, il primo colpo in azione doppia e i successivi scatti in azione singola, quindi anche col percussore automaticamente abbattuto l’arma sparerà ma il grilletto dovrà essere premuto fino in fondo con molta energia per tirare il primo colpo, quindi nessun pericolo di spari accidentali.

            Rally stava ancora aggiustandosi la giacchetta sopra il maglioncino a collo alto e alla fondina a tracolla, quando sentì quasi di scatto un respiro caldo e dolce sul suo collo.

            « Sei bella…» sospirò Kyle, alle sue spalle.

            Rally voltò piano la testa, un dolce sorriso dipinto in viso. Lo lasciò fare mentre le dava un dolce bacetto sul collo, prima di finire di vestirsi.

            « Allora?» gli chiese poi, girandosi. « Cosa vuoi fare, oggi?».

            « Mi piacerebbe iniziare con la colazione…!» rispose Kyle, stringendosi nelle spalle con un sorrisetto che fece ricordare a Rally, come se se ne fosse mai dimenticata, perché si era innamorata di lui mesi addietro. Poi scesero giù fino alla cucina al piano terra.

            Stavano aspettando, sedute una accanto all’altra attorno ad un tavolino rotondo ingombro di cibarie, Misty Brown e “Minnie” May Hopkins; mangiavano fette biscottate, e appena in cucina Kyle fu letteralmente investito dalla musica proveniente dal televisore. Chitarra elettrica. Il tema di Buffy L’Ammazzavampiri. Nessuna delle due salutò con particolare enfasi, al loro ingresso.

            « Quale calda accoglienza!» sorrise Kyle, arrivando alle loro spalle ed arruffandogli i capelli con una veloce ed affettuosa mossa combinata delle mani. « E quale giornata migliore di una soleggiata e ventosa domenica di dicembre per friggervi i cervellini davanti alla serie TV più inutile che mente umana abbia mai concepito?».

            « Oh, andiamo, Kyle…!». Minnie May diede un morso alla fetta biscottata con marmellata di mirtilli che teneva tra due dita della mano destra e parlò con la bocca ancora mezza piena. « Non puoi darci un taglio, almeno la domenica mattina?».

            « Mi dispiace, Minnie May…!». Ancora sorridente, Kyle allungò la mano destra tra lei e Misty ed afferrò il telecomando posato sul tavolino. « Ma ci sono anche cose intelligenti in TV a quest’ora, lo sai? Qualcosa come i telegiornali, ad esempio. E comunque, Buffy fa schifo».

            « A me piace!», protestò Misty Brown.

            « Questo non mi sorprende, bestiolina…!», rispose Rally, sedendosi ed afferrando una bottiglietta di succo d’arancia. « Sono cose come Buffy che rovinano i bei generi. È una stronzata per ragazzini senza uno straccio di idea originale. L’horror è bello quand’è serio!».

            « Che per te significa anni Ottanta, vero?». Minnie May, annoiata. « Se non è Hellraiser o John Carpenter ci si può pulire il culo, no?».

            « Ma tu guarda…». Kyle sorrise. « Mi leggi nel pensiero!».

            Misty Brown si produsse in un mugolio di protesta. Senza ulteriori repliche, Kyle cambiò canale. La serie di titoli di testa dai colori cupi che campeggiava sullo schermo scomparve all’istante con uno ZAP!, sostituito subito dal volto aggraziato di una giornalista bionda con i capelli raccolti in una crocchia dietro la schiena, che si teneva con la mano destra il microfono vicino alla bocca, mentre con la sinistra si aggiustava il colletto di un grosso cappotto in stile Trench per sopportare il vento martellante che, come quasi sempre in quella stagione, sferzava in quella domenica la città di Chicago. In basso, sullo schermo, vicino all’emblema della rete televisiva, campeggiava una scritta in lettere bianche e rosse e blu:

BRITNEY WATERS – LIVE FROM THE SCENE

Poi la voce squillante e chiara della giornalista provenne dagli altoparlanti stereo della televisione:

Qui è Britney Waters della WCIW, in diretta dal luogo della sparatoria di stanotte che è già stata soprannominata dalla stampa internazionale come “Il Massacro dell’Immacolata Concezione”.

            « Cosa…?». Rally si dipinse un’espressione di curiosità sul viso. Quasi automaticamente, andò a sedersi accanto a Minnie May, mentre Kyle restò in piedi, impalato, dietro le ragazze.

            L’immagine sul teleschermo mutò, una ripresa in campo lungo mostrò la giornalista a figura intera e, dietro di lei, sullo sfondo, una curatissima strada nera che si stendeva tra due file di capannoni recintati, quasi tutti uguali, come quelli di un’area industriale. Immediatamente dietro di lei, un’auto-pattuglia della Polizia Metropolitana di Chicago e due transenne blu chiudevano la strada, ed un agente in uniforme era lì di guardia; ancora più in fondo, un’orgia di auto-pattuglie e veicoli civetta era raggruppata attorno a quello che una volta doveva essere stato uno dei capannoni, attorno a cui sciamavano uomini in uniforme e in borghese; non ne era rimasto molto, solo lamiere contorte e poco cemento, il tutto schiacciato a terra, come a causa di un cedimento strutturale. Kyle notò chiaramente una squadra di tecnici con le tute protettive bianche della Scientifica avventurarsi tra i resti sventrati, scortati da un manipolo di vigili del fuoco e paramedici. La giornalista riprese:

Questa notte, l’Area Industriale Sud-Est della città di Chicago, poco lontana dai moli lacustri, è stata sfondo di uno degli atti criminali più funesti che siano avvenuti nella zona dai tempi della celebre Strage di San Valentino. Una azione d’interdizione della Drug Enforcement Administration è finita tragicamente, quando, apparentemente a causa della detonazione di un ingente quantitativo d’esplosivo, sedici agenti della DEA e due agenti della Polizia di Chicago sono rimasti uccisi.

            « Ma che cazzo…?». Kyle fece una smorfia.

Questa notte, l’Agenzia Federale Antidroga aveva organizzato un Raid in grande stile contro un gruppo di narco-trafficanti produttori di sostanze stupefacenti chimiche, con la presenza di una Squadra Speciale e di agenti investigativi, mentre alla Polizia di Chicago era stato affidato il compito di allestire un cordone di sicurezza. All’interno del capannone erano presenti anche alcuni agenti infiltrati. Per cause ancora da chiarire, poco dopo l’irruzione nel capannone dell’unità speciale CLET della DEA, una potente esplosione ha spazzato via l’edificio e gli agenti che vi erano entrati, mentre alcune schegge di metallo hanno ferito mortalmente due ufficiali della polizia metropolitana che stazionavano all’esterno. Secondo i primi rilievi, è possibile che l’esplosione sia stata causata volontariamente dai narco-trafficanti, forse nel quadro di una vera e propria trappola per gli agenti federali, dato che, secondo fonti non ufficiali, risulterebbe che almeno uno degli agenti federali morti all’interno del capannone, presumibilmente un infiltrato, non sia stato ucciso dal crollo o dall’esplosione ma da un colpo d’arma da fuoco alla testa.

            « Oh, porca…» mormorò ancora Rally, scuotendo la testa.

            « Ehi, guarda un po’!». Kyle allungò di scatto la mano destra, l’indice puntato contro lo schermo ad indicare qualcosa, qualcuno dietro la giornalista, un uomo in uno squallido completo marroncino che si aggirava su e giù in mezzo agli agenti, e che ne aveva diversi raccolti a capannello attorno, come se prendessero ordini da lui. « Mi venisse un coccolone se quello non è Coleman?».

            « E si!» pigolò in risposta Misty Brown, allungandosi un po’ a guardare meglio lo schermo.

Non abbiamo ulteriori notizie al momento. Gli inquirenti non rilasciano dichiarazioni al riguardo, e fonti ufficiose affermano che gli ambienti investigativi non sono ancora in grado di sbilanciarsi su nessuna pista, anche se non pare, come si era temuto dapprincipio, che il gruppo di narco-trafficanti coinvolto nella sparatoria, e che era stato tenuto sotto controllo dalla DEA per diverse settimane prima della fallimentare azione di stanotte, possa avere legami con ambienti terroristici. Quello che sappiamo per certo è che ancora non ci sono notizie sul gruppo di criminali. Non sembra comunque che siano stati trovati altri corpi, tra i resti del capannone, oltre a quelli degli agenti uccisi. Da Chicago, Illinois, è tutto; Britney Waters restituisce la linea allo studio.

            Kyle allungò la mano che stringeva il telecomando verso lo schermo e premette il pulsante rosso che spense d’istante la TV. Poi andò a sedersi accanto a Rally:

            « Ma che cazzo succede in questa città, Rally…?».

            « Oh, non ne ho idea…!». Rally scosse la testa. « Quello di cui sono sicura, è che se c’è una categoria che dovrebbe essere privata dei diritti umani, quelli sono i trafficanti di droga!».

            « Non è molto americano, tutto questo…!» replicò Kyle, inarcando le sopracciglia.

            « Vallo a raccontare a quei diciotto servitori del Paese!» concluse di rimando Rally, secca, raggiungendo il telefono Cordless. « Quanti di loro pensi avessero dei figli?».

            Compose velocemente un numero sulla tastiera, e premette il pulsante d’invio chiamata. Attese per quasi trenta secondi, ascoltando solo il TUUT! della linea libera.

            « Si, Coleman…!», rispose poi, piano, stanca, la nota voce maschile.

            « Pronto…?» fece Rally. « Roy, sono io, Rally… ti ho visto in TV, che cazzo succede?».

            « Oh…». La voce del capitano Roy Coleman della Polizia Metropolitana di Chicago provenne dal cellulare dolorosamente piatta. «…notiziario? Beh, non c’è molto di più. Un infiltrato della DEA che fingeva di essere un grosso trafficante in città aveva agganciato un gruppo emergente che diceva di poter produrre droghe di sintesi in grossa quantità. Hanno combinato un incontro, e una trappola, ma a quanto pare quelli se l’aspettavano, perché dovevano essere in tre ed invece al loro posto c’era un bel po’ di plastico. L’irruzione era stata preparata in grande stile, ma non prevedevano questo. È stato un bel casino, Rally, ed io da parte mia ho la mia razione di mogli ed un numero impossibile di bambini da avvisare che qualcuno non tornerà più a casa…!».

            « Oh, merda…». Rally strinse le labbra. « Mi dispiace, Roy…».

            « Già. Non sai quanto dispiace a me!». Ci fu un attimo di sospensione, con uno strano brusio di sottofondo, poi la voce di Coleman tornò: « Scusa, è arrivato il Procuratore. Devo chiudere…!».

            « Ciao…» riuscì a malapena a salutare Rally, prima che la comunicazione fosse chiusa.