Randall Manor
Marquette, Michigan
Domenica 22 Luglio 2001 / Ore 01 :05

Accadde.
Gli uomini di Burckhardt si erano mossi da Green Bay alle sette del pomeriggio, ed erano arrivati lì verso le dieci di sera, a sole già calato; avevano mimetizzato il loro mezzo nella vegetazione, in un punto fuori dall’area di controllo dei sensori collegati con Randall Manor, ma adiacente al sentiero sterrato che avrebbero dovuto percorrere per arrivare al cancello principale e quindi alla tenuta. Rimasero in posizione, come i militari che erano stati prima di darsi al crimine, fino all’una di notte, controllandosi periodicamente via radio ogni quarto d’ora. Quindi, passarono all’azione. Sbucarono fuori dalle alte siepi che costeggiavano il vialetto sterrato d’ingresso, facendo scattare i sensori in quella zona; non si fecero male: tutti quanti indossavano guanti e stivali da lavoro, tute da meccanico nere, passamontagna di lana ed avevano visori notturni Night-Owl NOCX-3; l’unico che faceva eccezione era Burckhardt, che indossava un pesantissimo costume mimetico Ghillie da cecchino fatto in tela cerata, che lo rendeva invisibile ai sensori di calore e radar. Una volta arrivati al cancello principale, a passo sostenuto ed in formazione di copertura, il compito fu affidato all’uomo che aveva nome in codice Mi: e Mi lo aprì in quindici secondi, usando una speciale apparecchiatura per creare un contatto nella centralina di controllo incassata nel muro di cinta; il cancello si aprì automaticamente e rimase spalancato, facendo scattare però altri allarmi. Gli uomini entrarono nella tenuta, spargendosi a ventaglio nella vegetazione, e facendo scattare ancora altri allarmi.

« Tendi a chiudere gli occhi, quando vieni!» fece notare Rally ad un Kyle in estasi, abbracciato al suo corpo nudo. E lui annuì:
« Si, lo so, mi succede anche quando… faccio da solo».
« Sei felice, Kyle?».
« Si. Ti amo, Rally!».
Si baciarono ancora, con passione, e si sarebbero rimessi subito a fare l’amore… se la porta della camera di Kyle non si fosse aperta di scatto.
Era il Marshal Daniel Trevaine. Vestito di tutto punto, imbracciava la carabina M17-S, a cui ora era fissato sull’autotrasportatore qualcosa delle dimensioni di una bottiglia di Coca-Cola da due litri. Si avvicinò alla finestra e guardò fuori, quindi disse:
« In piedi, gente. Sono vicini!».
« Chi?» chiese Kyle.
« Almeno una decina di persone, secondo i rilevatori ad infrarossi. Ma potrebbero essere anche di più. Le telecamere nascoste sugli alberi vedono gente in tenute nere ed armati fino ai denti».
« Maledizione…» Rally si alzò di scatto e mise addosso la camicia da notte « Io vado giù, Kyle…».
« Ti raggiungo subito!» rispose Kyle.
Si alzò di colpo, si rivestì in tutta fretta e si accertò di avere in tasca la piccola DUO che gli aveva dato Rally. Quindi scese al secondo piano… ma non entrò in camera di Rally: bensì in quella di Minnie May. La porta era spalancata e lei non c’era; probabilmente era stata la prima ad essere avvertita. Be’ tanto meglio: sul comodino c’erano la Grendel P10 e i suoi caricatori di scorta; caricò l’arma e se la infilò alla cintura, mise in tasca i caricatori di riserva ed uscì da quella stanza in tutta fretta. Incontrò Rally sulle scale, e la guardò fissa negli occhi. Lei gli parlò:
« Kyle… ti amo. Non lascerò che ti uccidano».
« Nemmeno io» rispose Kyle.
Assieme scesero al piano terra, precisamente alla sala da pranzo che dava sul cortile posteriore. Kyle notò immediatamente che la rastrelliera dei fucili, e così anche la piccola cassaforte di fianco ad essa, erano aperte. In piedi in mezzo alla stanza c’era Burton Mathers, e posato sul tavolo la sua carabina automatica Bushmaster Patrolman. Anche quello era stato minuto dell’enorme oggetto sull’autotrasportatore, ed ora Kyle poteva riconoscerlo: era un mirino di precisione a dieci ingrandimenti Starlight per il cecchinaggio notturno, che usa la luce della luna e delle stelle per individuare i bersagli, e quindi, non proiettando né riflettendo alcun tipo di luce visibile o infrarossa, non può essere rilevato dal nemico. Mathers li accolse con un sonoro:
« Le vacanze sono finite, signori, i cattivi sono vicini!»,
e Rally rispose, controllando la sua CZ75:
« Siamo già stati informati, grazie!».
Alle loro spalle, un rumore di passi. Era Minnie May che veniva giù. Impugnava la sua Detonics Pocket-Nine, e la prima cosa che disse fu:
« Rally… è sparita la mia…».
Kyle si voltò e toccò con due dita il calcio della pistola che gli sporgeva dalla cintura dei pantaloni:
« Dici questa? Non ti preoccupare, è in buone mani».
« Ehi, ridammela!».
« Non ci penso nemmeno. Sono in pista e devo ballare, e stavolta ballerò!».
« No, Kyle…» Rally fece un passo avanti, parlando con un tono di voce più o meno piagnucoloso, quello tipico di un’amante preoccupata « Non devi farlo… quelli cercano te… devi nasconderti…».
« E invece combatterò! Per non perdere quello che ho riacquistato, Rally! Per non perdere te! Credi che si faranno scrupoli? Sai chi li comanda? C’è anche Burckhardt, lì fuori!».
Un attimo di silenzio. Rally e Kyle si fissarono. Lui scosse la testa:
« Te l’ho già detto, Rally: preferisco doverla usare per proteggere te, piuttosto che doverla usare perché tu sarai già morta!».
Quindi guardò i Marshals, che stavano armeggiando con i loro automatici, e propose:
« Diamo alle signorine delle armi vere, ci state?».
« Accomodati!» rispose Trevaine, e Kyle si avvicinò alla rastrelliera.
C’erano rimasti due carabine Bushmaster Patrolman e un fucile semiautomatico Bushmaster M17-S munito di mirino di precisione. Come prima cosa prese una carabina Patrolman e lo caricò, e sa lo mise in spalla, tenendo per se anche un caricatore di riserva. Quindi consegnò l’altra carabina alla sua amata Rally, con decisione, e lei lo guardò a lungo negli occhi, mentre lo prendeva. Quindi fece cenno a Minnie May di avvicinarsi, e le porse lo MA7-S semiautomatico, dicendo ad alta voce:
« Credo di avere le idee abbastanza chiare. Potrei architettare un piano, se sapessi…».
« Che cosa?» esclamò Mathers, sprezzante « Un piano? Tu pensa a premere quel pulsante, ragazzo!».
« Che…» Kyle si girò e vide che, di fianco alla rastrelliera, c’era un pulsante rosso incassato nel muro.
« È il pulsante delle emergenze» spiegò Trevaine « Una SWAT sarà qui prima possibile!».
« E sarà comunque troppo tardi!» rispose Kyle, premendo comunque il pulsante con decisione.
Quello cominciò a lampeggiare.
« Tra un po’ riceveremo una telefonata di conferma!» aggiunse Trevaine.
Kyle annuì, e guardò dentro alla cassaforte a muro che stava di fianco alla rastrelliera. Ed esclamò:
« Che mi venga…!».
« Che c’è?». Rally si girò di scatto.
« Def-Tec SFG e HA943» spiegò Kyle, con voce enfatica « Qui ci sono delle granate a frammentazione. Mucchi e mucchi di granate a frammentazione e fumogeni color arancione… e anche bengala e radio tattiche Midland!».
« Lasciale perdere! Non ci serviranno, ragazzo!» esclamò Mathers.
« E invece saranno la nostra arma decisiva!» rispose Kyle, girandosi di scatto.
Il telefono squillò. Kyle scattò, ma Mathers, che era più vicino, sollevò la cornetta con impulso.
« Mathers!» rispose, nervosamente.
La voce di Mark Kincaid arrivò distorta dall’audio delle linee d’emergenza del Governo Federale:
« Siete sotto attacco, Mathers?».
« Affermativo, Kincaid, codice Magenta. I sistemi rilevano dieci persone, o forse più. Armi automatiche».
« Ricevuto. Vedremo di essere lì in quindici minuti…».
Kyle scattò. Strappò di mano la cornetta a Mathers ed esclamò:
« Marshal Kincaid? Sono Kyle McKnight!».
Un attimo di silenzio; Kincaid sospirò:
« Stai calmo, ragazzo, andrà tutto bene…».
« Calmo un cazzo! Mi stia a sentire, Kincaid: il contatto tra il “Consorzio” e mio padre era Thomas Elkins, il Sottosegretario alla Difesa. È lui, ne ho le prove, quindi lo faccia rinchiudere!».
« Lo sappiamo, ragazzo. Elkins è morto questo pomeriggio, ha resistito all’arresto».
Kyle sbuffò, e la voce di Kincaid tornò più rassicurante:
« Andrà tutto bene, ragazzo. Possiamo essere lì con una SWAT in un quarto d’ora, siamo già pronti a prendere il volo, ma nel frattempo… tu cerca di non correre rischi».
La comunicazione si interruppe. Kyle attaccò la cornetta e mormorò:
« Oh, Gesù Cristo…».
Rally lo guardò con aria tesa. Kyle alzò la testa:
« Elkins è morto. Qualcuno deve averlo venduto… e questo significa che ormai quei bastardi non hanno più niente da perdere».
Con calma, si avvicinò ancora alla cassaforte a muro vicino alla rastrelliera, e disse:
« Allora, volete ascoltare il mio piano?».
Nessuno rispose, mentre lui prendeva tutte le bombe, i fumogeni e i bengala che si trovavano in quella cassaforte, da cui i Marshals avevano preso anche i mirini Starlight; prese anche cinque radio tattiche Midland, portò il tutto al tavolo, lo posò ordinatamente sul piano ed alzò la testa:
« Allora?».
« Sentiamolo!» rispose Mathers, scuotendo piano la testa.
Kyle annuì, fece il giro del tavolo e prese il blocchetto di fogli bianchi e la penna che stavano vicini al telefono. Li posò sul tavolo e in pochi secondi fece uno schizzo approssimativo della casa, includendovi anche il vialetto d’ingresso. Spiegò:
« Loro stanno arrivando frontalmente. È una strategia di Burckhardt, che ci permetterà di difenderci come si deve: ci attaccheranno dall’entrata anteriore e dal garage, non cercheranno di circondare né di aggirare la casa».
« E come fai ad esserne sicuro?» sbottò Mathers.
« Perché lo so!» Kyle rispose a tono « Conosco quel figlio di puttana! Ho capito come agisce da quando ha cercato di uccidermi appena fuori casa, e ha ricevuto lo stesso addestramento di qualsiasi soldato americano!».
Mathers non replicò. Kyle tirò un respiro profondo e spiegò:
« Si comporterà nel peggiore, più disonorevole modo in cui un comandante possa comportarsi: manderà al macello i suoi uomini, così da avere campo libero. Ci farà credere di essere al sicuro per farci uscire allo scoperto e ci fulminerà da lontano con un fucile da cecchino… perché nel caso voi non l’abbiate ancora capito, lui è lì fuori con un’arma semiautomatica munita di mirino di precisione, e ha addosso un poncho mimetico Ghillie in tela cerata che lo rende invisibile ai rilevatori di calore!».
I due Marshals abbozzarono espressioni di stupore: com’era possibile che quel ragazzo non ancora diciottenne fosse così esperto di tattica militare? Come aveva potuto il padre integrarlo nel mondo dell’esercito fin da quando era bambino?
« Ora, il mio piano è questo» continuò Kyle, dopo aver fatto una veloce conta delle granate, dei fumogeni e dei bengala « Prendiamo le granate a frammentazione e le usiamo per sigillare le porte: attaccate al legno con dello scotch, la spoletta fissata allo stipite con una chewing-gum masticata, in modo che se qualcuno provasse ad aprire dall’esterno, la farebbe saltare. Poi ce ne restano sufficienti per tenerne… due a testa… si, a testa due granate, tre fumogeni e quattro bengala. Siamo ben forniti. Per essere meno visibili, spegneremo tutte le luci all’interno della casa e lasceremo illuminato solo l’esterno, e prenderemo posizione, facciamo… io controllerò la stanza di fianco all’ingresso, Rally il garage e voi due il corridoio d’entrata; uno di voi resterà comunque qui per evitare che venga loro davvero l’idea di accerchiarci, e tanto per essere sicuri mineremo anche la porta sul retro.. Minnie May, con lo Emme Diciassette, farà da cecchina: coprirà la zona dalla finestra della camera da letto all’ultimo piano!».
Parlò Rally, con voce tesa:
« Prenderò io la stanza vicino all’entrata, Kyle; è troppo pericolosa per te».
« Rally…» la supplicò lui.
Rally lo fissò negli occhi, decisa ed incrollabile, e infine Kyle dovette cedere:
« E va bene. Comunque sia, comunicheremo con le radio, una ciascuno. Quando avremo respinto l’attacco, e lo respingeremo, resterà la questione della fuga».
« In che senso?» chiese Trevaine.
Kyle appoggiò un dito sul foglio dove aveva scarabocchiato la pianta della casa:
« Nel senso che non sappiamo dove si posizionerà Burckhardt. Vedete, lui sa di essere prevedibile… e farà esattamente il contrario di quello che lui sa che noi penseremmo. Si posizionerà sul retro della casa o di fronte, secondo voi?».
« Ho capito!» Rally sgranò gli occhi « Secondo lui, noi dovremmo spaventarci per l’attacco frontale e scappare dal retro, anziché respingerlo, e lui dovrebbe aspettarci lì, a rigor di logica, invece…».
« Invece lui sa che respingeremo l’attacco, e che usciremo allo scoperto dalla porta anteriore. Ed è li che ci aspetta, su uno degli alberi che costeggiano il viale d’ingresso. Una posizione ottima, perché non abbiamo barche per andarcene attraverso il lago, e non possiamo allontanarci attraverso la prateria sperando di arrivare alla recinzione perché tanto saremmo visibili, facili bersagli. L’unica via per andarcene da qui è il vialetto d’ingresso, e lui è li che ci aspetterà!».
« E allora che si fa?» gemette May.
« Semplice» Kyle abbozzò un sorrisetto « Lo si distrae: si levano i freni alla Mustang e la si fa uscire dal garage, vuota. Il suo tiro dovrebbe concentrarsi su quella, mentre noi all’improvviso veniamo fuori e ce la filiamo col Voyager blindato! Anche se si rendesse conto della situazione, non avrà immediatamente disponibili armi col volume di fuoco tipo quelle che ha usato fuori da casa mia… quindi non riuscirà a forarne le blindature. E se saremo fortunati, ci seguirà per qualche metro fino ad incappare nella SWAT dei Marshals, che gli farà la pelle!».
Calò il silenzio. Tutti lo guardarono, e Kyle si strinse nelle spalle:
« Allora?».
« Io ci sto!» rispose Rally.
« Io pure!» fece eco Trevaine.
« Allora anch’io!» aggiunse Minnie May, dopo un istante di esitazione.
« Mathers?» chiese Kyle.
Il Marshal più anziano lo guardò negli occhi, quindi annuì:
« Male che vada… d’accordo!».
« Perfetto. May, posso parlarti un istante, prima che tu vada su?».
May si avvicinò a Kyle e lui le disse, a voce alta perché lo sentissero tutti:
« Se ho capito bene sono organizzati come un plotone d’assalto: il che significa che potrebbero anche esserci delle armi da reparto, come mitragliatrici leggere o lanciarazzi, che dovranno coprire la zona, e non appena tu inizierai a sbarrar loro la strada col fuoco mirato, cercheranno la tua posizione. Ma tu potrai confondergli le idee con questi!».
Prese ben quattro fumogeni arancioni, privandosi di due dei suoi, e glieli porse:
« Sono granate fumogene Def-Tec HA943 a fumo arancione, di dotazione all’esercito per azioni diversive, ma anche per segnalazioni...».
« Conosco gli esplosivi!».
« Ma questi sono un po’ diversi dalle granate May Special. Hanno lo stesso funzionamento delle comuni bombe a mano: via la spoletta, salta la leva di sicurezza e detonano, solo questi richiedono una particolare cautela. Somigliano più a dei Flashbangs: hanno un tempo di innesco di un secondo e mezzo, ed in più sprigionano un fumo acre e molto denso, un composto di reazione di varie schifezze chimiche che è meglio se non ti elenco. Il fumo satura completamente un’area di quaranta metri quadrati in dieci secondi, e quella camera da letto è molto più piccola, quindi tieni stretta la leva di sicurezza finché non lo lanci, o morirai soffocata. Chiaro?».
May annuì, prese i fumogeni e due granate a frammentazione e vari bengala e se li agganciò alla cintura. Poi prese i caricatori già pronti per lo M17-S ed una scatola di munizioni, più una radio Midland, e corse verso la scala; mentre stava per salire, Kyle la chiamò ancora, e quando lei si girò, lui parlò di nuovo perché lo sentissero tutti:
« Avrai abbastanza luce per fare il tuo lavoro, perché lasceremo accese le luci del portico, ma se dovessi avere problemi di visuale usa i bengala per illuminare la zona; ricordati, apriremo il fuoco solo quando le porte saranno saltate. Non usare assolutamente quel binocolo Bushnell che avete portato da Chicago, perché il telemetro proietta un raggio laser a bassa intensità… se loro riescono a muoversi così in fretta lì fuori significa che hanno dei visori all’infrarosso, e lo vedranno. Cerchiamo di non farci individuare finché non saranno iniziati i fuochi».
Minnie May annuì, ed ancora Kyle fece una precisazione:
« Ci controlleremo periodicamente via radio. Facciamo… ogni volta che avremo respinto un’ondata, perché attaccheranno ad ondate, con qualche secondo di pausa tra l’una e l’altra. Inizierò io i controlli. Ok, May, puoi prendere posizione».
Minnie May salì le scale, e Kyle annuì:
« Mettiamoci al lavoro».
I Marshals si divisero; Trevaine andò a rendere sicura la serranda d’ingresso del garage, ed altrettanto fece Mathers, per sicurezza, con la porta a vetri dell’ingresso posteriore. Kyle, invece, fu aiutato da Rally a fissare una bomba a mano alla porta anteriore, e quando ebbero finito si guardarono negli occhi. Kyle mormorò:
« Andrà bene, Rally. Se ho capito le sue intenzioni, nessuno di noi dovrebbe rimanerci secco, a meno che... comunque sia, tieni queste in più».
Le porse due delle granate SFG che gli erano rimaste, ma lei le respinse dolcemente con una mano:
« Potrebbero servire a te».
« Ma non l’hai capito, Rally? Se tu morirai, a me non importerà più un cazzo di niente di rimanere vivo!».
Si guardarono ancora negli occhi, quindi si abbracciarono. Kyle piagnucolò:
« Oddio, Oddio, Rally… ti amo…».
« Lo so, Kyle, lo so. E credimi, anch’io ti amo così tanto…».
Dovettero staccarsi, forzatamente. Kyle ricacciò indietro le lacrime, e Rally entrò nella prima stanza della casa, uno studiolo che aveva la porta proprio appena entrati ed una finestra immediatamente sulla destra della porta d’ingresso; era quella da cui Mathers li aveva tenuti sotto tiro con lo Springfield quando erano arrivati, quattro giorni prima. Kyle invece continuò, passò il corridoio, ch’era lungo cinque o sei metri ed era largo almeno tre, e lasciò il passo a Trevaine che, in fondo a quel corridoio, stava ammassando tutti i mobili che riusciva a trasportare per erigere una barricata. Una volta nel salotto, Kyle prese la prima porta che trovò alla sua sinistra. E fu nel buio ambiente del garage, maleodorante di stantio. Chiuse la porta alle sue spalle, e dovette aspettare per un istante che i suoi occhi si abituassero all’oscurità, quindi vide tutto: la serranda blindata chiusa, le mensole, il mobile con gli scaffali, e la Mustang e il Voyager parcheggiati uno di fronte all’altro, col muso rivolto in avanti. Non era esattamente una posizione che dava molta protezione; Kyle si acquattò dietro il Voyager blindato e armò l’otturatore della carabina Bushmaster Patrolman, quindi afferrò la radio e premette il pulsante di comunicazione:
« Kyle, confermare a turno con pronti!».
« Rally, pronta!» gracchiò la radio.
« May, pronta!» dopo un istante.
« Mathers e Trevaine pronti!» ancora un’ultima volta.
« Perfetto. Via le luci e Stand-By!».
Kyle riagganciò alla cintura la radio Midland ed imbracciò la carabina. Nel giro di un istante, anche l’ultima lingua di luce che penetrava nel garage da sotto la porta scomparve. Kyle sospirò ed attese.

In posizione al limitare del bosco che costeggiava il vialetto d’accesso, gli uomini di Burckhardt dovettero aspettare che il loro comandante salisse sull’albero per prendere posizione; e salì su una bella quercia, piuttosto bassa perché arrivava solo all’altezza del secondo piano della casa ma che aveva abbastanza foglie da non rivelare nella sua intricata matassa di verde il costume Ghillie. Quindi, le loro radio gracchiarono:
« Qui Alfa, AZIONE!».
Gli uomini si mossero, mentre Burckhardt scrutava senza successo la zona attraverso il mirino di precisione Optalens del suo fucile XM25. Dopo un istante, parlò ancora:
« Lambda e Mi, fermatevi di fianco alla serranda del garage, a distanza di sicurezza. Kappa, la serranda del garage è blindata, al mio via apri loro la strada!».
Due “Ricevuto” echeggiarono nelle orecchie di Burckhardt attraverso l’auricolare della radio Motorola, e l’assassino tedesco disse ancora:
« Confermare quando In Posizione».
Dopo un istante, iniziò la cantilena:
« Lambda e Mi, in posizione»;
« Kappa, in posizione»;
« Iota, in posizione»;
« Delta ed Epsilon, in posizione»;
« Beta, Gamma e Zeta, in posizione»;
« Theta ed Eta, in posizione».
Burckhardt finì la cantilena:
« Alfa in posizione. Eseguire!».
Sotto i suoi occhi, Lambda e Mi si disposero a qualche metro dalla serranda blindata del garage, tenendosi inchinati, e rasenti al muro. A tre metri dalla stessa serranda blindata, si inchinò Kappa pronto a sparare col lanciagranate integrato sotto la canna del suo fucile K1A1. Nello stesso momento, Eta e Theta si portarono ai lati della porta principale d’ingresso. Nello stesso istante in cui Kappa premette il grilletto del lanciagranate, Delta ed Epsilon scattarono in avanti, ed uno di loro dette un calcio alla porta. Ci furono due detonazioni.

« AZIONE!» urlò Kyle alla radio Midland.
Si lanciò in avanti e sparò tre colpi, uno dopo l’altro, col selettore del tiro della carabina su Colpo Singolo, sempre sfruttando l’istante di mancanza di mira per via del rinculo per rimettere il colpo in canna. L’uomo di fronte a lui, armato di fucile munito di tubo lanciagranate integrato sotto la canna, si spostò di lato per ricaricare e fu mancato clamorosamente dalle veloci fucilate. Kyle si lanciò dietro il Voyager a cercare riparo.

Quando la porta saltò in aria, Trevaine aprì il fuoco, indirizzando una lunga raffica da cinque colpi verso l’esterno; mossa inutile: gli uomini Eta e Theta erano già morti, uno colpito in pieno dall’esplosione e sbalzato all’indietro, l’altro crivellato dalle schegge. Alle spalle gli si avvicinò Mathers, a coprirlo, rimanendo in piedi con la carabina Bushmaster Patrolman puntata mentre Trevaine restava in ginocchio dietro l’improvvisata barricata di mobili di legno e materiali moderni.
In quello stesso istante, nella stanza di fianco alla porta, Rally, che era rimasta accovacciata fino ad allora sotto la finestra, si alzò ed esplose una breve raffica da tre colpi contro la vegetazione. Colpì in pieno petto Zeta, che fu sbalzato contro il tronco dell’albero sul quale era nascosto Burckhardt; Rally spostò il selettore del tiro della carabina su Fuoco Semiautomatico e sparò un colpo solo, mirando alla testa, ché gli diede il colpo di grazia.
Oh, mio Dio, l’ho ucciso…
Non ebbe tempo di pensare che solo un paio di volte nella sua carriera di cacciatrice di taglie, e con gravi rimorsi, aveva dovuto macchiarsi di omicidi; Eigerman-Beta e Gamma aprirono il fuoco in automatico con i loro K1A1 nella sua direzione, costringendola a sdraiarsi di nuovo a terra. In quel momento, sperò soltanto che la casa fosse stata costruita in blocchetti di calcestruzzo e non in mattoni: questi ultimi non avrebbero resistito ai proiettili calibro 5’56x45mm-NATO, uguali a quelli che stava sparando lei, proiettili militari, blindati, perforanti, e se i due uomini che le stavano sparando addosso avessero abbassato il tiro, avrebbero bucato il muro come un gruviera e l’avrebbero colpita alla schiena.
Oh, Gesù, KYLE? CHE COSA TI STA SUCCEDENDO?
In quel momento, la sua radio Midland gracchiò con la voce di Kyle:
« State in campana, gente, quelli hanno dei lanciagranate, ed hanno tutta l’intenzione di usarli!».
Lei afferrò velocemente la radio Midland e rispose:
« Kyle! Kyle, non ti stanno sparando contro delle granate, vero?».
« No, Rally. L’hanno già fatto!».
Rally posò la radio, con calma. Il suo amato Kyle stava rischiando di farsi del male.
« May!» gracchiò la radio, ancora con la voce di Kyle « May! Mi serve copertura! ADESSO!».

« Ricevuto, generale!» mormorò Minnie May, senza parlare alla radio.
Sganciò dalla cintura una granata a frammentazione SFG, ne tolse la sicura e la lanciò dalla finestra. Un urlo arrivò dall’esterno della casa:
« GRANATA!».
La bomba a mano esplose, ma nessuno all’esterno urlò. Doveva aver mancato il bersaglio. Minnie May si lanciò verso sinistra, si sporse dalla finestra e sparò due colpi. Distinse appena due sagome di uomini armati che si muovevano verso la casa, ma i proiettili dello M17-S impattarono a terra, a pochi centimetri da loro; e i due si inginocchiarono, con le armi alzate, in formazione di copertura. Minnie May tornò al coperto.

« Iota?» chiamò Burckhardt alla radio « Iota, ci sei?».
« Qui è Iota, passo!» rispose la radio Motorola, con un gracchio.
« C’è un cecchino alla finestra del terzo piano. Levamelo dalle scatole. Delta, Epsilon, irrompete. Adesso!».
Burckhardt si limitava a guardare la scena col suo mirino Optalens, protetto da Beta e Gamma il cui compito era quello di fare in modo che la sua posizione non venisse individuata. Non avrebbe sparato, se non fosse stato individuato e minacciato: tanto, aveva già individuato la postazione di Rally Vincent. No, perché togliersi il divertimento di colpirli dopo, quando pensavano che tutto fosse ormai finito? Parlò ancora alla radio:
« Kappa, ripulisci quel garage e fai entrare Lambda e Mi!».

Gli uomini a cui erano stati assegnati i nomi in codice “Delta” ed “Epsilon” si mossero a passo spedito verso la casa, con le loro armi puntate e pronte al fuoco, uno di fianco all’altro. Arrivati all’ingresso, si acquattarono contro il muro, uno per ogni lato della porta sfondata. Respirarono a fondo, quindi Delta fece un cenno con la testa ad Epsilon, e quello si sporse in avanti per guardare all’interno. Scosse la testa: tutto libero. Delta annuì, ed entrambi entrarono con un balzo, ancora una volta uno di fianco all’altro, con le carabine coreane K1A1 spianate. Niente.
Di fronte a loro, un corridoio vuoto con un’improvvisata barricata in fondo. E, alla loro sinistra, una porta chiusa. Delta la indicò con un cenno del capo, e i due si acquattarono ai lati di essa. Silenzio per qualche istante. Nessun movimento.
Delta fece un cenno con la testa ad Epsilon, che abbatté la porta con un calcio ed entrò… e ne uscì immediatamente, sbalzato contro il muro dall’altra parte del corridoio da una raffica d’arma automatica. Delta rimase a guardarlo, mentre cercava disperatamente di rimanere attaccato alla vita. Poi un’altra breve raffica lo incollò definitivamente al muro, ed Epsilon si accasciò a terra seduto, lasciando una lunga traccia rossa sul muro.
« Bastardo!» ringhiò Delta, facendo un passo avanti per entrare.
In fondo al corridoio, Mathers e Trevaine, che erano coricati per terra, si alzarono assieme e spararono, Mathers una raffica da cinque colpi in fuoco automatico e Trevaine tre fucilate singole in rapidissima successione. Il corpo di Delta fu scaraventato fuori dalla casa dalla forza d’urto degli otto proiettili perforanti calibro 5’56-NATO.

Minnie May strinse la presa attorno allo M17-S, rimanendo ferma però acquattata contro il muro, incapace di fare altro che di ascoltare i rumori della battaglia che si svolgeva all’esterno. Non che avesse paura: era una strana sensazione. La sensazione che può provare soltanto chi viene svegliato di soprassalto all’una di notte per partecipare ad uno scontro a fuoco.
Che cosa sta succedendo, in nome di Dio?
La svegliò il rumore cadenzato dello sparo della mitragliatrice leggera K3. Vide le suppellettili sulle mensole andare in frantumi, e in un istante capì. Si gettò a terra, giusto in tempo: la lunga raffica di mitragliatrice calibro 5’56mm-NATO passò trasversalmente, attraverso la finestra, e poi bucò il muro. Minnie May guardò la parete dove era acquattata lei fino ad un istante prima, e comprese che sarebbe potuta essere tagliata in due.
Bastardi…
Confondergli le idee. Questo aveva detto Kyle. Minnie May non ci pensò su più di tanto: prese un fumogeno dalla cintura, levò la sicura e lo lanciò subito fuori dalla finestra. Aspettò giusto il tempo di sentire il Pffff! del fumo che veniva esalato, prima di alzarsi, sporgere dalla finestra e sparare quattro colpi in rapida successione. I proiettili dall’esterno non vennero più, e quando una folata di vento diradò il fumo arancione, Minnie May vide il suo bersaglio steso pancia in giù, con la testa esplosa e tre fori d’uscita nella schiena.
L’ho ucciso. Sono un’assassina.
La sua non era costernazione: era più che altro rassegnazione. Si acquattò di nuovo contro il muro, stavolta ginocchioni, e lanciò fuori una granata a frammentazione innescata, seguita da un altro fumogeno. Tanto per evitare che quelli di fuori potessero inquadrare bene i loro bersagli.

Kyle sporse la testa solo per un attimo, e vide che l’aficionado del lanciagranate era tornato. Aveva la sua arma sottobraccio, ed armeggiava con una voluminosa bisaccia che aveva appesa al petto. Kyle sapeva che cosa quell’uomo stava per fare; quello che non sapeva era se lui era pronto veramente a fare ciò che doveva, per la sua famiglia, per tutte quelle persone che erano morte nel frattempo e per Rally. Strinse la presa attorno alla carabina Patrolman, e si sporse ancora un po’. L’uomo aveva preso una granata da Quaranta Millimetri e la stava inserendo nel tubo lanciagranate aperto montato sotto la canna del suo fucile. L’intera operazione non gli prese più di dieci secondi. Quindi, fece un passo avanti ed alzò la sua arma, chiudendo un occhio per prendere la mira contro il Voyager blindato.
« RAAAAAAHHHH!».
Kyle saltò fuori da dietro il Voyager e tirò il grilletto, poi ancora, e ancora, e ancora, finché le orecchie non presero a fischiargli. Con sua grande soddisfazione, mentre tornava a nascondersi dietro il Voyager blindato, sentì l’uomo urlare.
Colpito al petto da tutte le fucilate di Kyle, Kappa rinculò all’indietro. Ormai morto, in una contrazione muscolare tirò il grilletto del lanciagranate, ma l’arma era ormai fuori tiro, e la granata da Quaranta Millimetri partì verso la prateria alla sinistra della casa. Impattò quasi un chilometro più avanti, nel campo secco in cui Kyle e Rally avevano fatto tiro a segno due giorni prima. Distrusse tre spaventosi spaventapasseri. Ma la Natura non ne fu minimamente toccata.
Kyle guardò il suo fucile, ancora carico ed efficientissimo. Aveva ancora un caricatore da trenta colpi inserito e solo parzialmente consumato, e un altro caricatore da trenta colpi, e le munizioni gli sarebbero rimaste a lungo se, come gli era stato insegnato, avesse sparato colpi singoli o raffiche brevi da tre colpi prendendo accuratamente la mira, senza cazzeggiare e senza andare Trigger Happy…
Il rumore dell’otturatore di una mitraglietta che veniva armato risuonò nelle sue orecchie come un Time Out. Kyle sbuffò, quando la voce maschile, molto vicina, disse:
« Getta il fucile, ragazzo, e tutte le munizioni che hai!».
Sbuffando ancora, Kyle lanciò la carabina Patrolman oltre il Voyager, e poi il caricatore di riserva. Ma rimase fermo dietro il Voyager, seduto immobile.
« Tutto qui?» rise un’altra voce maschile « Credevo che sarebbe stato più divertente!».
« Tienimi questa, finisco ‘sta storia e torno» di nuovo l’altra voce maschile, ringhiosa « Non ti muovere! Non muoverti, capito?».
Kyle si schiarì la gola e si preparò a parlare con voce piagnucolosa; anche lui, come tutti gli adolescenti, sapeva quando far finta di essere spaventato. Mentre supplicava, estrasse dalla cintura la Grendel P10 e la preparò, stretta nella mano destra, premuta contro la gamba destra perché chi gli arrivasse da sinistra, in piedi rispetto a lui, non potesse vederla:
« Non mi uccida, signore… la prego, NON LO DIRÒ A NESSUNO… LO GIURO…».
I passi dell’uomo di avvicinavano. Kyle lo sentiva ghignare. Che schifo.
Mi sbucò alla sua destra, proprio come aveva previsto, e Kyle girò soltanto la testa per guardarlo, fingendo un’espressione spaventata. Aveva un passamontagna ed un visore notturno, non poteva vederlo in faccia, né gliene fregava granché. Quel che importava e che non pareva avere armi: quando aveva detto “Tienimi questa” a quello che stava con lui, gli aveva dato probabilmente la sua arma lunga, pensando di poterla fare più lunga e soddisfacente uccidendolo con una pistola o un pugnale. Povero stronzo.
« Aspetta un po’, ragazzo…!» ghignò Mi, infilando una mano nella grossa tasca sulla pancia della tuta nera « Aspetta, che ho qui un regalino per te!».
L’espressione di Kyle mutò d’improvviso, da paura ad aggressività crudele, quando strinse i denti.
« Anch’io!» ghignò.
Alzò la mano destra, in cui stingeva la Grendel P10. Gliela puntò a bruciapelo sotto il mento e tirò il grilletto una volta sola; il cervello di Mi esplose da dietro la testa mentre il corpo cadde pancia in su.
Kyle si alzò in un istante, afferrò la pistola con entrambe le mani e si eresse in piedi tra la Mustang di Rally e il Voyager blindato, quando sentì la voce dell’altro uomo:
« Che cosa…».
L’altro uomo, anche lui bardato in tuta nera e passamontagna, stringeva le due carabine K1A1 non come se avesse dovuto combattere, ma proprio come se le stesse reggendo un istante a qualcuno. Quindi si ritrovò impreparato a rispondere, quando vide Kyle. Ma il ragazzo lo fissò per un istante nell’unico occhio che si vedeva prima di piantargli un proiettile proprio nell’altro, quello nascosto dal visore notturno monoculare. Ed anche Lambda cadde all’indietro.
Kyle rinfilò immediatamente la Grendel P10 alla cintura e si avventò come uno sciacallo a perquisire i due corpi. Trovò due radio Motorola, che spense e gettò in un angolo, due pistole Daewoo DP51 da Nove Millimetri e due affidabili fucili compatti Daewoo K1A1, come quelli usati dalle Forze Speciali Sud-Coreane, basati sulla meccanica AR15-M16. Sperimentata ed affidabile.
Gli uomini non avevano addosso caricatori di riserva per le pistole, ma le carabine portavano caricatori STANAG da trenta, e ciascuno di questi due bastardi aveva un caricatore di riserva, uno e basta. Così recuperò la sua carabina Bushmaster Patrolman, il suo caricatore di riserva e tutti i caricatori che quelli avevano addosso; quindi scaricò entrambe le loro pistole DP51 e reinserì nel caricatore della Grendel P10 i due proiettili che aveva già sparato, prima di mettersi i restanti nel taschino della camicia. Metodico e freddo. Kyle si stupiva da solo di questo suo lato, appena scoperto.
Fece tutto in un minuto e mezzo, ma in quel minuto parve non succedere nulla; sospensione. Tempo di Briefing. Prese la radio tattica Midland, premette il pulsante di comunicazione e parlò:
« Qui Kyle, conteggio: quanti a terra?».
Nessuna risposta. Kyle prese un lungo respiro, nell’attesa, tenendo la radio Midland nella mano sinistra e la carabina Bushmaster Patrolman in quella destra; quindi ripeté:
« Qui McKnight, quanti a terra?».
Arrivò per prima la voce della sua amata Rally, affannata e forse anche sconcertata:
« Rally, due a terra».
« Mathers e Trevaine, tre a terra» si aggiunse, dopo qualche istante, la voce di Daniel Trevaine
« May, uno a terra». May fu l’ultima a fare rapporto.
Ancora Kyle:
« Nessun ferito? Confermare!».
« Rally, negativo. Stai esagerando con questo linguaggio militare, Kyle!».
« Lo so, Rally, ma quelli hanno addosso delle radio tattiche Motorola e potrebbero intercettare le nostre conversazioni. Comunque… McKnight, tre a terra. Meno nove, ne restano almeno altri tre. Restate in campana, gente, se questo fosse un film o un fumetto d’azione ora sarebbe il nostro turno di pagare pegno!».

Non l’avesse mai detto…
Hans Burckhardt osservò ancora la zona attraverso il mirino di precisione del suo XM25.
Come prevedeva: erano tutti a terra. La gente lì dentro ci sapeva fare.
Ne restavano due, però: Eigerman-Beta e Gamma, che rimanevano accucciati nella vegetazione con le carabine K1A1 muniti di lanciagranate.
Ancora una veloce occhiata con il mirino di precisione. Nessun movimento. I suoi erano tutti a terra, e i bersagli arroccati dentro casa. La mossa geniale era stata proprio quella di avvertirli, pianificando un attacco frontale in modo da far scattare quanti più allarmi possibili. Finora stava andando tutto come previsto. Era tempo di dare una svegliata ai suoi bersagli… eliminando ad esempio i due Marshals.
« Gamma!» chiamò alla radio « Gamma mi senti? Cambio!».
La sua Motorola gracchiò in risposta dopo appena un secondo, come affannata:
« Gamma, affermativo… siamo stati respinti, Alfa. Propongo di rinunciare e ritirarci!».
« Neanche per sogno. Beta, copri Gamma, e Gamma, avanza e spara una granata dentro quel corridoio. Ci apriamo la strada! Chiudo!».
Ci fu un istante di silenzio, durante il quale Eigerman-Beta e Gamma si guardarono negli occhi con aria perplessa, quindi la radio gracchiò una risposta, e Burckhardt sentì che si muoveva qualcosa sotto di lui, in mezzo alla vegetazione. Sorrise, guardando tutta la scena attraverso il mirino Optalens.
Sotto di lui, Gamma si mosse.

Anche Rally captò il movimento, e si alzò di scatto, con la carabina Patrolman alzata e pronta a sparare, ben mirando contro il petto di Gamma. La fucilata l’avrebbe spinto almeno due metri lontano.
Quanti ancora ne devo uccidere? Venti, come mio padre? NON M’IMPORTA! SANTO IDDIO, KYLE, PER TE! NON M’IMPORTA PIÙ NIENTE DI QUANTI NE DOVRÒ UCCIDERE!
Tirò il grilletto, e lo tirò anche Eigerman-Beta, nascosto tra la vegetazione. I proiettili calibro 5’56mm-NATO, giusto due, colpirono l’infisso della finestra ed andarono a conficcarsi sul muro dietro Rally. La mancarono di un soffio appena, ma lei ebbe la buona creanza di abbassarsi per proteggersi; questo, però, le fece mancare il bersaglio, la breve raffica che aveva sparato si disperse nel cupo cielo notturno. Ancora peggio, mentre si abbassava urtò con le braccia la finestra aperta e perse la presa sulla carabina Bushmaster Patrolman, che scivolò fuori, ormai irraggiungibile. Senza neanche pensarci su, Rally estrasse la CZ75 e ne armò il cane in un istante. Le sembrava di vivere in un racconto d’azione, al rallentatore. Si stese per terra.
Dove sta andando, quello?
Gamma si fermò proprio di fronte alla porta d’ingresso, e si acquattò al lato, contro il muro. Non aveva bombe a mano, ché ne avrebbe volentieri lanciato una dentro quella finestra dove stava la donna col fucile a pompa. Non ci pensò più di tanto. Prese due respiri profondi, poi fece irruzione.

«Vado a controllare la porta sul retro, quel bastardo potrebbe cercare di fare il giro» mormorò Mathers. Trevaine annuì; entrambi erano chini dietro l’improvvisata barriera in fondo al corridoio. Mathers si alzò di scatto, si girò di spalle ed iniziò a correre, con la sua carabina Bushmaster Patrolman alzata, verso il fondo del salotto, dove stava la porta a vetri, resa comunque sicura da una granata a frammentazione posta in modo da innescarsi all’apertura.
Era quasi arrivato, quando una fragorosa esplosione alle sue spalle lo sollevò da terra e lo scaraventò sul divano.

Kyle saltò su, quando udì l’esplosione riecheggiare dal salottino. Ansimando di tensione, parlò alla radio Midland:
« Qui McKnight, che succede laggiù?».
« Quaranta millimetri!» esclamò la radio, con la voce del Marshal Mathers « Hanno fatto saltare la barricata… oh, Sant’Iddio, è andato! Trevaine è andato!».
Gesù Cristo, abbiamo pagato pegno…
« Ricevuto, Mathers. Venga in garage, ce ne andiamo!».
Kyle prese un lungo respiro e parlò ancora:
« Rally, vieni via di lì! May! May, copertura! Ci serve copertura!».

« Ricevuto…» mormorò Minnie May, ed innescò i due fumogeni che gli erano rimasti.
Li lanciò fuori dalla finestra contemporaneamente, rischiando di lasciare il tempo che si attivassero nella stanza e la condannassero alla morte per soffocamento. Invece caddero sul prato ed iniziarono subito ad emettere la loro densa cortina di fumo arancione, bloccando la visuale ad Eigerman-Beta e a Burckhardt, che ancora non aveva sparato un colpo. Quindi, corse verso la porta della camera e la infilò di corsa, precipitandosi giù per le scale verso il piano terra e il garage.

Con Beta e Burckhardt impossibilitati a cogliere i suoi movimenti, Rally fu libera di ritirarsi: si mosse all’indietro, verso la porta d’ingresso della stanza che era aperta, e la infilò, ritrovandosi nel corridoio… e faccia a faccia con Gamma. L’uomo notò la CZ75 che lei impugnava, e la colpì violentemente sotto il seno con la canna del K1A1 proprio mentre lei alzava la pistola contro la sua faccia. Rally cadde all’indietro, schiena a terra, e per un istante perse il respiro; la sua vista si annebbiò, ma non lasciò andare la presa della mano destra sul calcio della CZ75. Così, quando l’uomo le sorrise e cercò di stendersi sopra di lei per…
Brutto porco schifoso…
…lei alzò la pistola e gli appoggiò la canna contro il pube. Lui non smise di abbozzare il suo sorriso da pervertito, e, tenendo il K1A1 con entrambe le mani, gliene appoggiò la canna tra i seni. Poi, due lunghe raffiche e vari spari singoli squarciarono contemporaneamente il silenzio.
L’uomo ora non aveva più la testa dalla fronte in su, oltre ad avere il petto squarciato. Rinculò all’indietro e cadde di schiena in mezzo al corridoio. Rally, con un’espressione di sorpresa dipinta in volto, si ritirò dal cadavere e si alzò, girandosi all’indietro: riparati dietro l’improvvisata barricata distrutta dalla granata da 40mm che aveva ucciso il Marshal Trevaine, c’erano ancora Mathers, Minnie May e Kyle. E tutti e tre avevano fatto fuoco contemporaneamente.
Kyle e Minnie May avevano abbassato le loro armi; solo Mathers aveva ancora alzato la sua carabina Bushmaster Patrolman, cosicché, sotto la sua copertura, Rally poté correre verso di loro. Saltò la barricata distrutta a piè pari, evitando di poco il cadavere di Trevaine, ed abbracciò forte Kyle. Lui ricambiò la stretta per qualche secondo, poi la guardò negli occhi:
« Dobbiamo andare, Rally…!».
Rally annuì, e si girò verso Mathers, che annuì a sua volta ed abbassò la carabina Patrolman, tenendola con una mano sola… solo per portare la mano alla cintura ed afferrare una granata. Kyle annuì:
« Ottima idea… vediamo chi ha il lancio più lungo!».
« Tu giochi a baseball, ragazzo?».
« L’ho fatto un paio di volte!».
Entrambi presero una granata, e contemporaneamente tolsero la spoletta e fecero saltare la leva di sicura. Quindi le lanciarono, lanci bassi per evitare che colpissero il tetto e rimbalzassero sul corridoio. Le due bombe a mano finirono fuori, sotto il portico anteriore, e lì esplosero, diradando leggermente la cortina del fumogeno lanciato poco prima da Minnie May.
« Via!» fece Kyle.
Il gruppetto di quattro si mosse verso sinistra, infilando la porta aperta del garage. Una volta dentro, Mathers alzò la sua carabina Patrolman e controllò la zona, ma c’erano soltanto due cadaveri. Ordinò:
« Salite a bordo del Voyager. Miss Vincent, a lei la guida!».
Lanciò un mazzo di chiavi in direzione di Rally, che lo afferrò al volo e protestò:
« Venga via, Mathers!».
« Dopo, con l’altra macchina» il Marshal scosse la testa con decisione « Vi coprirò la via fino al vialetto di ingresso».
Rally rimase ferma, impalata di fronte allo sportello già aperto sul lato conducente del Voyager. Kyle le rivolse una veloce occhiata, prima di salire a bordo del monovolume sulla seconda fila di sedili, mentre Minnie May si infilò subito nell’abitacolo, di fronte, sul sedile del passeggero e passava a Kyle il fucile Bushmaster M17-S, che a sua volta porgeva la carabina Patrolman che aveva fino a poco prima Rally.
Dopo un secondo di stallo, Rally passò quella carabina Patrolman a Mathers e sospirò:
« Buona fortuna, Marshal…!».
Mentre lei saliva a bordo ed accendeva il motore, Mathers mise a tracolla la carabina che Rally gli aveva passato e si preparò ad usare tutti i fumogeni di cui disponeva. Li innescò uno dopo l’altro e li lanciò fuori dal garage, in modo che rotolassero sullo spiazzo anteriore a creare una densa cortina arancione che proteggesse i movimenti del Voyager dalla vista dei cecchini all’esterno. Per proteggere la zona gettò anche due granate a frammentazione, prima che il furgoncino monovolume uscisse sgommando dalla rimessa. Poi lo seguì di corsa, col fucile imbracciato, ed incominciò a sparare.

« Una cortina fumogena!» urlò Eigerman-Beta alla radio « Hanno creato una cortina fumogena…».
Ebbe appena il tempo di comunicare quella notizia alla radio di Burckhardt, quando due esplosioni sconvolsero per un istante quel muro di fumo arancione, e poi riecheggiò il rombo di un potente motore che avviava e partiva al massimo dei giri. Il Voyager, di fronte a lui, si fiondò dal garage verso il vialetto d’ingresso, facendo volare lontano le granate DefTec che formavano quella barriera per la vista, e sparendo nella strada sterrata tra la vegetazione, passandogli accanto per un soffio. Eigerman-Beta si girò di scatto, ma riuscì soltanto a prendere la mira contro la parte posteriore del furgoncino monovolume, e tirare il grilletto una volta sola per far partire una lunga raffica che quasi svuotò il caricatore del K1A1; i proiettili impattarono contro il bersaglio e ricaddero a terra subitaneamente, lasciando poco più che ammaccature e scheggiature sulla carrozzeria e il parabrezza posteriore del Voyager, che tra l’altro era ormai fuori dalla gittata del lanciagranate integrato da 40mm. Di risposta dal Voyager arrivarono quattro veloci fucilate, sparate in semiautomatico ma una dietro l’altra, che impattarono quasi tutti sui tronchi degli alberi attorno a lui, costringendolo a fare due passi indietro… e a girarsi soltanto per vedere Mathers uscire di corsa dal garage con la carabina Bushmaster Patrolman imbracciata ed un’altra a tracolla.
Eigerman-Beta alzò la K1A1 e svuotò il caricatore con l’ultima raffica da tre colpi, che però finì sul muro della casa perché Mathers si spostò di lato e gli sparò tre volte, sempre restando in movimento: due raffiche da tre ed una da cinque colpi che lo mancarono sempre di pochi centimetri, sia perché Mathers si muoveva per non diventare un bersaglio facile, sia perché lo stesso Eigerman si abbassava, cercando di prendere tempo per ricaricare il suo fucile Daewoo. Quando ebbe finalmente preso un caricatore da una tasca della tuta, si rese conto, col visore ad infrarossi Night-Owl di cui era fornito, che il fucile di Mathers aveva un mirino laser ad intensità bassa, che ora collimava sul suo petto.
Rimbombò lo schiocco sordo di una fucilata, partita da sopra di lui. Mathers urlò e rinculò all’indietro.
Sull’albero, Hans Burckhardt premette ancora una volta il grilletto del suo fucile XM25, stavolta mirando non alla spalla di Mathers, ma in pieno petto. Ancora una volta, il Marshal emise un urlo sordo, quindi lasciò la presa sul suo fucile, cadde a terra in avanti e restò immobile.
Burckhardt mise a tracolla il fucile, e sotto gli occhi di Eigerman-Beta, che ricaricava il suo Daewoo, scese dall’albero usando un’imbracatura, ed una volta a terra si liberò del pesantissimo costume Ghillie. L’intero attacco, da quando avevano aperto il cancello fino ad ora, era durato non più di dieci minuti tondi. Il che significava, che avevano da cinque ad altri dieci minuti prima che fosse lì una SWAT del Dipartimento della Giustizia.
« Che si fa?» chiese Eigerman.
« Li inseguiamo!» Burckhardt mise a tracolla il suo XM25.
L’espressione di Eigerman si fece dubbiosa e Burckhardt gli rispose soltanto facendogli cenno di seguirlo; così Eigerman seguì Burckhardt di corsa nel garage della Casa Sicura, dove ancora c’era la Mustang di Rally. Non ebbero neppure bisogno di rompere il vetro: gli sportelli erano aperti, e la chiave nel quadro. Burckhardt si sedette al posto del passeggero:
« Guida tu, e vedi di portarmi da loro prima possibile!».
Sei secondi dopo, anche la Mustang si fiondava verso il vialetto d’ingresso.