Chicago, Illinois / Ore 18:00
Goldy si trovava, bella paciosa e riposata, in una casa a
dieci isolati di distanza da quella in cui aveva ucciso Bertrand Hartfield,
nella stessa zona residenziale. Era seduta su una comoda poltrona, in un a
elegante salotto molto simile a quello della casa dell’agente della DEA.
E stava pensando ad un nome:
Douglas Sunshine…
Si ricordava perfettamente di Douglas Sunshine. Era stato un bravo servitore,
fedele grazie alla Power Ball… finché non gli era successo qualcosa
di molto simile a quella accaduta al padre di Rally Vincent: un rigurgito di
orgoglio.
Gli indisciplinati vanno puniti. La filosofia di Goldy riguardo ai suoi “servitori”
era questa. Ed ora che si stava avvicinando la notte fatidica, quella in cui
avrebbe definitivamente preso il comando del “Consorzio”, ucciso
Kyle McKnight ed avuto Rally Vincent, punire anche il riottoso Douglas Sunshine
pareva essere un optional molto gradevole.
Ci aveva pensato per tutta la giornata, ed anche il giorno prima, quando Tom
Elkins le aveva letto il suo nome sul foglio dei collaboratori di Mark Kincaid.
E, di primo acchito, Goldy avrebbe voluto scegliere lui come destinatario del
“servizietto”… ma si era ricreduta. Aveva altri progetti per
Sunshine, progetti definitivi per quella notte.
E a quel punto, quando stava per prendere il controllo del “Consorzio”
e finalizzarlo esclusivamente alla produzione della Power Ball e della Kerosine-2,
avendo perduto il principale fornitore per il traffico di armi, il generale
Peter McKnight, anche un “intermediario governativo” come Tom Elkins
diventava una pedina sacrificabile per i suoi progetti di rivalsa su Douglas
Sunshine.
Di fianco a lei, su un tavolino, stava un telefono Cordless. Lo prese e compose
un numero di telefono.