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« Gesù…» mormorò Becky Farrah, girandosi verso Misty Brown, che guardava lo stesso, piccolo monitor che guardava lei. « Tieni la bocca chiusa col ragazzo, mi raccomando!».
Erano già nella zona delle operazioni. Vi erano arrivati da più di un’ora e mezza, ormai, e i giri d’ispezione erano già stati conclusi; Kyle, Mr.V, Minnie May e Ken Tokizawa erano fuori, ma avevano comunicato di essere già essere sulla strada del ritorno.
In quel momento, Misty Brown e Becky Farrah stavano scandagliando il capannone col rilevatore a micro-onde, un sensore a forma di piccola parabola satellitare che in quel momento era agganciato tramite un montante al finestrino semiaperto della portiera anteriore destra del furgone, e sporgeva all’esterno, collegato tramite un cavo a fibre ottiche ad una grossa Consolle, munita di una tastiera da PC per i comandi, di una pulsantiera per le funzioni, e di quattro diversi, piccoli monitor, montata all’interno del furgone, in fondo ad esso, e che integrava anche un sistema di trasmissione radio multi-banda in grado di lanciare anche segnali criptati, in codice Morse, o di funzionare come Radio-Faro, e di cui Becky Farrah era l’unica e sola operatrice, avendo calcate in testa un paio di cuffie stereo munite di microfono.
Ora, Becky Farrah e Misty Brown stavano vedendo attraverso uno di quelli qualcosa che non avrebbero voluto, che non volevano vedere, e soprattutto che Kyle non avrebbe dovuto vedere. Becky rivolse a Misty un altro sguardo più che esplicito, e Misty annuì.
Dietro di loro, con uno sferragliare, il portellone laterale del furgone si aprì. Misty trasalì; Becky, istintivamente, premette un tasto sulla pulsantiera funzioni, e il monitor “incriminato” si spense. Poi diede un colpetto di reni, girando il più possibile, per quel che le permetteva il cavo delle cuffie stereo, la poltroncina girevole su cui era seduta che costituiva il posto di comando della Consolle.
Dal portellone aperto, facevano capolino Kyle McKnight e Mr.V.
« Tutto pulito…!». Kyle fece un cenno con la testa. « E voi, Scoperto niente…?».
Becky annuì vistosamente, tornò a girarsi verso la Consolle, e premette un tasto sulla pulsantiera funzioni. Uno dei monitor si accese, restando bianco per un secondo; poi Becky smanettò un po’ sulla tastiera comandi, e il monitor si animò di una mappa improvvisata della stanza di cui stava parlando. C’erano forme quadrate verdi che rappresentavano i vari mobili, e tre puntini rossi, più uno blu. Becky indicò il monitor con un cenno veloce della mano destra:
« Nell’ufficio sul retro ci sono quattro persone, secondo i rilevatori di calore. Di queste, due sedute, ma una si muove, come se si dondolasse. Nel resto del capannone si muovono tutti, e nell’ambiente principale ci sono diciotto uomini armati, in attesa. Quindi, il soggetto fermo nell’ufficio non può essere che Rally!».
Ci fu un istante di silenzio. Kyle e Mr.V si scambiarono un’occhiata esplicita.
« Che ore sono…?» chiese poi Kyle, con una punta di nervosismo.
« Sono… quasi le sette e venti, ora…».
Kyle annuì, con un sospiro, e fece un cenno a Misty Brown con la testa:
« D’accordo, è ora. Misty, sei sicura che vuoi venire con noi? E che vuoi portare tutta da sola quell’equipaggiamento?».
Misty annuì, con un sorrisetto dipinto in volto e strizzando l’occhio destro maliziosamente.
Non riusciva proprio a nascondere il fatto che Kyle le piaceva. Le piacevano, certo, le ragazze, Misty era lesbica dichiaratamente, ma Kyle le piaceva. Le sarebbe piaciuto tantissimo, in qualunque occasione, trovarsi sotto di lui, oppure meglio schiacciata in mezzo tra lui e Rally, e non perdeva occasione di mostrarsi a lui, sia sul piano della bellezza che su quello dell’energia e dell’affidabilità in ogni situazione. Misty era una ragazza sportiva, ed era agile, scattante, e forte. Riusciva a portare pesi anche importanti, fino a venti chili, per molto tempo e per lunghe distanze, senza dover riposare.
Inoltre, questa era anche un’operazione importante per lei. Bisognava tirare fuori Rally di lì, e lei ci teneva. Si mosse; lei indossava la tuta operativa, come tutti gli altri, ma molto più leggera: non aveva guanti, né elmetto, solo un giubbotto antiproiettile più sottile di quello che indossavano gli altri, un berretto blu calcato in testa, ed un corsetto con tante tasche sopra il giubbotto; tasche grandi e piccole, che contenevano attrezzi da scasso. Era anche armata: ora, Misty Brown era una ladruncola, non aveva mai portato pistole, solo e sempre un piccolo stiletto, ma molte volte, e specie da quando lavorava con Rally Vincent e la sua compagnia, si era trovata in situazioni che le avevano fatto desiderare di avere una pistola. Adesso ce l’aveva: Rally le aveva passato la semiautomatica Grendel P11 calibro Nove Parabellum che lei portava come pistola di scorta, in una fondina alla caviglia o sotto la gonna, prima di passare alla ben più compatta LaFrance “Nova”. Misty Brown ora portava la Grendel P11 in una piccola fondina alla coscia destra, ed in un fodero alla coscia sinistra aveva diversi caricatori di scorta.
In un angolino vicino alla Consolle c’era una grossa sacca verde, del tipo sportivo, ma fatta di canapa e tela, molto resistente, e con marchi delle Forze Armate. Sembrava nuovissima. Era anche pesante, e tutti lì sapevano che conteneva munizioni extra per tutti, alcuni attrezzi, e soprattutto degli esplosivi.
« Siete in anticipo sulla tabella di marcia…!» fece notare Becky, mentre Misty, con la sacca a tracolla, saltava giù dal furgone come se niente fosse.
« Ci dobbiamo muovere…!». Mr.V scosse la testa. « Abbiamo notato che gli sbirri stanno circondando il capannone da tutte le parti. C’è persino una unità SWAT con addestramento SEAL su una chiatta, in avvicinamento dal retro. E poi, c’è stato un imprevisto…!».
« Il tombino da cui dobbiamo entrare è imbullonato!». Kyle raccolse il testimone della spiegazione dal padre di Rally. « È un lavoro fatto da poco, e fatto anche molto bene. Dobbiamo svitare i bulloni, e questo ci prenderà del tempo. Potremmo farli saltare, ma ci pioverebbero addosso gli sbirri!».
Becky fece cenno di Okay col pollice destro alzato. Kyle lasciò scendere Misty Brown, quindi si rivolse di nuovo alla Farrah:
« Sei troppo allo scoperto, qui; gli sbirri non ci hanno notati, finora, ma non saremo coperti per molto. Riporta il furgone nel capanno, possibilmente fallo andare a motore spento, poi stabilisci subito il contatto radio!».
Di nuovo, Becky Farrah fece cenno di Okay col pollice destro alzato. In effetti, il furgone Astro si trovava al momento dietro un grosso, vecchio Container di metallo parcheggiato troppo vicino al capannone della Holloway Rimessaggi, praticamente al limite dell’area sorvegliata dalla polizia… se non si erano visti sbirri, finora, era solo perché avevano deciso di non farsi notare, erano arrivati sul posto per vie secondarie e si erano appostati per sorvegliare l’area da punti strategici. Loro avevano parcheggiato il furgone così vicino al capannone per avere una migliore ricezione col rilevatore a micro-onde, ma se gli sbirri avessero compiuto un’ispezione approfondita, come probabilmente avrebbero fatto sarebbero stati subito scoperti.
Il portellone laterale dell’Astro si chiuse ancora con un rumore metallico. Becky Farrah attese un paio di minuti, per dare il tempo al gruppo di fuoco di allontanarsi, poi si mosse dalla sua postazione, allungandosi tra i sedili anteriori per passare nel vano di guida
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I due poliziotti in uniforme scortarono fuori lo spaesato uomo di mezza età, proprietario del capannone, lasciando nel piccolo ufficio sopraelevato del capannone Coleman con il tenente Sheperd, i Marshals Ferretti e Granger, e Goldy di Ferro.
Era una buona posizione, anche perché la finestrella oscurata di quell’ufficio sopraelevato dava proprio >sul capannone che una volta era stato sede della Holloway Rimessaggi. In pratica, la postazione dove si trovavano era un altro capannone industriale, di cui lo spaesato uomo di mezza età era il proprietario; la costruzione della Holloway Rimessaggi si trovava dall’altra parte della strada.
« Miss Muso…» mormorò il Marshal Ferretti, senza alzare la testa da quello che guardava, e cioè la punta delle sue stesse scarpe. « Lei è convinta di poter identificare con certezza Fedor Dudcevsky e Grigorij Radinov?».
Coleman alzò la testa verso Goldy, che annuì, rispondendo solo a lui.
Coleman aprì la bocca per parlare, ma in quello stesso istante la radio tattica che aveva agganciata al giubbotto antiproiettile gracchiò:
« Unità Uno in posizione!», e, dopo qualche istante, « Unità due in posizione!».
Coleman afferrò la radio, premette il pulsante di comunicazione e parlò:
« Ricevuto. Ora esatta corrente: Diciannove e Uno- Zero pomeridiane. Confermare quando tutte unità in posizione. Rapporto ogni quindici minuti fino all’ordine. Esecuzione prevista alle ore Venti e Zero- Uno pomeridiane. Qui Coleman, chiudo».