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Tra di loro c’era il silenzio, ora.

Seduti attorno al tavolino in cucina a casa Vincent, in silenzio, senza parole, con gli occhi fissi alle tazze di caldo, troppo dolce caffè solubile fatto da May.

Tranne Kyle: aveva un quaderno, ed una penna, E scriveva. Ogni tanto si fermava a prendere un sorso di caffè, che non pareva disprezzare, e tornava a scrivere.

Tutti con gli occhi e le orecchie bene aperti, perché prima o poi la polizia li avrebbe cercati. Perché c’era stata una sparatoria con dei morti, c’era stato un rapimento, ed erano esplose ben sei bombe. E loro c’erano, ed avevano approfittato dell’esplosione delle bombe più grandi per scappare.

Erano considerati latitanti? E se non era così, gli amici nelle forze dell’ordine che li coprivano avrebbero dato loro anche la libertà di agire ancora?

Alla loro sinistra, in fondo al corridoio d’ingresso del piano terra, il rumore familiare di una chiave che girava nella serratura, e la porta d’ingresso si aprì e si chiuse molto velocemente.

« Eccoli…» mormorò Tokizawa, abbassando ulteriormente la testa.

« Non è la polizia!» rispose Kyle, con un tono di voce non più allegro. « La polizia non ha le chiavi di questa casa. Può essere solo…».

Passi veloci, dall’ingresso, come di qualcuno con molta fretta. Poi, tuonò una nota voce maschile:

« TU, PICCOLO FIGLIO DI PUTTANA!».

« Regolare…» mormorò Kyle, con una smorfia, mollando la penna.

Sulla porta, in piedi, terribile solo come può esserlo il padre della tua fidanzata, stava Leonard Vincent, Larry per gli amici, Mr.V nell’ambiente.

« FIGLIO DI PUTTANA! COME TI SEI PERMESSO DI GIOCARE CON LA VITA DI MIA FIGLIA?».

Mr.V scattò. Afferrò Kyle per il bavero della sua camicia e lo alzò, tirandolo via dalla sua sedia.

Era rosso in viso, e sicuramente era sul punto di fargli davvero del male. Kyle sorrise:

« Non ho fatto io il piano, ma ho intenzione di tirarla fuori di lì! È la mia ragazza, Mr.V!».

Alzò il quadernino, che non aveva mollato quando il padre di Rally lo aveva alzato di quasi mezzo metro da terra, e si dipinse in faccia un ghigno:

« È un piano di soccorso, Mr.V! E adesso mi lasci andare, per favore!».

Mr.V strinse i denti:

« È meglio che tu sia rapido e coinciso, ragazzo! Ti resta da vivere giusto il tempo di spiegarmi cosa cazzo ti passa per quella testaccia tarata!».

Mollò la presa, facendolo cadere di peso. Il ragazzo atterrò in piedi, si lisciò la camicia ed alzò il quadernino:

« Holloway Rimessaggi. Questo mi ha detto!».

« Chi?» ringhiò May.

« Lo slavo. Lo smilzo che ho steso di fronte a quel cazzo di ristorante. Era un maledetto professionista. Io lo so!».

« Che ti ha detto?» tagliò corto Mr.V.

« Credo che Rally sia stata punita per il nostro… diciamo… interessamento autonomo nella vicenda. Lo slavo ha cercato di spiegarmi altro, ha parlato di incontro con i tailandesi per farli fuori, e di un’esca. Non ho capito molto, salvo che secondo quell’uomo la libereranno, ed io ci credo. Sempre secondo quel tizio, stasera alle otto hanno organizzato un finto scambio con i tailandesi, i fornitori del Network. Se ho ricollegato bene tutte le sue cazzate, c’è qualcuno all’interno del Network che vuole fare piazza pulita. Se ne libereranno stasera, o almeno così mi ha fatto capire lo slavo, e io credo che vogliano farsi scudo di Rally in caso intervenga la polizia. Ma in realtà, a quelli non frega un cazzo di fare del male a Rally! Concludono la faccenda e se ne vanno a Puerto Vaillarta con un camion pieno di grana! Il problema è che potrebbe rimanere coinvolta nello scontro, perciò la tireremo fuori, uccideremo chiunque si pari di fronte a noi, e per quel che riguarda loro… che si fottano. Lasceremo che si uccidano tra di loro, se la polizia li vuole vivi spetta a loro andarli a prendere. Perciò… May! Ci serve questa roba!».

Sbattè il quaderno aperto sul tavolo; May lo afferrò e vi diede una scorsa, per alzare subito dopo la testa, con un’espressione in volto mista tra stupore e dubbio. Voleva dire: sei scemo?

« So che l’hai disponibile. La voglio entro questo pomeriggio!» insistette Kyle. « Miss Farrah! Voglio l’esatta ubicazione della sede del magazzino della Holloway Rimessaggi, secondo quel tipo è un capannone abbandonato al porto. Mi serve tutto, incluse mappe di qualsiasi via d’accesso e di fuga, fognature incluse!».

Becky si alzò lentamente, con i pugni chiusi appoggiati al tavolo:

« E se non volessi collaborare?».

« E se non volessi lasciarti vivere?» ringhiò Kyle, stringendo gli occhi a due dardi penetranti.

« Basta!» esclamò Tokizawa, alzandosi di scatto. « Piantatela. Tutti. Io non so ancora che piano abbia in mente Kyle, ma so che la salvezza di Rally è troppo importante, sia per noi che le siamo amici, sia per Kyle, che ne è innamorato. Per cui… Kyle… qualunque cosa tu abbia intenzione di fare, io sarò con te sino all’ultimo!».

Sul viso di Kyle si dipinse un sorriso di gratitudine, e la sua testa si abbassò e si alzò lentamente, con gratitudine. Poi si voltò verso Mr.V, e l’espressione cambiò, divenendo dura, risoluta:

« E lei?».

Silenzio. Sguardi fissi, occhi rossi, denti stretti. Decisione e rabbia. Kyle insistette:

« Potrebbe essere l’ultima occasione di fare qualcosa di buono per sua figlia, Mr.V!».

« Ma possiamo credere alle parole di questo slavo?» replicò Mr.V con altrettanta energia.

« È un rischio che sono disposto a correre!» controbatté Kyle.

- - -

Sheperd uscì dalla stanza d’ospedale, chiudendosi la candida porta alle spalle.

Camminò verso l’uscita, lentamente, lungo il lungo, candido corridoio di candide porte, candidi pavimenti e tetti, candide mura, fino alla candida cabina dell’ascensore, e ad una candida panchina dove stavano seduti, visibilmente distrutti, il capitano Roy Coleman e i vice-sovrintendenti Marshals Victor Ferretti e Courtney Granger.

« Allora?» chiese Coleman, a bassa voce, senza alzare la testa.

« Holloway Rimessaggi, al porto commerciale sul lago Michigan. È un capannone. Rally sarà tenuta in un ufficio al… piano terra. Vogliono farsene scudo… vogliono che presenzi quando uccideranno i loro fornitori. Poi la lasceranno andare. Ma la useranno, se interverremo!».

« E noi, interverremo…?». Coleman strinse i denti.

« Possiamo fare altrimenti, Roy?» chiese Sheperd, con decisione.

- - -

L’ultima, assordante raffica che rimbombò nel poligono di tiro sotterraneo, poco dopo pranzo, staccò letteralmente la testa del bersaglio di carta posto a trenta metri.

Soddisfatto, Kyle sbloccò l’otturatore rimasto aperto del fucile d’assalto e tolse il caricatore, posandolo sul banchetto di fronte a se, in mezzo ad una marea di bossoli del calibro 5’56-NATO.

« Perfetto!» ghignò. « Questo è mio!».

Posò sul lungo tavolo dietro di se il fucile d’assalto (non un’arma semiautomatica, era proprio capace di sparare in fuoco selettivo), che altro non era se non un Norinco CQ, una copia dell’M16-A2 fabbricata nella Cina Comunista, e, come tutte le armi fabbricate nella Cina Comunista, migliore dell’originale, con un calcio leggermente diverso, un’impugnatura un po’ più ricurva e il copricanna tubolare con “dossi” ergonomici che rendevano molto gradevole lo sparare in automatico: era come massaggiarsi il palmo della mano, mentre si tirava il grilletto.

May era dietro il lungo tavolo, su cui, oltre al fucile CQ, c’erano sei tute mimetiche da notte, con chiazze nere e blu, di varie taglie con tanto di fondine alla coscia (eccetto per Ken Tokizawa, a cui era stato procurato un cinturone nero con una grossa fondina di cuoio per il suo revolver Medusa), altrettante paia di guanti neri in Nomex e stivaletti Dr. Marten’s con suole rinforzate, altrettanti giubbotti antiproiettile della ditta italiana Kimay, muniti di tasche per munizioni ed accessori, inoltre sei elmetti di colore blu, anche quelli fabbricati in Italia, dei Super-UBOT usati in molti paesi del mondo per le operazioni di controllo sommossa, e caratterizzati dalla visiera in Lexan trasparente anziché di colore giallo come le visiere di molti altri elmetti, e da una placca di plastica polimerica rigida di colore nero per la protezione della nuca e del collo; infine, sei occhiali per la visione notturna AN-PVS come quelli usati dalle forze speciali israeliane. Inoltre, le stesse sei radio tattiche che avevano usato quella mattina, tutte fornite di radio-auricolari; le radio integravano anche dei segnalatori di posizione che trasmettevano sulla stessa banda in codice che usavano per comunicare, e se avessero avuto le apparecchiature giuste, con l’aiuto di una mappa elettronica della zona delle operazioni caricata su un computer, si sarebbero potuti orientare con la massima facilità seguendo le indicazioni di qualcuno che stesse in un centro di comando.

Assieme al fucile d’assalto Norinco CQ e alla sua pistola semiautomatica Norinco 77-B, che costituivano l’equipaggiamento di Kyle, altre armi: l’equipaggiamento di Tokizawa, cioè un panciuto lanciagranate semiautomatico Sage SL6 da Trentotto Millimetri, che poteva essere anche adattato per sparare munizioni letali, assieme al revolver Medusa; l’equipaggiamento di May, cioè la sua piccola Detonics assieme ad un ben compatto fucile a pompa sudafricano ad alta tecnologia Techno-Arms MAG-7, simile ad una mitraglietta UZI, con calcio collassabile e caricatore inseribile nell’impugnatura da sei colpi calibro 12-60mm, un formato “proprietario” ideato dagli stessi creatori dell’arma, perfetta per le manine di May; infine Mr.V: oltre alla sua pistola semiautomatica italiana Tecnema TCM1-Defence, simile ad una Colt Government compatta e in acciaio inossidabile camerata per il potente calibro 9x23mm-Major, una mitraglietta Socimi SMG-821, una copia italiana della mitraglietta UZI, migliorata rispetto all’originale, con caricatore da trentacinque colpi, calcio pieghevole, e più leggera dell’originale di quasi un chilo.

May aveva una strana espressione in viso, che voleva dire: sei contento, ora, brutto piccolo stronzo?

Kyle le sorrise e chiamò ad alta voce:

« Tokizawa! Le cariche?».

« Quasi pronte!» giunse, dall’esterno del “poligono”, la voce di Ken Tokizawa.

« Cariche?» Misty inarcò le sopracciglia.

« Piccole cariche per demolizione!». Kyle si strinse nelle spalle. « Se dovremo entrare in quel posto, ci potrebbe toccare di dover sfondare delle porte… o dei pavimenti, se dovessimo entrare…».

« Dalle fogne!» esclamò con stizza Becky Farrah, entrando nel poligono con dei fogli arrotolati sotto le braccia, assieme a Misty Brown e a Mr.V. « Ci tocca entrare dalle stramaledette fogne!».

Sbattè sul piano del tavolo le carte, con rabbia, e ne srotolò tre, una dopo l’altra, sbattendoci sopra i pugni: si trattava di una mappa della zona, di una cartina dettagliata del capannone abbandonato che una volta era stato la sede della Ditta di Rimessaggio Holloway, e di uno schema delle condutture fognarie. La ragazza ci sbatté sopra il pugno sinistro chiuso.

« Guarda qui!» esclamò, stizzita. « Questo maledetto… capannone... ha due sole entrate, una saracinesca di fronte grande abbastanza per farci entrare dei camion, ed un’uscita sul retro, sul lago, altrettanto larga!».

Misty la guardò, sbattendo gli occhi come una bimba ingenua. Tranquillamente, Mr.V spiegò:

« Quando Kyle ha lasciato lo slavo a terra, quello era ancora vivo. Se ha già parlato, la polizia interverrà. È inevitabile. In quel caso, terranno sotto controllo un’area di…». Prese una penna a sfera, quasi “smarrita” tra le carte di Becky Farrah, e la usò per tracciare un cerchio sulla piantina della zona: « …diciamo… duecento metri attorno alla zona. Dico bene, esperto militare?».

Alzò la testa verso Kyle, che si strinse nelle spalle con una smorfia:

« Possiamo fare anche duecentocinquanta. Potrebbero anche decidere di presidiare l’intera zona. Sono sbirri, in fondo!».

Mr.V annuì:

« Se gli sbirri vogliono fare secchi quei bastardi, o se vogliono metterli dentro, a noi sta bene. Solo… quelli si faranno scudo con Rally. È per questo che l’hanno presa, o almeno questa è l’unica ragione plausibile per cui potrebbero aver deciso di farsi carico di un ostaggio scomodo come Rally. E a noi interessa soltanto portarla via prima dell’irruzione della polizia, giusto?».

Kyle annuì seccamente. Roteò gli occhi e parlò:

« L’incontro con i thailandesi, secondo lo slavo, sarà stasera alle otto. Supponendo che si sia salvato, supponendo che abbia già detto tutto alla gente del tenente Sheperd, è più o meno a quell’ora che interverranno. E in forze, anche, magari anche appoggiati dalla Squadra Tattica dei Marshals. Vorranno prendere due piccioni con una fava. A noi spetta tirare fuori di li Rally prima che la polizia entri… o quantomeno, nel caso, diciamo… molto cinematografico… che la tengano al centro dell’ambiente più grande…». Kyle diede una veloce occhiata alla mappa del capannone>. « Insomma, coprirla!».

« Io spero di tirarla fuori prima che arrivi la polizia» si ingelidì Mr.V. « Tu no, Kyle?».

« Io? Io spero di svegliarmi tra due minuti e scoprire che è tutto un incubo, signor Vincent!».

« Tagliamo corto!» esclamò Becky, tamburellando sulle carte. « Ci sono due entrate possibili attraverso le fogne, se non volete essere visti: nel locale più grande c’è un tombino, dovrete arrivarci infilandovi in un tunnel secondario alto un metro e largo altrettanto…».

« E saremo bersagli, una volta aperto il tombino. No. Qui!». Kyle colpì con decisione, con due dita, un punto preciso della mappa del capannone. « Dall’ufficio al piano terra! È anche il posto in cui è più probabile che tengano Rally. Perché, a meno che i tailandesi non arrivino con una barca dal lago, è nell’ambiente più grande che terranno la riunione. E io non penso che vogliano far vedere ai tailandesi che hanno un ostaggio, questo li metterebbe in allarme, no?».

« Quel tombino è largo quanto la tua testa, Kyle!» si ingelidì Becky Farrah.

« Lo so!» ammise Kyle. « Useremo le cariche da demolizione che Tokizawa sta preparando!».

« Vuoi sfondare il pavimento?». Becky sgranò gli occhi.

« Esatto, miss Farrah!» fece Mr.V, col tono di un adulto che spieghi gentilmente qualcosa ad un bambino un po’ tardo, dandole una pacca sulle spalle.

« Ma che genio, Giovane Generale!» esclamò May, con voce stridula. « Quindi non ci resta che entrare, fare un sacco di rumore, cercare dappertutto per trovare Rally, visto che stiamo andando alla cieca, perché non sappiamo se questo slavo ti abbia proprio detto la veritàti rendi conto, Kyle, che stai pianificando tutta l’operazione su una sega mentale?».

Silenzio per qualche secondo. Qualche secondo lungo, pesante. Kyle abbassò la testa, si mordicchiò un labbro con fare pensoso… poi tirò di nuovo su lo sguardo e si rivolse a Becky Farrah, lasciando Minnie May nello sbigottimento più totale: Kyle la stava ignorando completamente.

« A proposito, Becky…» fece il ragazzo. « Pensi di poter trovare due rilevatori a micro-onde?».

« Vuoi giocare all’Uomo con gli Occhi a Raggi X, ragazzo…?». Il viso di Mr.V si contrasse in un’espressione interrogativa.

« No, Mr.V!» Kyle scosse la testa. « Voglio proprio vederci attraverso, quel capannone. Ha ragione May, abbiamo un grado di incognite troppo alto, in questa operazione, e al momento in cui entreremo non postremo permetterci che i punti che adesso ci sono oscuri lo siano ancora!» Si rivolse quindi, subito, di nuovo a Becky Farrah: « Pensi di poterne trovare due, uno… portatile a corto raggio ed uno a lungo raggio da installare sul furgone Astro?».

« Si…». Becky Farrah incrociò le braccia dopo un secondo di silenzio pensoso. « Si, ho due rilevatori a micro-onde disponibili. Però adesso tu sputerai il rospo: che cosa hai in testa, esattamente?».

« Volete conoscere il piano? Bene!». Kyle prese cortesemente la penna a sfera a Mr.V e indicò il cerchio già tracciato sulla mappa della zona: « Arco di duecento metri sotto controllo della polizia, giusto? Col furgone ce ne teniamo fuori, a duecentocinquanta metri. Arriviamo lì alle sei di questo pomeriggio. Con il rilevatore a micro-onde ad alto raggio guardiamo attraverso il maledetto capannone, e troviamo dove è nascosta Rally; alle sette entriamo nell’area controllata. Se mascheriamo il furgone perché sembri il mezzo di qualche ditta di spedizioni navali, la polizia non ci noterà. E noi faremo ricognizione della zona liberamente, gireremo attorno a quel maledetto capannone guardandoci attraverso come il protagonista di quel film dell’orrore di Roger Corman. Intesi, finora?».

Tre, quattro, cinque teste annuirono, contando anche Tokizawa e Misty Brown, che per seguire il piano di Kyle facevano capolino dalla stanzetta in cui lavoravano agli esplosivi.

« Dopodiché…» riprese Kyle «…torniamo fuori dall’area controllata. Troviamo una capanna, un altro capannone abbandonato, un qualsiasi posto dove nasconderci come si devesempre che tutti i capannoni non siano occupati dagli sbirri. Diciamo… alle otto. A quell’ora, tutti i capannoni saranno già stati controllati dalla polizia. Entreremo nella zona delle operazioni sotto il loro naso. Noi quattro entreremo nella condotta fognaria, diciamo… da qui!». Puntò la penna su un punto preciso della mappa della zona: « Ecco… dietro questa baracca, che è in abbandono, secondo quanto dice la mappa…».

« La conosco di fama!» mormorò Mr.V. « È un vecchio magazzino di attrezzi del municipio. I ladri che bazzicano il porto lacustre la usano spesso come punto di appostamento per il palo, quando svuotano i containers di merce…!».

« C’è possibilità che la polizia lo presidi, allora?». Kyle alzò la testa.

« Io…». Mr.V roteò gli occhi. « Io non credo, no. Che lo controllino, e magari lo chiudano con un lucchetto, è possibile…».

« Lucchetto?» pigolò Misty Brown, con una smorfia di disgusto dipinta in viso. « Che dilettanti!».

« Se ne occupa Misty!» annuì Kyle. « Ne faremo la nostra Base Operativa. Ora, dicevo…». Spostò la penna che aveva in mano sulla mappa delle fogne; la guardò per un istante, per trovare il punto giusto, quindi puntò la penna: « Ecco, qui. Facciamo questo percorso…». Fece scorrere la penna sulla carta, tracciando una lunga linea blu lungo lo schema del tubo fognario, che, secondo la legenda della mappa, era un tunnel alto tre metri e largo sei con corridoi di manutenzione. « Ed arriviamo qui! Dobbiamo essere in posizione per le otto meno dieci!».

Tracciò una grossa X su un punto della mappa che corrispondeva ad un raccordo.

Alzò la testa ad osservare i suoi compagni, che annuirono tutti, uno dopo l’altro. Allora continuò:

« A seconda della posizione di Rally, prendiamo una direzione diversa: restiamo in questo punto se si trova nell’ufficio al piano terra, entriamo nella condotta di scarico se si trova nell’ambiente più grande, o da qualche altra parte. Comunque sia, useremo gli esplosivi per aprirci una via. Sarà un buon effetto speciale, e se dovremo entrare nell’ambiente più grande, useremo anche delle granate a concussione per distrarli… May! Pensi di poterle trovare?».

« Le avrai!» annuì May, con decisione.

« Perfetto!» continuò lui « Trova anche due granate a frammentazione SFG per ciascuno. Nel caso Rally si trovi nell’ambiente più grande, interverremo subito. Se, invece, si trova nell’ufficio al piano terra, interverremo a tre minuti alle otto, o meglio due minuti alle otto, quando la polizia starà per fare irruzione… perché, se ci trovassimo nei guai e dovessimo cambiare i piani, l’entrata della squadra SWAT spezzerà in due il fronte nemico. Dovranno frammentare le loro forze, capite?».

Ancora teste che annuirono in silenzio, ed ancora parole di Kyle:

« La porteremo fuori dalla stessa via da cui siamo venuti. In quel caso… ci serviranno granate a concussione, dei fumogeni, e magari anche una granata incendiaria e dell’esplosivo extra, per chiudere la via alle nostre spalle nel caso ci inseguissero… poi, basta. Operazione conclusa!». Posò la penna

Sguardi su di lui. Fissi, pesanti. Mr.V arricciò un labbro:

« Lo sai, giovane McKnight…? Anch’io avrei saputo fare un piano così!».

« Sono arrivato prima io, Mr.V!» rispose con decisione Kyle. « Allora, ci state o no?».

Ancora un pesante istante di silenzio pensoso. Kyle strinse i denti, scosse piano la testa, esasperato, ed allungò sul tavolo la mano destra, chiusa a pugno, cercando un cenno d’intesa.

La mano di Mr.V fu la prima a raggiungerla, chiudendosi a pugno su di essa, dopo un secondo.

Venne poi Ken Tokizawa, e Misty Brown. Alla fine Minnie May e Becky Farrah.

Erano in azione.

- - -

« SISSIGNORE!» tuonarono, in coro, gli effettivi della squadra SWAT del Dipartimento di Polizia di Chicago, ritti sull’attenti, militarmente, in tenuta da combattimento completa e le armi a tracolla.

Coleman annuì, camminando avanti e indietro nella grande sala riunioni del Tredicesimo Distretto Metro North, con le mani incrociate dietro la schiena come il generale Westmoreland in ispezione alle sue truppe alla fine degli anni ’60 al quartier generale americano di Saigon:

« Perfetto. Ricordate una cosa: la vita dell’ostaggio ha la priorità assoluta. Ora, il piano è già pronto, e tra un po’ lo studieremo nei dettagli… ma preferisco essere io a darvene un’anticipazione. La zona sarà controllata per un raggio di duecento metri quadrati attorno al capannone della Holloway Rimessaggi dalla Squadra Tattica Speciale degli US Marshals, che affiancherà l’azione. Una parte di loro fornirà copertura di fuoco ed irromperà assieme a voi. Per quel che vi riguarda… sarete nascosti nei capannoni più vicini, ed in un container cargo ancorato nel molo di fianco a quello della Holloway Rimessaggi. Ci sono tre entrate in tutto: quella principale per i camion, l’uscita per caricare le barche, ed un ingresso di servizio in un ufficio al piano terra. Attenzione: c’è anche un ufficio sopraelevato, perciò il raid sarà contemporaneo per tutte e tre le entrate. Inoltre una squadra si piazzerà sul tetto dell’edificio, sfonderà con una carica di esplosivo a concussione ed entrerà nell’ufficio sopraelevato da sopra. Chiaro?».

« SISSIGNORE!» tuonò ancora l’intero nucleo speciale.

« Perfetto. Sarò presente, perciò non ammetto sbagli. Sono… le tre del pomeriggio. Avete tre ore per studiare i dettagli del piano e fare amicizia con i Marshals. Potrebbero salvarvi la vita, stasera!».