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Perfetto, pensò Kyle. Ci mancava anche questa.
Non solo quella mattina avevano rischiato la vita, ma adesso erano anche in ospedale, al capezzale di un amico che aveva davvero rischiato di lasciarci la pelle.
Per fortuna non era stato così.
« Che ne dici, ragazzo…?» Mark Kincaid fece una smorfia, guardando Kyle seduto alla sinistra del lettino della sua stanza singola allo Hope Memorial Hospital, il migliore di Chicago.
All’esterno, nel corridoio, risuonavano i passi di uno dei quattro agenti di piantone che tornava dalla macchinetta del caffè; era stato Coleman a volerceli mettere, ma Kincaid aveva promesso che non ci sarebbero rimasti per molto: il più presto possibile sarebbero stati sostituiti da quattro Marshals.
« Dico che ha avuto fortuna, Kincaid!» Kyle fece una smorfia. « Il proiettile è entrato e uscito tra spalla e braccio, senza toccare l’osso, altrimenti lei sarebbe in guai seri!».
« Era un Geco Vollmantel blindato, vero? Solo i Geco fanno questi danni… Dio, che male…».
« Stai giù, Mark!» si raccomandò Rally. « Non fare sforzi…!».
« Silvertip Hollowpoint!» decretò Kyle. « Alta velocità, alta penetrazione. Roba che non lascia scampo, e tra l’altro non sono proiettili d’ordinanza… non c’è che dire, Kincaid: a chiunque lei abbia pestato i piedi, quel qualcuno doveva avercela a morte con la nostra signorina Goldy…!».
« Gia… a proposito… che fine ha fatto…».
« Non lo sa…?».
« No, quando ho visto la spalla sono svenuto…».
« Lo hai steso, Mark» rispose Rally. « Lo hai colpito alla gola».
Kincaid cercò di annuire, ma non ci riuscì. Rally gli fece ancora cenno di star fermo, e sorrise:
« Sai, i medici dicono che non avrai problemi a recuperare la funzionalità della spalla al cento per cento in meno di due mesi…!».
« How… meglio così… allora quel proiettile non ha fatto i danni che doveva, dopotutto…».
« È andata peggio ai ragazzi di Roy…». Rally fece un mesto cenno con la testa. « Sono morti tutti…».
« … Sheperd…?». Kincaid cercò stavolta, comunque senza successo, di alzare la testa.
« Oh, no, lui è stato colpito solo al giubbetto. Come Roy. Stanno bene, tutti e due».
Un attimo di silenzio. Poi, Kincaid tornò a parlare:
« E voi…? Roy mi diceva che vi avevano preparato una festicciola a sorpresa…».
« Non è stato un gran problema…!». Kyle scosse la testa, incontrando un fugace sguardo di disapprovazione di Rally; si corresse: « Oh… va be’, in realtà ce la siamo vista bruttina. Non più di tanto, voglio dire, non era che un deficiente con la AB-10. È stato Radinov la ciliegina sulla torta. Lui si che ha seriamente rischiato di sorprenderci. Lui si che ha fatto uno show coi fiocchi!».
« Be’… almeno mi pare di aver capito che non ce l’ha con Rally per un motivo personale…».
« Grigorij Radinov? Oh, no!». Rally scosse la testa, con tono di disprezzo e sguardo analogo. « Lui è un professionista. Talmente professionista che non prova neppure il bisogno di vendicare sua sorella…».
« Ed è un bene!» le fece notare Kincaid. « Se ce l’avesse a morte con te davvero, a quest’ora saresti cadavere!».
Rally annuì mestamente.
« Roy? Lui dov’è, adesso…?».
« Oh, lui se n’è andato… è andato a portare Goldy al sicuro…».
Kincaid annuì piano. Fissò il tetto, e sentenziò:
« Altre novità…?».
« Oh, si!». Rally annuì vistosamente. « Oltre a Brian Ackeridge, anche Dorian Kerrigan era un fottuto pervertito. Con la differenza che a casa sua sono state trovate prove secondo cui aveva spesso rapporti sessuali con minori, oltre a detenere un enorme quantitativo di pornografia minorile. Sembrerebbe che i bambini che lui violentava siano anche stati uccisi, e adesso i tuoi uomini stanno facendo dei controlli incrociati su tutte le segnalazioni di ritrovamento di cadaveri di bambini e su tutti i casi di bambini scomparsi nell’area dei Grandi Laghi. Per quanto riguarda il sorvegliante più giovane, quello che si è messo a sparare per primo, niente lascia supporre che fosse anche lui un pedofilo, ma è risultato che il suo conto in banca sia stato generosamente rimpinguato di recente…!».
« Figli di puttana…». Kincaid emise un altro mugolio.« Sanno come usare la gente, e lo fanno. È già abbastanza anomalo il fatto che i pedofili si lascino manovrare così, che si offrano come manovalanza in cambio di…». Emise un altro mugolio.
Rally gli posò una mano sul petto per farlo star calmo:
« È il loro punto di forza, Mark. Gente usa-e-getta che si può abbandonare a se stessa senza troppi rimpianti. Il che blinda i capi dell’organizzazione…!». Abbassò lo sguardo. « Mi duole ammetterlo, Mark, ma… se non faranno qualche errore che li farà uscire allo scoperto, io dubito che riusciremo a mettergli le mani addosso…!».
Kincaid annuì, in silenzio per qualche secondo, poi fissò il soffitto:
« Andate, ora. Non è bene che stiate troppo qui».
Rally fece una smorfia, e guardò Kyle, che ricambiò. Poi fissò ancora Kincaid, che si sforzò di annuire nuovamente:
« Andate…».
La ragazza si alzò, imitata subito da Kyle, e fece un cenno con la mano:
« Riguardati, Mark. Segui gli ordini dei dottori e tutte le terapie, mi raccomando. Verrò a trovarti di nuovo prima di quanto credi…».
« Che cosa ti fa pensare che non lo farei…?». Kincaid si sforzò di sorridere.
« Il fatto che lei è dannatamente cocciuto!» rispose Kyle, ricambiando il sorriso.
Kincaid li guardò uscire dalla stanza. Quando furono sulla porta già aperta, li chiamò:
« Oh… Rally? Kyle?».
I due si girarono, e Kincaid lanciò loro uno sguardo il più emblematico possibile:
« Prendeteli!».
« Puoi contarci!» promise Rally.
« Non andranno da nessuna parte…!» fece eco Kyle.
- - -
Le ante della cabina dell’ascensore si aprirono di fronte a loro meno di un minuto dopo, per depositarli nell’affollata Hall dell’ospedale.
May li raggiunse il più velocemente possibile, dalla loro sinistra: era rimasta nella Cafeteria al piano terra, ad osservare da non troppo vicino le mosse di Roy Coleman e Jeffery Sheperd, i due sbirri in giubbotto antiproiettile e fucile a pompa che tenevano sott’occhio Goldy di Ferro.
« Se ne stanno andando ora…» disse all’improvviso, sorprendendoli appena uscirono dall’ascensore, facendo venire a Kyle un colpo tale che il ragazzo si chiese perché mai non gli era venuto d’istinto di tirar fuori la pistola.
Invece May si limitava ad indicare qualcosa davanti a loro; l’ampio corridoio piastrellato di cotto, con grandi porte a spinta in vetro.
Sheperd e Coleman camminavano quasi a passo, con i loro fucili a pompa a tracolla. In mezzo a loro, ammanettata, Goldy. Probabilmente era stata una misura precauzionale “imposta” da un sofferente Mark Kincaid.
Stavano per uscire, quando la porta in vetro a spinta si aprì di fronte a loro, ed una voce maschile, a Rally molto nota, rimbombò per la Hall dell’ospedale:
« Gloria Muso! Proprio tu, Goldy di Ferro, che piacere rivederti qui!».
« Oh, Gesù, dimmi di no…». Rally scosse la testa, con esasperazione.
« Cosa…» mormorò Kyle.
Ancora la voce conosciuta a Rally:
« Lo sai chi sono, Goldy, vero? Ti ricordi di me? Ma si, sono proprio io, quello che ha cercato di mandarti dentro!».
Rally si diresse a passo veloce verso l’uscita. Non era una corsa ma quasi, e Kyle dovette darsi uno slancio per starle al passo; ancora di più May, che si affrettò quasi inutilmente.
Ora Kyle, Rally e May, però, avevano una visuale migliore dell’avvenimento: Coleman, Sheperd e Goldy erano di fronte alla porta a vetri; l’unica cosa che si frapponeva tra loro e l’auto-pattuglia della polizia che li aspettava all’esterno, con la svampita poliziotta Kate e l’agente Baggins a bordo sui sedili anteriori, era William “Bill” Collins, Procuratore Distrettuale della città di Chicago.
Era rimasto più o meno come Rally se lo ricordava: giovanile, energico, sorridente, una faccia allungata che gli dava sempre l’espressione del “sicuro di se”, cosa che probabilmente era rimasto dall’ultima volta che lui e Rally avevano dovuto collaborare forzatamente. L’unica cosa che era cambiata era lo “stile esterno”: i capelli erano più corti e pettinati all’indietro, la barba incolta era sparita, e così i vestiti sgualciti da poliziotto, sostituiti da un completo molto più “ufficiale”, tipico di chi è costretto a darsi il contegno e l’aria necessarie a passare ore in tribunale di fronte a giudici, giurie, avvocati, pubblico vario.
« Oh, no…» stava dicendo Collins, per un istante rivolto a Coleman, con le mani mezze alzate ed una strana espressione dipinta in viso. « Non si preoccupi, capitano, sarò breve… no, volevo solo fare una domanda alla signorina Muso…».
Si girò di nuovo verso Goldy e il suo sguardo si fece ancora più penetrante, il suo senso dell’ironia ancora più arguto e pungente:
« Volevo chiederle se si ricorda di Douglas Sunshine!».
Rally, Kyle e May rimasero fermi, impietriti, ad osservare la scena di fronte a loro.
Bill Collins fece un ulteriore passo avanti, alzò il pollice e l’indice della mano destra a “mimare” una pistola; appoggiò proprio il dito indice dritto in mezzo agli occhi di Goldy ed urlò:
« BANG!».
Jeff Sheperd trasalì.
« È questo il giochetto che gli hai riservato, no?» sorrise Collins, senza spostare il dito da dove lo aveva appoggiato. « BANG! Era mio amico, lo sai?».
« Oh, mio Dio…». Rally scosse ancora la testa.
« BANG!». Collins non pareva intenzionato a smetterla, né a spostare il dito, né tantomeno ad abbassare il tono ironico ed accusatore con cui stava rinfacciando a Goldy un omicidio commesso non troppo tempo prima. « Me lo saluterai quando lo incontri, VERO, GOLDY?».
Chiuse gli occhi, come chi stia compiendo uno sforzo enorme, ed iniziò a farsi sentire ancora di più nella Hall dell’ospedale:
« BANG! BANG! BANG-BANG-BANG-BANG…!!!!».
« BASTA COSÍ!» tuonò Roy Coleman.
La sua voce rimbombò proprio come un vero colpo d’arma da fuoco per la Hall, ed ebbe l’effetto immediato di far riaprire gli occhi a Collins: il Procuratore Distrettuale si zittì, abbassò il dito dalla fronte di Goldy e rivolse uno sguardo cordiale a Coleman.
« La prego, signor Collins…» ringhiò Coleman, in preda all’esasperazione.
« Oh… oh, ma certo!». Collins sorrise, come niente di ciò che aveva fatto nel minuto precedente fosse in realtà accaduto. Si sistemò il bavero della giacca con una veloce mossa delle mani e mostrò la sua intera dentatura in un ennesimo, smagliante sorriso: «Buona giornata, signori!».
E si spostò di lato, lasciando liberi Roy Coleman e Jeff Sheperd di uscire, portando via Goldy.
Li osservò andar via, uscire dall’ospedale e salire sull’auto-pattuglia che li aspettava; quindi si girò di nuovo verso la Hall, d’improvviso puntò entrambe le dita di fronte a se ed esclamò:
« Ma è LEI!».
Rally rivolse un veloce sguardo a Kyle:
« Te lo dicevo, io…!».
Kyle fece una smorfia.
Collins li raggiunse a passo veloce, quasi di corsa, come loro quando erano usciti dall’ascensore:
« Rally! Rally Vincent! Lei e l’intera squadra! Dio, sei il mio mito!».
Le strinse la mano con energia:
« Come va la vita, ragazza? Non te la passi troppo male, vero? Oh, già… sai, quando ho saputo che ti sei fidanzata mi si è spezzato il cuore…».
Portò le mani al petto per un istante, muovendosi di lato con una falsa espressione di sofferenza dipinta in volto.
Commediante fuori luogo… pensò Minnie May.
Collins si girò a guardare Kyle, e gli rivolse un sorriso più morigerato, ma non per questo meno cordiale:
« Sei tu Kyle McKnight, giusto?».
Kyle annuì; si sentiva un po’ a disagio, inutile negarlo, nello stare a conversare così amichevolmente con una persona che non conosceva, che aveva troppa confidenza con la sua Rally e che, comunque, aveva dato un così indecoroso spettacolo di se in un luogo pubblico.
« Io sono William Collins, Procuratore Distrettuale…». Collins gli prese la mano destra e la strinse con energia. « Ma tu puoi chiamarmi Bill… come gli amici. Lo sai, ragazzo? A quanto mi dicono, tu e Rally siete la miglior coppia esistente sulla faccia di questo pianeta, come minimo. Voglio che siate felici insieme per sempre, capito il concetto?».
Kyle si sforzò di sorridere. Che cazzo, non gli riusciva proprio di biascicare una parola ch’è una con questo buffone…
Ci pensò Rally: posò con discrezione una mano sulla spalla destra di Collins per attirare la sua attenzione, e gli parlò con tono basso ed estremamente serio:
« Hai esagerato un po’, Bill. Hai fatto davvero una brutta figura, inoltre hai coperto di ridicolo Roy e Jeff Sheperd. Non è stata una bella azione…».
« L’ho fatto apposta, Baby!». Collins non fece sparire il suo sorriso a novantasette denti. « Non mentivo quando ho detto che Douglas Sunshine era mio amico. Abbiamo fatto all’ATF gli ultimi anni, assieme…!».
« Forse tu non ne sei al corrente, Bill, ma Roy Coleman…».
« Oh, non c’è bisogno che tu me lo dica, me l’ha già detto l’uccellino. Ma lei lo sta solo prendendo in giro, ed è mio preciso dovere farglielo capire. Tu sai come sono fatto».
Rally annuì appena percettibilmente, guardandosi attorno con aria distratta:
« E tu? Andavi a far visita a Kincaid?».
« Precisamente. Voi venivate da lì? Come sta?».
« Oh, se corri su lo trovi ancora sveglio. Non per molto, però. Gli serve riposo».
« Sarò una saetta… ma voi, piuttosto! Ho saputo del vostro ultimo… brutto incontro…!».
« Come se fosse una cosa nuova…». May roteò gli occhi.
« Progressi nelle indagini riguardo al Network?» chiese Rally.
« Molto pochi». Collins fece una emblematica smorfia. « L’uomo che avete steso fuori casa vostra… oh, a proposito, legittima difesa, non muoveremo un dito contro di voi… ma lo sapevate già, no? Dicevo, era un tipo strano, uno di Milwaukee, un mezzo sbandato. Un poveraccio, insomma. Risulta che abbia già fatto lavoretti del genere, prima, e in una macchina parcheggiata a quattro isolati da casa vostra la polizia ha trovato un gran bel pacco di soldi in contanti. Altra bassa manovalanza di strada, insomma. Prezzolata e spendibile, non possiamo ricollegarlo a niente. Ci rimangono solo questi russi, ma per ora sono latitanti, nessuna traccia di loro, salvo il vostro incontro ravvicinato con Radinov. Sembra quasi che ci stiano tagliando tutti i ponti!».
« Sanno che gli stiamo dietro…» azzardò Kyle. « …però la cosa mi puzza, Procuratore. Insomma, davvero le cose stanno come le vediamo? Mi spiego… finora questo… Network… ha ucciso Kurt Helfman per eliminare un testimone scomodo. Ma poi? Nient’altro che fallimenti. Tentano di uccidere Goldy per due volte e non riescono a fare altro che ammazzare gente che non c’entra e perdere uomini? Cercano poi di uccidere noi e mandano… un teppista di strada? Andiamo! Hanno alle loro dipendenze Grigorij Radinov, il più quotato assassino di professione sulla piazza. Se fosse così importante per loro eliminarci tutti, li avrebbero già usati! ».
« Che cosa hai in testa?». Collins si accigliò. La sua espressione era di profondo interesse.
Kyle rimase in silenzio per un secondo, pensoso, poi scosse la testa:
« È qualcosa che non quadra, Procuratore. È come se stessero mettendo in atto un depistaggio. Quand’anche avessero voluto soltanto spaventarci per farci desistere dalle indagini e non già ucciderci, io credo che avrebbero potuto benissimo usare metodi più persuasivi. Perché, personalmente, sono riusciti soltanto a stuzzicarmi di più!».
« Si, lo capisco…» ammise Collins, infine. « Ci sono ancora tantissimi punti oscuri, in questa faccenda, e lo sapete anche voi. D’altronde, potrebbero essere disorganizzati, una reazione dettata dal panico per essere stati praticamente scoperti. Come ha detto Rally, finché non prenderemo almeno uno dei russi, non ne verremo a capo, quindi, per ora, ci concentreremo su quello…!».
Qualcosa suonò, d’improvviso, emettendo tre Beep! in rapida sequenza; non era uno dei loro cellulari. Bill Collins s’alzò la manica della giacca e controllò il suo orologio da polso, che sembrava essere un Rolex. Premette un pulsante sulla cassa, e il Timer smise di trillare. Quindi rivolse a loro un sorriso amichevole, parlando con tono un po’ imbarazzato:
« Devo andare. Vi terrò informati su ogni sviluppo, ed anche voi, se aveste delle notizie, non esitate a chiamarmi. Piuttosto… non correte certi rischi. D’accordo?».
Silenzio. Collins salutò di nuovo tutti con uno dei suoi sorrisi, e riprese la sua strada.
Anche loro si allontanarono; ed erano sulla porta, quando la voce di Collins li richiamò:
« Oh… Rally?».
Rally si fermò, senza voltarsi. Nemmeno Collins si voltò; si limitò a parlarle:
« L’ufficio del Procuratore Distrettuale metterà una taglia su Dudcevsky e Radinov. Aspettatela pure entro ventiquattr’ore… anzi, di meno. Dammi giusto il tempo di far visita a Kincaid!».
Poi riprese la sua andatura.
Kyle guardò Rally in faccia, uno sguardo emblematico più che mai:
« Ora è di nostra competenza, no?».
« E Cristo, si!» ringhiò Rally, annuendo molto lentamente.
Uscirono dall’ospedale.
Le due persone che incrociarono nell’uscire, proprio sul piazzale del parcheggio, quasi non li urtarono. Una di loro si tirò indietro come per non cadere a terra:
« Oh… oh, Rally Vincent! Eravate dal capo, no? Come sta?».
Erano i Marshals Courtney Granger e Victor Ferretti. Rally si strinse nelle spalle:
« Potrebbe stare meglio. Ha avuto molta fortuna…!».
Courtney Granger annuì, e Victor Ferretti parlò all’improvviso, come se si fosse appena ricordato:
« Oh, signorina Vincent… il capo voleva che sapesse che… abbiamo parlato col Road Buster di quei Mini-Disc. Volevo dirglielo prima, ma poi sono successe tante cose…».
« Lo sappiamo già, a dire il vero…» replicò immediatamente Kyle. « Ci ha già informati il tenente Sheperd. « Avete novità, al riguardo…?».
Il ragazzo era speranzoso, e Ferretti fu mesto nel deluderlo:
« No, purtroppo. Con i corrieri, è sempre lo stesso problema. Il Road Buster non si trova da solo i lavori. Ha una procuratrice, che gli manda messaggi di Posta Elettronica…».
« Come ha sempre fatto…» sospirò Rally. « Riguardo alla procuratrice…?».
« Edge, si fa chiamare…!». Victor Ferretti fece una smorfia. « S’incontrano di tanto in tanto. Bandit non sa il suo vero nome, ovviamente la riconoscerebbe, ma dice che si può fidare, da quanto gli è parso di capire. Lei è in una… posizione molto sicura!».
Kyle annuì mestamente, e scavalcò con lo sguardo i due Marshals; osservò l’auto con cui erano arrivati lì, una Cobra GT500 sportiva che apparteneva a Rally, e l’auto che era parcheggiata alla destra di quella, una berlina Chevrolet nera che era sicuramente dei Marshals, ferme a cinque, sei metri da loro.
Un’altra berlina, una Mercury dello stesso colore, era parcheggiata alla destra della berlina dei Marshals. All’interno, c’erano due uomini; Kyle non poteva vederli bene, perché i vetri della Mercury erano semi-oscurati, ma poteva distinguere le loro sagome: gli davano le spalle, erano presumibilmente della stessa altezza e indossavano abiti dello stesso colore.
« È gente vostra, quella della Mercury?» Kyle indicò l’auto con un cenno della mano.
Ferretti si girò a guardare solo per un istante e rispose:
« Cosa… oh, no, quella è l’auto del Procuratore Collins. Devono essere suoi guardaspalle, da quanto dicono ultimamente si è fatto un sacco di nemici nella criminalità organizzata…!».
Kyle annuì lentamente, e seguì dopo un istante Rally e May che si allontanavano già verso l’auto sportiva verde e bianca di Rally.
Mentre salivano sull’auto, Kyle fece una smorfia:
« Dici che avere una taglia sulle loro teste ci aiuterà a trovarli, Rally?».
« Oh, al contrario, amore!» Rally mise in moto. « Ci renderà tutto più difficile. Si nasconderanno come topi di fogna!».
La Cobra uscì dal parcheggio; mentre si stavano allontanando con l’auto dalla zona dell’ospedale, Rally mise per un istante la mano destra sulla gamba sinistra di Kyle, e parlò con tono deciso:
« Ma ciò non toglie che li troveremo comunque, Kyle. Loro, e tutti i porci per cui lavorano!».