11 / 02
Kyle entrò nella saletta da pranzo di casa Vincent che profumava di fresco, come appena uscito dalla lavatrice. Era sua buona abitudine curare molto la sua igiene personale, ogni mattina almeno se non più volte al giorno, e gli piaceva soprattutto da quando poteva farlo assieme a Rally.
May aveva preparato la colazione, come quasi ogni mattina, e Rally era già lì da un paio di minuti. Kyle entrò fischiettando la famosissima marcetta della Guerra di Secessione When Johnny Comes Marching Home, e Rally alzò la testa a guardarlo:
« Questa entrata significa che hai un piano, generale?».
« Molto probabile, mia cara!». Kyle si sedette di fianco a lei, sorridente, e le prese una mano con dolcezza. « Molto, molto probabile! Ma questo ovviamente dipende dalla… collaborazione che potrà darci il Procuratore Collins e qualche tuo informatore, perché, vedi, io non ci penso nemmeno ad entrare in qualche Chat-Line fingendomi un pedofilo per contattare il Network!».
« Né io te lo lascerei fare, quelli fiuterebbero l’imbroglio a miglia di distanza!».
« Appunto. Per come la vedo io, però, se la polizia non si sbriga a catturare questo Dudcevsky, o come si chiama lui, sarà l’unico modo di agganciarli. Certo, interessante sarebbe sapere chi li fornisce, Goldy parlava di thailandesi… un bell’attacco frontale risolverebbe un bel po’ di questioni… se non fosse, se non fosse…».
« Non stare lì a lambiccarti il cervello, Kyle…» gli disse Rally, dolcemente.
« No… no, non funzionerebbe» Kyle scosse la testa, lo sguardo fisso nel vuoto di chi ragiona per risolvere un rompicapo d’importanza vitale « No, da quanto ho capito il Network sta cercando di staccarsi dai suoi fornitori, e nel peggiore dei modi, vuole metterglielo in culo alla grande, insomma. No, tagliargli i liquidi non servirebbe a niente, quelli hanno già iniziato a mettere altre radici. Mi fanno schifo».
Bevve un lungo sorso di succo d’arancia. Seduta alla sinistra di Rally, e praticamente di fronte a lui, May fece una smorfia:
« Hm, ecco Kiefer McKnight il Grande Cacciatore che è tornato in pista!».
Kyle vuotò il bicchiere di succo d’arancia Sunkist e lo posò sul tavolo, allungando l’altra mano per prenderne un’altra bottiglietta:
« No, questo è Kyle McKnight quello col sale in zucca, che parla. Quello che dici tu è già in giro col fucile a stanarli uno per uno!».
« Allora se la passa male… se non c’è riuscita la polizia, figuriamoci che figura starà facendo lui!».
Kyle annuì mestamente; aveva appena aperto la bottiglietta di succo d’arancia, e stava per mettersi a mangiare le uova al bacon, quando Misty Brown fece capolino nella stanza:
« Ehi, Rally…!».
Rally si girò. Lei le lanciò il telefono Cordless, che Rally prese al volo:
« Il tenente Sheperd, dice che è urgente».
Rally annuì, rivolgendole un sorrisetto di ringraziamento. Quindi posò il Cordless sul tavolo ed attivò il dispositivo Viva-Voce:
« Jeff…? Ci sei?».
Il telefono gracchiò con tono basso, la voce di Jeff Sheperd arrivò un po’ distorta:
« Oh, Rally, grazie a Dio, pensavo che non avrei fatto in tempo prima di partire…».
« Partire…?» Rally inarcò un sopracciglio « Jeff, che succede?».
« Oh, non ho molto tempo, è che… insomma, stanotte hanno cercato di ammazzare Goldy, al Chicago-Read. Dieci a uno che è stato il Network dei pedofili, perché ha parlato con noi. Comunque sia, lei si è salvata. Ci è andato di mezzo uno psichiatra, ed ora Kincaid la ha fatta inserire nel Programma Protezione Testimoni e l’ha affidata… Gesù, roba da non crederci…».
« Jeff…?».
« L’ha fatta affidare a Roy, ti rendi conto? Cristo Santo, è come se quei tre si fossero messi d’accordo, non sembra anche a te?».
« Cosa?» esclamò Kyle, al colmo dell’incredulità. « Volete dire… che Goldy torna libera?».
« Oh, libera no, non ancora, almeno. La prende in custodia Roy. Vuole trasformare casa sua in una residenza sicura… stiamo andando a prenderla al Chicago-Read, Kincaid la vuole…».
Silenzio, per due lunghi secondi. Kyle emise un sospiro tra i denti stretti in un ringhio, prima che la voce di Sheperd tornasse dal telefono:
« Oh, e abbiamo altre novità: i ragazzi di Kincaid hanno scoperto chi ha consegnato i filmati a Fulton Beauregard, quello che è morto assieme al dottor Ackeridge: è stato il Road Buster…!».
« Cazzo…» sibilò ancora Kyle, a denti stretti.
« Lo hanno interrogato…» riprese Sheperd. « Ricorda Beauregard e ricorda la busta gialla, ma non ha controllato cosa c’era dentro. Del resto, non lo fa mai. Non ci sono sue impronte da nessuna parte, e per quel che ci riguarda, sta dicendo la verità. L’utilizzo di un corriere farebbe supporre che il “quartier generale” del Network si trovi fuori Chicago. Gli uomini di Kincaid hanno seguito all’indietro il percorso del pacchetto con i Mini-Disc, fino all’ufficio postale da cui li ha ritirati Bean, ma non sono riusciti a risalire più a monte…!».
Passi, in sottofondo. Silenzio per un altro istante, infine la voce di Sheperd, più affrettata:
« Fuori di li… scusate, devo andare…!».
La comunicazione si chiuse. Loro rimasero per un paio di secondi ad ascoltare il Cordless che trillava a Viva-Voce con l’intermittente squillo grave della linea caduta, prima che Rally si decidesse a spegnerlo con un gesto di stizza e a riconsegnarlo a Misty Brown.
« Non tutto il male viene per nuocere, forse…». Kyle roteò i profondi occhi dalle iridi viola chiaro e portò una mano alla fronte come colto da un’improvvisa fitta di mal di testa. « In fondo è meglio se cercano di tenere viva Goldy… senza farsela scappare, magari. È l’unica testimone che abbiamo, e in tribunale la sua parola avrebbe molto peso…!».
« Già…». Rally guardò Kyle con un’espressione che tradiva il suo indispettimento. « Fatto sta che io preferirei che quei porci non la vedessero mai, un’aula di tribunale!».
« E magari neanche Goldy!» aggiunse May.
« E su questo siamo d’accordo» ammise Kyle. « Però, se davvero volevano eliminare un testimone… così come lo è Goldy, lo siamo anche noi, giusto?».
« Ecco, lo vedi?» esclamò May, trovata conferma ai suoi timori. « Hanno iniziato!».
« E noi finiremo!» rispose Kyle, battendo piano il pugno sul tavolo, con aria decisa. « Soltanto un po’ di tempo e di fortuna per trovarli, ci serve. Nient’altro che quello!».
« Oh, già, certo, così è facile parlare…» obiettò ancora May. « Ma se la fortuna non arrivasse? Kyle! Non funziona tutto come nei film!».
« E nemmeno come sui campi di battaglia…!» fu costretta ad aggiungere Rally, seppur con tono basso, quasi dispiaciuto, ed accarezzando dolcemente la mano di Rally.
« Vi siete coalizzate?» ridacchiò Kyle spostando velocemente lo sguardo da una all’altra, salvo poi tornare serio. « Lo so, non dubitatene. Solo… solo è come se fossimo così vicini… ma allo stesso tempo lontanissimi…».
Abbassò la testa in un’espressione corrucciata e sconfitta, che intenerì ancor di più Rally, a tal punto che gli accarezzò la testa e fu quasi per saltargli addosso e riempirlo di baci:
« Ehi, campione… ci stai a venire con noi in negozio, oggi? Mi faresti comodo…!».
Kyle rimase per un istante in silenzio, a guardare la sua amata negli occhi; quindi, con un gesto di stizza, colpì il piano del tavolo:
« Ma si… togliermi dalla testa quei porci per un po’ mi farà bene».
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È stato deciso che sarà un’azione contemporanea, il più possibile.
Per quel che ne sapevano, i poliziotti sarebbero andati a prenderla con un elicottero, piuttosto che rischiare un assalto sull’Interstatale come era già successo nel mese di luglio ad un gruppo di Marshals.
Grigorij Radinov non si sarebbe mai comportato così. Secondo il suo punto di vista, Hans Burckhardt era stato un’impaziente testa di cazzo, troppa la sua fretta di risolvere il contratto, poca la voglia di mettersi a pensare alle conseguenze.
Ma lui no. Lui. L’odore che si sprigionò dalla carta gli fece venire in mente quello due, ora lui era il migliore sulla piazza. Anche se non era troppo contento di esserlo in quelle circostanza.
Dava loro il tempo, comunque: Rally Vincent e i suoi avranno la loro sorpresa quando i poliziotti saranno già in volo e non potranno essere allarmati; certo, resta il dubbio del se quel cretino al Chicago-Read si comporterà come si deve, stavolta, anziché ammazzare uno qualsiasi.
Fino al giorno prima, tutto era andato per il verso giusto. L’uomo che era stato mandato a fare il lavoro nella cella di Goldy era lo stesso che il suo capo e Fedor Dudcevsky avevano minacciato qualche giorno prima nei sotterranei segreti del capannone sul lago. Il dottor Mason Dandridge non si era trovato lì per caso: dal loro precedente contatto, il dottor Brian Ackeridge, si erano fatti dare la tabella degli orari dei giri di ispezione dei medici di turno, ed avevano dato istruzioni al loro uomo perché facesse il suo lavoro a quell’ora, e solo a quell’ora. Gli era stato detto che a quell’ora il medico era già passato, perché il loro uomo era uno che non si sprecava a controllare. Gli era stato detto che avrebbe avuto tutto il tempo di finire il lavoro e sparire… ed invece era stato ucciso il dottor Dandridge. Proprio come era stato programmato, o quasi: il loro uomo doveva tentare l’omicidio e fallirlo, perché colto sul fatto. Che il dottor Dandridge venisse ucciso, non era proprio nei programmi… ma la cosa era molto secondaria. L’importante era che adesso tutti, a cominciare dagli sbirri e dai federali per finire con Goldy di Ferro e il gruppo di cacciatori di taglie comandato da Rally Vincent, erano convinti di essere nel mirino di una potente organizzazione dedita al traffico di pedo-pornografia.
Ma ora basta con i ragionamenti, Grigorij. Stanno uscendo.
Stiamo a vedere se questo coglione sarà all’altezza.
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Misty Brown chiuse loro la porta alle spalle, dopo aver augurato buona giornata. Erano le nove del mattino, di una giornata invernale limpida ma fredda, e c’erano tutti i presupposti perché il termometro scendesse sotto lo zero nella zona di Chicago e dintorni, quel giorno. Comunque, loro erano bene imbacuccati; nel negozio, che avrebbero aperto tra mezz’ora, c’era l’aria condizionata, ed anche in macchina. Di soffrire il freddo non se ne parlava neanche.
Fu May la prima a notarlo. A dir la verità, Rally non se ne accorse neppure, andando verso l’auto, e nemmeno Kyle, chino sulla porta a raccogliere il giornale che il garzone ogni giorno consegnava avvolto in una bella busta di plastica.
Rovistava tra i rifiuti, nel bidone di metallo di fianco alla porta di casa Vincent. La cosa strana, però, era che non sembrava affatto un barbone. Piuttosto uno spazzino, ma che stesse rovistando in quella maniera…
Fece un passo verso di lui, con le sue piccole manine sprofondate nelle tasche del suo Bomber per il freddo intenso che gliele tagliava letteralmente come una lama di rasoio.
Lui alzò la testa, lasciò perdere il bidone della spazzatura e la guardò solo per un istante; per poi girarsi verso Rally, che gli dava le spalle.
Kyle alzò la testa, vide il movimento con la coda dell’occhio e scattò.
L’uomo lo notò soltanto all’ultimo momento, ma non potè fare nulla per evitare che Kyle gli bloccasse il braccio destro mentre May estraeva la sua piccola Detonics, che pareva fatta apposta per le sue manine, e gli sparava alla tempia sinistra, facendogli esplodere la testa a pochi centimetri dal naso del ragazzo di Rally.
La quale Rally si girò di scatto, finendo immediatamente in ginocchio, con la CZ75 già estratta e puntata verso la direzione da cui era provenuto lo sparo.
« Oddio…» mormorò May, abbassando la sua piccola Detonics e facendo un passo indietro. « Oh, mio Dio, l’ho ucciso, gli ho sparato… che cosa…».
Rally si alzò di scatto. Corse verso la ragazza, che rimaneva immobile a guardare Kyle chino sul corpo dell’uomo, e le urlò in faccia, disorientata quanto lei e forse di più1:
« MAY! MA CHE HAI FATTO?».
Kyle si alzò, rivolgendo al cadavere solo un’ultima occhiata:
« Aveva le sue buone ragioni. Guarda qui…!».
Rally si voltò, e vide che Kyle indicava un’arma stesa a terra, ancora per metà tra le dita della mano destra del cadavere dell’aggressore.
In effetti, pareva una mitraglietta, ma più compatta di una comune mitraglietta. Era di color nero, ed aveva un lungo caricatore.
« Che ne pensi?» Kyle fece una smorfia.
« Pistola semiautomatica IntraTec AB-10 da Nove Parabellum» riconobbe Rally, immediatamente. « È una bella merda». Si girò quindi verso la sua giovane amica: « La stava puntando contro di te, May?».
« No…» May scosse la testa, convulsamente. « Non mi ha neppure guardata…».
« La stava puntando contro di te!» aggiunse Kyle. « E dieci a uno che non è stato un atto spontaneo. Quest’arma è legale, ma non credo che questo tipo l’avesse legalmente …».
Non fece in tempo a finire la frase.
« Bravi!» fece una voce maschile, rivolta manifestamente a loro, col sottofondo di un rumore di passi in avvicinamento e quello di due mani sbattute assieme in una ironica parodia d’applauso. « Ma che bravi! I mie complimenti più vivi, signori!».
Sia Kyle, che Rally che May si girarono di scatto. E lo videro.
Sotto i loro sguardi increduli, l’uomo veniva avanti verso di loro, apparentemente venuto fuori dal nulla. Ma dove si era appostato?
Era un uomo abbastanza alto, sulla trentina, con i capelli biondicci raccolti in un codino dietro la testa. I lineamenti erano inconfondibilmente quelli delle popolazioni dell’Europa dell’Est, ma la carnagione non era eccessivamente pallida. Gli occhi erano nascosti da un paio di occhiali da sole a specchio dall’aria molto costosa, e costoso sembrava anche il completo che aveva addosso, che lo faceva sembrare John Travolta in Pulp Fiction, con tanto di cravattino texano a due nastri.
Si mostrava in tutto il suo aspetto minaccioso, applaudendo lentamente e parlando in maniera così freddamente ironica che la minaccia che voleva trasparire non era neanche lontanamente velata:
« Ma bravissimi… siete riusciti ad evitare un agguato quasi perfetto… certo, niente di speciale, ma l’elemento sorpresa ne fa fuori anche di molto esperti, sapete?».
Un attimo di silenzio. Rally strinse i denti, ammiccò, e strinse la presa attorno al calcio della CZ75:
« Grigorij Radinov, presumo…!».
« In carne ed ossa…!». Radinov smise di battere le mani, e per un istante rivolse ai tre un gelido sorriso, ma non abbandonò il tono di voce freddamente minaccioso. « Se aspettate la cavalleria cascate male. Potrei uccidervi tutti e tre ora, e trovarmi ad Hammond prima che arrivino gli sbirri. Non credo che qualcuno dei vostri vicini li abbia chiamati per quello sparo!».
Radinov si esibì ancora in un sorrisetto satanico, alzando per un istante le mani nell’atteggiamento tipico di chi “io non c’entro niente”. Rally rispose con una smorfia:
« Molto carino, Radinov. Davvero molto. Solo una cosa mi piacerebbe sapere: di chi sei il fattorino!».
« Sorry, signorina Vincent!». Radinov avanzò di un passo e scosse la testa. « Niente da fare. È un nome che non posso fare!».
Silenzio.
« Almeno la professionalità dovrà riconoscermela, Vincent!». Radinov sorrise ancora, cattivissimo.
« Quello che non capisco…». Rally scosse la testa, accentuando l’odio nel suo sguardo come solo lei era in grado di fare. « È perché un professionista come te lavori per una banda di pederasti!».
« Proprio perché sono un professionista, Vincent. Vengo pagato, e non mi intrometto nelle “attività” dei miei datori di lavoro, anche perché per fortuna a nessuno di loro è mai venuto in mente di coinvolgermici. Inoltre faccio poche domande, e non dico più di quanto mi sia richiesto. Su questo frangente, Paul Grice sarebbe fiero di me!».
« Mi stupisco anche che tu sappia chi è Paul Grice, razza di bastardo…!» ringhiò Kyle.
« Oh, il signorino McKnight!». Radinov gli rivolse un’occhiata quasi riverente. « Sono i vantaggi di un’istruzione classica, non è così, McKnight? È stupefacente come i licei americani siano al livello delle migliori università europee, ma è anche vero che il vostro sistema scolastico è un po’ diverso dal nostro… io ho fatto la scuola sotto Breznev, Andropov e Gorbaciov, e se l’Occidente deve riconoscere qualcosa all’Unione Sovietica questa è proprio il livello altissimo dell’istruzione Media e Superiore. Tu sei colto e intelligente, McKnight. È un peccato doverti…».
« Non ci contare!».
Fredda come mai, in due secondi, Rally estrasse la sua CZ-75, l’alzò contro Radinov e sparò. Sei volte.
Ogni volta che un proiettile lo colpì al petto, Radinov ebbe come un sussulto, piegandosi leggermente su se stesso ed indietreggiando. Finché, al sesto colpo, inciampò sul gradino marciapiede alle sue spalle; perse l’equilibrio e cadde a terra di schiena, con un tonfo.
La cacciatrice di taglie, fredda come il ghiaccio, abbassò la pistola e guardò Radinov steso a terra come se volesse sputare sul suo cadavere.
Accanto a lei, May la fissava con sguardo stralunato, bocca leggermente spalancata. Non era da Rally… poi spostò lo sguardo su Kyle, che aveva a sua volta estratto la Norinco 77-B e la teneva bassa, stretta con entrambe le mani, in guardia Low-Ready. Anche lui fissava con astio il corpo steso a terra, poco distante.
« Sogni d’oro, brutto bastardo» sibilò Kyle.
Era stata una reazione automatica ed istintiva, ponderò May. Quell’uomo aveva minacciato Rally, minacciato il suo amore… solo adesso May pensava di star afferrando cosa era davvero il sentimento che legava Rally a Kyle, e viceversa. Quando il suo ragazzo era stato minacciato, la cacciatrice di taglie non aveva avuto alcuna remora a fare secco quell’uomo come un cane
Un rombo sordo, in avvicinamento, ruppe l’aria in quello stesso istante, spezzando il filo dei pensieri di May. Il rombo del motore di un mezzo pesante. Kyle, Rally e May si girarono verso la direzione da cui proveniva il rumore dell’autotreno in avvicinamento, la loro destra.
Grigorij Radinov alzò la testa. La bocca chiusa, stretta in una smorfia di rabbia, lo sguardo freddo reso invisibile dagli occhiali a specchio. Rally lo notò con la coda dell’occhio, ma allo stesso tempo inconfondibilmente, mentre alzava una pistola semiautomatica.
« HA UN GIUBBOTTO ANTIPROIETTILE!» urlò Rally, e in un lampo si lanciò a terra, afferrando Kyle per i pantaloni in modo da tirarlo giù con se.
Capita l’antifona, Kyle si lasciò condurre giù, ed anche May tornò a chinarsi dietro l’ormai malridotta Mustang di Rally.
Radinov sparò, tenendo la pistola con una mano sola. Fece fuoco sei volte, tanti colpi quanti gliene aveva sparati al petto Rally; i primi tre proiettili sfiorarono le teste di Kyle, Rally e May, gli altri quattro andarono a colpire la carrozzeria della Mustang, bucarono i finestrini e gli sportelli, fischiando sopra i tre stesi a terra.
« Cazzo…» ansimò Kyle, alzando la sua pistola Norinco 77-B per quel che gli permetteva la strana posizione prona in cui era costretto per ripararsi. « Cazzo, cazzo, cazzo…».
Il rombo del motore in avvicinamento si fece assordante, ed in breve loro ebbero la visuale di un grosso camion della spazzatura che veniva giù per la strada ad enorme velocità.
Radinov si esibì in una capriola all’indietro, levandosi dalla strada e finendo in piedi sul marciapiede, come un perfetto funambolo da circo.
Il camion dei rifiuti impattò in pieno contro un’auto parcheggiata di lato al marciapiede, all’imbocco di un vialetto, togliendola di mezzo. Kyle si alzò e sparò due volte con la sua Norinco; i proiettili rimbalzarono sul cassone, poi il camion coprì loro la visuale di Radinov, e dal finestrino della motrice sporse la canna di un’arma automatica che sparò una raffica poco precisa: i proiettili fischiarono molto sopra la testa di Kyle, che continuò a sparare proiettili a punta metallica contro il camion, ottenendo soltanto rumori metallici di rimbalzi, scintille e piccole tracce grigie e scalfitture sul metallo bianco del cassone.
Tuttavia, Kyle seguì con lo sguardo, e con l’arma, il camion. Perfino quando, dopo che ebbe superato la loro auto, si rese conto che Radinov era sparito.
Rally si alzò, puntando contro il camion la sua CZ75, e fu a quel punto che lo videro.
Radinov era sul camion si teneva con la sola mano destra alla scaletta sul retro del cassone, vicino al punto di ribaltamento dei bidoni dell’immondizia. La pistola l’aveva infilata alla cintura. Sorrideva, ed accennava un beffardo saluto militare con la mano libera.
Rally e Kyle aprirono il fuoco contemporaneamente. Radinov balzò in avanti.
Una ventina di proiettili colpirono il punto in cui Radinov era rimasto “appeso”, ma rimbalzarono sul metallo perché lui si era già messo al sicuro buttandosi nel cassone dei rifiuti.
Il camion acquistò velocità fino in fondo alla strada, prese strettissima una curva a sinistra e sparì dalla loro vista. Di lì a poco smisero anche di sentirne il rumore, sostituito da quello delle sirene della polizia che, finalmente, le sirene della polizia che si facevano sempre più vicine.
« FIGLIO DI PUTTANA!» Kyle agitò le braccia in un gesto di stizza.
Rally gli rivolse uno sguardo comprensivo e sospirò, quindi rinfoderò la CZ75 e gli passò un braccio attorno alle spalle per tranquillizzarlo. Voleva davvero abbracciarlo e baciarlo, ora, perché gli sembrava seriamente sul punto di mettersi a piangere per la rabbia.
May rinfoderò la sua piccola Detonics e fece una smorfia pensosa. Poi rivolse il suo sguardo verso Rally e parlò con uno strano tono, squillante e neutro:
« Ehi, com’è che hai i capezzoli dritti?».
Kyle inarcò le sopracciglia in un’espressione di dubbio; Rally rivolse a May un’occhiata carica di esasperazione, mentre due auto-pattuglie della polizia, accompagnate da un’ambulanza e un’autobotte dei vigili del fuoco, si fermavano a meno di dieci metri da loro.