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Well, don’t you know ‘bout that Bird…

Well, ev’ry body knows that the Bird is the word…

The Trashmen. Musica primi anni ’70. Surfer Bird, colonna sonora del film di Stanley Kubrick Full Metal Jacket. A Kyle piaceva perché, nel film, faceva di sottofondo alle scene di guerriglia urbana durante la visione delle quali, una volta, a casa, suo padre se n’era andato all’improvviso. Il giorno dopo, Kyle lo aveva preso da parte e gli aveva chiesto se il Vietnam fosse davvero così, e lui gli aveva sferrato un pugno al petto. Così, improvviso e forte, che Kyle, che ancora era un bambino, non aveva veramente capito fino ad un certo punto della sua vita; un pugno che l’aveva lasciato steso a terra per un lungo quarto d’ora incapace per lungo tempo di respirare, mentre lui, in piedi lì accanto come un mostro o un boia, lo guardava con aria assassina e viso nero. Poi, più tardi, suo padre gli aveva chiesto scusa, era in lacrime ed era più che sincero, e lui aveva fatto finta di accettare le scuse… ma in realtà l’odiava per quel pugno. L’aveva odiato allora e fino alla fine della sua vita, continuava ad odiarlo e l’avrebbe odiato fino alla fine dei tempi. E non solo per quello, ma anche per una gioventù fatta di soldati ed abbandono, e per i suoi affari sporchi che l’avevano portato a sacrificare se stesso e tutta la sua famiglia, lasciando lui, Kyle, solo ed in pericolo.

Quando questo era accaduto, nel 1992, il Generale di Divisione Peter Malcolm McKnight dell’Esercito degli Stati Uniti era già invischiato nel giro di Goldy, in fondo, e non poteva aspettarsi di più da un uomo che, pochi minuti prima che gli venisse rivolta quella domanda, aveva ricevuto intimidazioni telefoniche da un altro funzionario governativo per la consegna di un carico d’armi che non voleva consegnare. Ma, se davvero quasi dieci anni dopo avrebbe sacrificato se stesso e tutto ciò che aveva per sganciarsi da quell’organizzazione, per il bene della sua famiglia anche se poi in realtà l’aveva condotta alla rovina, a maggior ragione non aveva nessun motivo di comportarsi così con lui, di scaricare su un bambino il peso del suo stress, dei suoi fallimenti, della sua sporcizia.

Chiedere a Coleman se il Vietnam era davvero così? Escluso. Meglio guardare ancora Full Metal Jacket e farsi un’idea. Che schifo, se la vita militare è quella, meglio non farla.

Finì la canzone. Kyle si tolse le cuffie collegate al suo Notebook Acer dell’ultima generazione Acer e disattivò con un clic del tasto sinistro del mouse il programma WinAmp per la lettura e l’ascolto di files musicali MP3.

Bella cosa, i programmi come WinMX per scaricare la musica dai servers in rete. Si possono trovare cose interessanti, come Paint It Black e Like a Rolling Stone dei Rolling Stones, o Sin City di Meredith Brooks, quella che chiude il film Snake Eyes di Brian De Palma.

Snake Eyes. Omicidio In Diretta: Nicolas Cage e Gary Sinise.

Il film preferito di Kyle McKnight, Snake Eyes, immediatamente prima di Full Metal Jacket di Stanley Kubrick e Body Double, Omicidio a Luci Rosse, ancora di De Palma, l’Artista.

Rimanere da solo in camera da letto ad armeggiare al computer, con Rally al lavoro, era la peggior tortura che Kyle potesse concepire. Specie se Rally, anziché lavorare, preferiva passare il pomeriggio a tentare di incassare un assegno in una banca del centro che, sapeva, poteva essere rapinata da un momento all’altro.

Paranoico. Rally ha LA PISTOLA.

Un flash attraversò la sua mente, un flash targato 10:15 AM, CENTROCITTÀ CHICAGO, 25 OTTOBRE 2001. Soggetto del flash: Kurt Rudolph Helfman. Catturato e rinchiuso nell’Istituto Psichiatrico Chicago-Read, dove probabilmente sarebbe rimasto perché infermo di mente.

Figlio di puttana. Spero che ti uccidano dentro, se non ti condanneranno a morte.

Spero che all’inferno ti facciano provare quello che hai fatto provare a quei poveri bambini.