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« Eccolo qua» fece Mark Kincaid, allungando l’assegno a Rally Vincent « Sono quattrocentomila tondi per la cattura di Kurt Helfman. Godeteveli, gente… ehi, bell’anello! Te l’ha regalato Kyle?».
Rally sorrise, guardandosi la mano destra:
« Be’… effettivamente si…».
Kincaid si girò da un’altra parte e sorrise:
« Fai sul serio, ragazzo!».
« Non ho mai agito diversamente» Kyle McKnight si passò una mano tra i capelli « Dica un po’, Marshal, non è che ci stiamo sbagliando? Siete sicuri che quella testa di cazzo sia l’assassino dello Zefiro? Mi è parso un po’ troppo facile fermarlo!».
« Puoi andare a casa sua e controllare la cella frigorifera nello scantinato, se ti va».
« Ah… no, grazie, stamane mi sono scordato di saltare la colazione».
Rally si guardò attorno, fissando Kyle e Kincaid con aria stralunata, e scosse la testa:
« Un momento, alt, alt, alt! Informazioni, per favore! É la prima volta che incasso una taglia senza sapere chi ho preso!».
« Hai preso Kurt Rudolph Helfman, Lo Zefiro. Era sulla lista dei dieci maggiori ricercati dall’FBI». Kincaid fece una smorfia: « “Zefiro” è il soprannome che gli hanno dato gli inquirenti perché per anni è rimasto imprendibile come il vento. Abbiamo prove che abbia stuprato ed ucciso ventisette tra bambini e bambine di età inferiore ai quattordici anni, negli ultimi due anni e mezzo, spostandosi di stato in stato; ha agito in Illinois, Iowa, Wisconsin, Michigan, Indiana e Minnesota, e due vittime anche in Canada: una appena oltre il confine, a Sault Sainte Marie, l’altra a Toronto. Altissimo caso di simbologia sessuale nel Modus Operandi: dopo lo stupro, uccisione con un colpo di fucile alla nuca, sempre alla nuca, poi asportazione dei genitali con un coltello da pesca. Sia il fucile che il coltello sono simboli fallici, il che farebbe pensare a violenze sessuali subite durante l’infanzia, anche se non abbiamo prove di denunce tali nei confronti di nessuno dei suoi parenti o insegnanti, e nessun interessamento all’epoca dei Servizi Sociali, prima che venisse scoperto. Per quanto riguarda le mutilazioni e l’uccisione, sono sfoghi del senso di colpa: purificazione della vittima, trasformazione in essere perfetto ed asessuato, come un angelo, attraverso l’asportazione dei genitali. Poi colpo d’arma da fuoco alla nuca con proiettili a punta cava, perché il foro d’uscita distrugga la faccia e renda la vittima immemore di quello che ha subito, almeno simbologicamente. Ovviamente conservava i genitali mutilati delle sue vittime per una sorta di… rituale di espiazione: li cucinava e se li mangiava».
« Gesù Cristo, Kincaid…!» mormorò Kyle.
Rally chiuse a sua volta gli occhi e scosse la testa un istante:
« Come mai è diventata cosa di tua competenza?».
« Lo avevano preso dieci giorni fa, ma è scappato. È rientrato a casa sua, ha sgozzato i due agenti di piantone e si è armato. E ha fatto in tempo a colpire ancora, una bambina di sette anni in centro città appena uscita di scuola, prima che lo intercettassimo di nuovo».
« È tutto…?» Kyle si alzò, lentamente « Non vorrei essere scortese, Marshal, ma la sua dovizia di particolari mi ha fatto venire l’impellente bisogno di restituire la colazione dove l’ho presa!».
« Oh… mi dispiace, ragazzo… si, potete andare!».
Rally si alzò, e strinse la mano a Kincaid:
« Dove sta, adesso?».
« Dove deve stare, al Manicomio Giudiziario di Stato. Oh, dovrete testimoniare al processo, ricordatevelo. Vi farò arrivare un mandato di comparizione ufficiale, non vi occuperanno troppo tempo. Al massimo vi chiederanno perché spuntavate con la Mustang da una strada a senso unico, ma non credo che questo sia giudicabile come errore procedurale e possa far scarcerare quel bastardo».
« Oh, anch’io…» annuì Rally, sorridente per quanto fosse proprio sorridere in una situazione del genere. « Soltanto, Mark… cercate di non farvelo scappare di nuovo, ok? Non… mi andrebbe troppo di ritrovarmelo di nuovo in giro per la città…».
« Non succederà. Te lo prometto!» Kincaid si esibì in un sorriso amichevole di rimando.
Rally si alzò con un gesto fluido, affascinante. Fece per congedarsi, e stava per girare i tacchi assieme a Kyle, quando la voce di Mark Kincaid la richiamò alle spalle:
« Oh, Rally…? Per favore, prima di andar via, vorresti darmi il tuo parere su questa?».
Incuriosita, Rally si avvicinò a lui seguita da Kyle. Dietro la sua scrivania, adesso, Mark Kincaid stava porgendole un foglio bianco di carta che portava soltanto, in alto, l’intestazione dello United States Marshals Service, e la dicitura dell’Ufficio Territoriale di Chicago. S’avvicinò anche Kyle, che, così come la sua amata cacciatrice di taglie, lesse sempre più velocemente e sempre più incredulo il testo della lettera, battuta a computer:
Chicago, IL - 10/25/2001
Alla cortese attenzione di:
James L. Whigham, Sovrintendente Marshal in Capo
Sezione distaccata Chicago, IL
United States Marshals Service
Con la presente, Le do notifica delle mie dimissioni irrevocabili da ogni mia carica svolta presso il Servizio degli Sceriffi Federali degli Stati Uniti d’America, che avranno effetto partire da gg. 15 dal Vs. ricevimento della presente.
Rassegno le mie dimissioni per l’incipiente copertura, da parte mia, di una carica incompatibile con la continuazione, sotto qualsiasi forma, del mio servizio presso lo USMS.
Cordiali Saluti,
Mark Timothy Kincaid
Sovrintendente Marshal
Sezione distaccata Chicago, IL
United States Marshals Service
Seguiva in calce la firma di Mark Kincaid.
Con la bocca spalancata, incapace di proferir verbo, Rally e Kyle alzarono contemporaneamente lo sguardo su Kincaid, che ora era seduto comodamente, giulivo, sulla poltroncina dietro la sua scrivania, le mani a mo’ di cuscino dietro la nuca con le dita intrecciate e le gambe lunghe sul piano da scrittura.
« Carina, hm?» ghignò, prima che uno dei due potesse emettere anche un solo mugolio. « È da un po’ che pensavo di fare il salto di qualità, ed in effetti sto per farcela. Conoscete il Procuratore Federale del Illinois sezione nord, Ian Jenkins?».
Sia Kyle che Rally scossero la testa, indecisi. Kincaid continuò:
« È un mio carissimo amico dai tempi dell’Accademia Nazionale. Sta per ritirarsi, e a dir la verità è incerto sul modo in cui verrà rimpiazzato. A suo dire ci sono troppi novellini che non aspettano altro che una comoda poltrona su cui sedersi ed ingrossare il culo a forza di far niente, così mi ha chiesto cortesemente di essere il suo successore. Presterò giuramento come Vice-Procuratore Federale tra quindici giorni. Tra venti, Ian Jenkins si ritirerà ed io assumerò il suo posto…!».
Rally lasciò cadere lentamente la lettera sullo scrittoio di Kincaid, con una smorfia dipinta in viso:
« È un po’ una mossa scorretta, te ne rendi conto, Mark?».
« No, sto soltanto facendo un favore ad un amico…!». Kincaid scosse la testa lentamente. « E poi, a quanto pare, c’è un’epidemia di dimissioni. Ti ricordi di Bill Collins? Era un agente dell’ATF, poi è passato Procuratore Distrettuale di Chicago, qualche anno fa. Hai lavorato con lui, una volta, giusto…?».
Rally annuì ancora. Ricordava perfettamente l’assassina Natasha Radinov, che aveva avuto alle costole in maniera così implacabile… era stato nel 1997, se non errava. Kincaid si strinse nelle spalle:
« Beh, a quanto pare intende candidarsi alle elezioni per il rinnovo dell’assemblea statale, nel Michigan. E si dimetterà presto anche lui. Dovrà pur rimanere qualcuno di competente a rappresentare gli interessi dello Stato e del Governo Federale in aula, no?».
Inarcò le sopracciglia. Dopo un istante di silenzio, fu Kyle McKnight a scuotere piano la testa:
« Cavoli, Kincaid… pensavo che le piacesse, il suo lavoro…!».
« Oh, mi piace eccome, e continuerà a piacermi servire la legge…». Il volto di Kincaid si rilassò all’istante in una smorfia disillusa. Il Marshal sospirò e distolse lo sguardo. « Ma ho visto troppe cose molto brutte, da quando porto questa patacca…». Si toccò leggermente il distintivo a stella degli U.S. Marshals che portava appeso alla cintura. « E tra le cose brutte che ho visto, posso di certo annoverare l’incompetenza di gente che stava dietro un bancone in un’aula di tribunale e che ha fatto si che certa gente potesse restare libera quando invece sarebbe dovuta essere dentro. No, ragazzo, io non lascerò che le cose continuino ad andare così, nei tribunali, e non commetterò gli stessi errori…».