ANTEFATTO:
CHICAGO CENTROCITTÀ, SOGGETTIVA
(Downtown Chicago pursuit)

Per l’amor di Dio, che cazzo sta succedendo?

Non credo di avere abbastanza munizioni per buttarli giù tutti prima che loro buttino giù me. Ricarico la pistola. Quindici colpi, è quella del piantone, all’altro ho preso soltanto i caricatori. Solo, vorrei sapere dov’è finito il mio calibro 12. Quelli sparano in automatico. Merda!

Evito un taxi che quasi mi mette sotto, mi giro di scatto e tiro due volte il grilletto. Detonazioni da calibro 40, sfondo i parabrezza del taxi e colpisco al petto uno sbirro giovane con la barba incolta ed una giacca bianca. Quello ha un giubbotto antiproiettile bianco, molto fine ma resistentissimo, sotto i vestiti, e si rialza subito, con l’aiuto di un altro poliziotto più anziano.

Voci fuori dal mondo:

« Cristo santo, Jeff, stai bene?».

« Fanculo me, Roy! Piglia quel bastardo prima che lo incoccino i Federali, quelli o se lo fanno scappare o ce l’ammazzano!».

Quanto si sbaglia!

Federali! Cazzo!

Sarebbe facile, adesso, girarsi e fottere le loro teste con i miei cazzi calibro Quaranta, se non fosse che loro sono molti di più, con giubbotti antiproiettile e armi automatiche, ed assieme a loro ci sono anche alcune decine di tipacci cazzutissimi vestiti tutti di nero, con elmetti antiproiettile e fucili molto compatti. Sono quelli che vanno a fare il culo ai tipacci.

Alla mia sinistra, un’altra voce fuori dal tempo e dallo spazio:

« U.S. MARSHALS! FERMO!».

Tre detonazioni. Mi getto a terra e mi salvo.

Dal rumore dovevano essere dei Dieci Millimetri, sparati magari da una Glock 20 semiautomatica di quelle dei Marshals. Mi tagliavano in due se non mi spostavo, poco ma sicuro.

Mi rialzo, e me la trovo davanti, che esce dal vicolo a velocità assolutamente normale. Sono io che sono troppo lento.

La Mustang rossa mi colpisce alle ginocchia. Volo di nuovo per terra, pancia all’aria, e perdo la pistola.

Merda!

Mi alzo di scatto. Correre, correre.

Rumori di sportelli alle mie spalle. Metto la mano sul calcio della pistola, ed un piede calzato in una scarpa da tennis me la pesta.

Alzo la testa.

L’angelo.

Un angelo con gli occhi azzurri, i capelli scuri corti ed una CZ75 semiautomatica da Nove millimetri in mano che mi sorride:

« Andavi da qualche parte, amico?».

Altri passi veloci alle mie spalle. La canna di un’altra semiautomatica alla nuca. Voce fuori dall’universo:

« Che ci facciamo, Rally?».

« Vediamo di tenerlo buono, Kyle, stanno arrivando i nostri e ho idea che seguissero proprio lui!».

Ancora il ragazzo, una voce che viene sicuramente da Saturno, se non da più lontano:

« Io l’ho già visto da qualche parte, ‘sto figlio di puttana!».

I poliziotti e i Federali che arrivano da due parti diverse. Sono circondato. Merda!