Capitolo 6

Quel suono li destò entrambi. Infastidito Light si rivoltò nel letto mugugnando qualcosa. Ryuzaki intontito alzò la testa dal cuscino, allungò il braccio verso la sveglia che iniziava a farsi irritante e la spense, dopo si rimise sotto le coperte e, ormai sveglio, si mise ad osservare il compagno addormentato accanto a sé. Il suo viso nel sonno sembrava quello di un angelo, i suoi lineamenti erano perfetti ma anche molto delicati. Mentre gli scostava una ciocca di capelli che gli si erano posati sugli occhi chiusi avvampò pensando a quello che era accaduto la sera precedente. A quel tocco Light si mosse e Ryuzaki, per non svegliarlo ne tanto meno infastidirlo, la ritrasse istintivamente. L’altro la bloccò e tirandola sé la portò alle labbra dandovi un bacio.

“Sei completamente rosso, stavi pensando alla scorsa notte vero?!” gli chiese.

A quelle parole, il partner arrossì maggiormente ed imbarazzato si coprì il volto con la mano libera. Odiava essere visto in quello stato.

“A volte sai essere davvero molto crudele!” esclamò.

“Hmpf...davvero?” gli rispose sorridendo portandosi a sé anche l'altra mano.

A quel gesto il ragazzo imbarazzato e quasi in lacrime affondò il volto nel cuscino. Light adorava vederlo in quelle condizioni e, soddisfatto, lo avvicinò per guardarlo in viso. Aveva gli occhi lucidi, profondi ma pieni di rabbia. Si accostò e pose le labbra sulle sue dandogli un bacio appassionato. All'inizio Ryuzaki, preso alla sprovvista rimase, immobile. Poi, sentendo la calda e umida lingua del ragazzo che gli penetrava prepotentemente in bocca, si lasciò andare. La intrecciò massaggiandola con la propria. Entrambi sentivano la calda saliva dell'altro nella propria bocca. Quel bacio sembrava interminabile…quasi senza fiato. Ryuzaki ne era talmente preso che quasi fu dispiaciuto nel sentire che dolcemente l’altro si staccava da lui.

“Questo era per farmi perdonare!” gli disse Light sorridendogli.

Entrambi si fissarono negli occhi pieni di desiderio. Sapevano di non avere il tempo di ripetere ciò che avevano fatto la precedente notte, ma Light crudelmente iniziò a baciarlo sul collo lasciandogli piccoli segni rossi. Poi passò al petto cominciando a scendere sempre di più. Prima di perdere il controllo Ryuzaki lo fermò e, tutto tremante, gli disse che non potevano. A quelle parole l’altro si arrestò abbracciandolo stretto a sé. Entrambi rimasero per lungo tempo abbracciati sotto le coperte senza proferire parola, sentendo solo il rumore dei loro respiri ed il contatto della loro pelle. Nella stanza illuminata dai flebili raggi del sole si strinsero forti l'uno all'altro finché non arrivò il momento per Ryuzaki di andare. Questi si preparò in fretta aspettando che Watari lo venisse a prendere con la macchina. Lasciò Light nel letto che lo osservava e si chiese a cosa stesse pensando.

I suoi pensieri vennero interrotti dal suono del cellulare.

“Pronto? Si…ok! Arrivo subito!”.

“Chi era?” chiese Light, che si mise seduto sul letto.

“Watari. E’ arrivato al cancello…mi sta aspettando per andare a lavoro” rispose mentre finiva di prepararsi. Prese le ultime cose e, prima di congedarsi, si avvicinò a lui e si chinò per baciarlo. Gli strinse le braccia intorno al collo e si scambiarono un bacio molto dolce. Quando finì entrambi si guardarono intensamente negli occhi.

“Ti Amo!” gli disse Ryuzaki con tono un po’ imbarazzato ma allo stesso tempo dolce.

Light non rispose ma continuò a fissarlo sorridendogli.

“Adesso sarà meglio che tu vada o farai tardi...” gli disse alla fine.

“Si...!” esclamò l’altro deluso dalla risposta. Lasciò libero il ragazzo dalla sua presa e si alzò pronto per andare. Light lo trattenne per un polso sotto il suo sguardo interrogativo.

“Quando potremo vederci ancora…?” gli chiese.

“Ti chiamo io…” gli sussurrò all'orecchio.

A quelle parole lasciò la presa e Ryuzaki uscì dall'appartamento. Nella macchina Watari aspettava il compagno con impazienza. Non erano in ritardo, ma provava un senso di angoscia che si fece sentire maggiormente quando, senza proferire parola, il ragazzo entrò nella vettura. Era taciturno e più strano del solito. Lo conosceva bene e allora capì che era successo qualcosa con Light. Tuttavia non sapeva se avessero ancora litigato o fatto la pace. Avrebbe tanto voluto chiederglielo e fargli mille domande ma si trattenne sperando che fosse lui, di sua volontà, a volerne parlare…ma le sue aspettative furono deluse. Infatti, per tutto il tragitto che fecero per arrivare in ufficio, Ryuzaki si mise a leggere i dossier che gli aveva portato quasi dimenticandosi completamente della sua presenza.

“Come sei silenzioso quest'oggi, anche più del solito. Come mai? Stai cercando di ignorarmi o sei realmente interessato al caso?” gli chiese Watari vedendo l'amico così assente.

“Mhhh....hai detto qualcosa?...” rispose l'altro assorto nei suoi pensieri.

“Lascia stare...trovato nulla di interessante?”.

“Diciamo di si…”.

“Sono curioso. Delucidami!”.

“ Ti spiegherò tutto quando arriviamo in ufficio, così ne parleremo anche con gli altri.”

“Ok! Attenderò...nel frattempo volevo parlarti di Light...” e così dicendo spense il motore nel parcheggio della nuova centrale.

“Light...?! Cosa c’entra Light adesso?” esclamò Ryuzaki uscendo dall'auto.

“E' successo qualcosa con Yagami stanotte vero?”.

“Si...abbiamo fatto pace. Finalmente ci siamo chiariti e...” disse interrompendosi alla fine.

“E..?” l’incalzò l'altro cercando di nascondere la voce tremante.

“E...alla fine abbiamo fatto l'amore…è stato bellissimo. Non riesco ancora a crederci è stato come un sogno...” rispose imbarazzato.

“Avete fatto l'amore?!” urlò Watari sgranando gli occhi.

“Shhh!!! Abbassa la voce...” gli intimò mettendogli una mano davanti alla bocca.

“Scusami è solo che non me lo aspettavo” rispose abbassando subito il tono.

Era stato lui ad incitarlo ma non avrebbe mai pensato che il ragazzo si sarebbe dato così da fare.

“Come mai sei così sorpreso…? Sbaglio o sei stato tu ad incoraggiarmi?” gli domandò.

<< Certo che sono stato io a spronarti, ma non credevo che m’avresti preso così alla lettera >> pensò tra sé e sé, ma poi gli rispose:

“No! E' che mi hai solo preso alla sprovvista tutto qui...”.

“E' successo tutto all'improvviso ed in modo così naturale…ti avevo promesso che te ne avrei parlato ma mi imbarazza troppo farlo. Poi sono ancora tutto così eccitato, inoltre abbiamo compagnia...” disse.

Subito dopo vennero interrotti dall'arrivo di Soichiro Yagami che li accompagnò in quello che da quel momento in poi sarebbe diventato il nuovo “centro operativo anti-Kira”.

“Ryuzaki! Watari! Benvenuti nel nuovo quartier generale!”esclamò il capo della polizia una volta entrati nel nuovo edificio.

“Grazie!” risposero unanimi.

“Gli altri sono già sopra?” chiese Ryuzaki.

“Si! Ci sono tutti, abbiamo anche sistemato le attrezzature che ci avevate chiesto” rispose Yagami.

“Bene! Andiamo allora!...” esclamò con tono energico.

La nuova base fu scelta da Watari sotto consiglio di alcuni agenti dell’FBI dopo un’accurata selezione tra molti edifici. La scelta ricadde su un grattacielo al centro della città di Tokyo che, al suo interno, nel sottosuolo, celava alcune stanze segrete usate negli anni precedenti da agenti in missione come luogo sicuro dove rifugiarsi. Era in disuso ormai da qualche anno ed era un po’ malconcio. Nonostante ciò Watari lo scelse. Era perfetto per quello che lui e Ryuzaki avevano in mente. Ordinò agli agenti di sistemarlo e di impiantare le attrezzature che aveva richiesto. Inoltre si riservarono dei piani, adibiti ad appartamento, per uso personale che avrebbero utilizzato costantemente a causa del molto lavoro. Nel giro di quarantotto ore il fu quasi tutto sistemato, i lavori furono celeri ed efficienti.

Al loro arrivo tutto era perfetto. Furono installate tutte attrezzature all'avanguardia, tra cui alcuni schermi che sarebbero serviti a monitorare luoghi e sospettati. Inoltre Watari e Ryuzaki ebbero l'accortezza di sistemare nei sotterranei delle postazioni con dei computer collegati al sistema centrale che sarebbero serviti a custodire tutti i dati che avrebbero raccolto.

Dopo aver visitato l’edifico e ricevuto alcune spiegazioni sulle apparecchiature, Ryuzaki passò a tutti le copie dei fascicoli che stava leggendo in macchina.

“Prima di esporvi le mie nuove teorie ed il piano riassumerò per i nuovi arrivati quello che ho detto la volta scorsa” disse con tono serio “il nostro indiziato è presumibilmente giapponese, di età incerta, con un forte ma corrotto senso della giustizia. Forse ha in mente di realizzare un mondo perfetto. Data la riservatezza dei dati delle persone uccise forse è qualcuno che ha accesso ai documenti della polizia. Probabilmente un poliziotto o qualcuno correlato al nostro ambiente…spero fin qui sia tutto chiaro…” disse e, dopo una breve pausa riprese il discorso “…ora, noi sappiamo che l'omicida è riuscito ad eliminare le vittime quando era impossibile avvicinarsi a loro. E’ quindi probabile che sia in grado di uccidere a distanza e che gli occorra conoscere solo i nomi delle persone per farlo. Per questo vi chiedo il massimo riserbo. Inoltre, chi non se la sente è libero di andarsene quando vuole...”. Si interruppe aspettando che qualcuno intervenisse o si alzasse per andarsene. Nessuno si ritirò tranne l’agente Eichi Shirakawa.

“Mi dispiace...ma io non posso, ho moglie e figli di cui occuparmi. Mi ritiro....” esclamò.

Il gruppo si ridusse ma a Ryuzaki poco importava. Gli agenti rimasti erano Mogi, Ukita, Aizawa e Matsuda.

“Bene! Per chi è rimasto farò preparare dei documenti nuovi per proteggere le vostre identità. Inoltre verrete dotati di particolari attrezzature tra cui un nuovo cellulare di servizio con all'interno il gps, degli auricolari e una particolare cintura che potrete utilizzare in caso di necessità. Se siete in pericolo o avete bisogno di aiuto, in qualunque posto voi siate, vi basterà premere il pulsante sulla cintura e noi subito interverremo” concluse.

“Ryuzaki…hai pensato proprio a tutto” disse Soichiro Yagami quasi tranquillizzato da ciò che aveva udito, con ferma approvazione degli altri.

“Vi chiedo un’ultima cosa…dovrete mantenere la massima segretezza su questo posto e su tutto quello che faremo, sia per la vostra incolumità che per quella delle vostre famiglie” li avvisò.

“Riprendendo il discorso di prima…nei fascicoli che vi ho dato sono presenti i dati di alcuni poliziotti dei loro rispettivi nuclei familiari. Ho ridotto la lista dei sospetti in base alle informazioni che abbiamo in nostro possesso a sole cinque famiglie. Il nostro compito ora sarà di sorvegliarle” disse Ryuzaki.

“Come faremo a sorvegliarle?” domandò l'agente Matsuda.

“Entro stasera farò impiantare nelle loro case telecamere e microfoni nascosti. Voi dovrete osservarli 24 ore su 24 dagli schermi che si trovano in apposite stanze e per farlo vi dividerete in gruppi. Inoltre ho chiesto aiuto all’FBI per i pedinamenti esterni” poi aggiunse “dobbiamo sbrigarci a catturarlo, moltissima gente osanna questo pazzo come un dio liberatore accusando la polizia di essere corrotta ed incapace. Ormai è diventato un caso mediatico. Navigando in rete questi giorni ho visto che si sono moltiplicati i siti che parlano di lui. Gli hanno dato anche un soprannome: "Kira". Anche la televisione se ne sta occupando in modo invadente, distorcendo i fatti e mettendo in cattiva luce la polizia. Se non ci sbrighiamo si creerà confusione e la situazione potrebbe degenerare...”.

Poco dopo venne interrotto da Watari:

“E di Yagami Light che mi dici? Perché non è tra la lista dei sospettati che ti ho dato? Fino a prova contraria anche lui è figlio di un poliziotto, e non certo di uno qualunque... Mi dispiace per te ma questo fa anche di lui un sospettato” disse osservando che l'amico aveva tolto il ragazzo dalla lista. Soichiro si sentì trapassare il cuore a quelle parole, si alzò di scatto dalla sedia e sbatté le mani sul tavolo:

“E' una cosa ridicola! Mio figlio non farebbe mai cose del genere...!” urlò l'ispettore.

Ma Watari era poco interessato alla sua risposta, aspettava la replica di Ryuzaki che non tardò ad arrivare.

“Perchè è un amico! E poi è impossibile che sia lui questo presunto Kira! Comunque per mancanza di personale avevo deciso di farlo pedinare in seguito. Sono stato chiaro?!” rispose con tono adirato.

“Ryuzaki, non è da te mischiare i sentimenti col lavoro” lo ammonì, poi pensò <<Quando si parla di lui il suo metro di giudizio va in tilt >>.

Era quasi pronto a dirlo ma si controllò. Alterato da quelle parole Ryuzaki lo fulminò con lo sguardo. Watari si sentì trapassare da parte a parte ma non poté trattenersi.

“Bene! Vuoi che lo segua io visto che c'è mancanza di personale?” disse quasi ironicamente.

“Non ce ne è bisogno, provvederò al più presto” gli rispose con tono tagliente.

“Perfetto!!” esclamò l'altro ottenendo ciò che voleva.

Yagami, come gli altri agenti, si sentì messo da parte. Era quasi come se stessero assistendo ad una lite fra adolescenti, ma lasciarono correre in difesa di Light.

“Il figlio dell'ispettore non può essere un pazzo omicida, lo conosciamo bene. Molte volte ci ha anche aiutato a risolvere dei casi e presto diventerà anche lui poliziotto...” intervenne Matsuda.

“Si è vero” risposero in coro gli altri agenti.

“Davvero volete sorvegliare mio figlio?” chiese incredulo ricadendo come se fosse esausto sulla sedia.

“Mi dispiace ma è così! Per le sue qualità potrebbe definirsi l'indiziato numero uno...anzi potrei dire che lui sia Kira” gli rispose Watari.

Ryuzaki avrebbe voluto prenderlo a schiaffi ma si trattene stringendo i pugni. Con che coraggio poteva dire quelle cose? Come poteva infangare una splendida persona come Light?!. Avrebbe fatto i conti con lui dopo.

“Non ha nulla da temere ispettore, è una pura formalità. Vedrà che sorvegliandolo non troveremo nulla e potremo scagionarlo da ogni sospetto” disse Ryuzaki per rincuorarlo.

“Ok… Ti credo…” gli rispose Yagami parzialmente calmato da quelle parole.

Anche gli altri si sentirono tranquillizzati. Watari non disse nulla, fissava l’amico che contraccambiava lo sguardo e che si apprestò a cambiare argomento per alzare il morale della squadra dicendo:

“Ad ogni modo dobbiamo essere pronti a tutto. Stiamo giocando con un avversario molto pericoloso, ed ho bisogno di tutti voi!”.

“Mettiamocela tutta! Per Light e per la polizia!!!” gridò Matsuda per spezzare l'aria pesante che si era creata.

“Si!” risposero tutti gli altri in coro.

Finalmente tornò la pace e Ryuzaki poté finire di spiegare le ultime cose commissionando al gruppo alcuni compiti.

“Ho un’ultima cosa da dirvi prima di congedarvi. La nostra squadra avrà un nome in codice...”.

“Un nome in codice?” domandò sorpreso Watari poiché nemmeno lui ne era a conoscenza.

“Si! Da adesso in poi tutto il mondo ci conoscerà con l’appellativo di “L”, inoltre proprio quest’ultimo sarà il mio pseudonimo” rispose fra lo stupore generale di tutti.

Così dicendo congedò i presenti che presto lasciarono la sala e poi l'edificio. Nella stanza rimasero solo in due. Il primo prendeva nota per il prossimo incontro mentre il secondo si mise ad elaborare nuove teorie. Entrambi erano arrabbiati e per lungo tempo rimasero in silenzio.

“Vado a casa” disse improvvisamente Ryuzaki.

“Ed il lavoro? Non abbiamo ancora finito...” ribatté l'altro.

“Stai cercando di provocarmi? Prima con Light ora con il lavoro, cosa ti è preso?” gli domandò l'amico.

Watari non rispose.

“Comunque, finché la squadra speciale non ci dà l’“Ok” per dare inizio alle operazioni posso anche lavorare a casa dal mio pc” gli rispose continuando il discorso con tono nervoso.

Ci fu una lunga pausa, entrambi non riuscirono a dirsi più nulla.

Ryuzaki voleva fargliela pagare per quello che aveva detto prima, però sapeva che l’altro aveva ragione. Le sue emozioni lo avevano tradito. Non avrebbe dovuto scartare Light dalla lista degli indiziati… Anche se sicuro della sua innocenza doveva mostrarsi imparziale.

Ragionandoci, alla fine la sua rabbia si placò e decise di non prendersela più con l'amico.

“Sei ancora arrabbiato con me?” domandò seccato e pronto alla lite Watari.

“Non sono certo un’idiota pronto a fare a botte come te” gli rispose mettendo il broncio indispettito da quell’atteggiamento.

Entrambi si fissarono negli occhi ed iniziarono a ridere. Le loro risate echeggiarono nella sala e tutta la tensione svanì.

“Mi spiace per prima, non volevo farti arrabbiare” disse Watari.

“Non farlo mai più, odio quando litighiamo”.

“Ok!” esclamò.

Watari lo sapeva bene che non gli avrebbe potuto tenere il broncio a lungo. Sin da quando era piccolo si era sempre comportato così. Si avvicinò verso di lui, si chinò e lo abbracciò. Ryuzaki lo ricambiò quell’affettuosa stretta. Poi lasciò la presa seguito dall'amico che gli domandò:

“Cos’é questa storia di "L" ? Perchè non me ne hai parlato?” .

“Scusa se non te ne ho accennato, ma vedi…è stata un’idea che mi è venuta all'improvviso. Dovendo nascondere le nostre identità ho pensato che ci sarebbe servito un soprannome così, se qualcuno ha bisogno di noi per il caso "Kira", sa chi contattare. Ho pensato che l'idea non sarebbe stata male...inoltre preferisco assumermi la responsabilità di attribuirmi il nome di “L” così da non farvi rischiare inutilmente la vita se venissimo scoperti.” rispose.

“Ok… ho capito… Ma la prossima volta che fai una cosa di questo genere parlane prima con me, intesi?”.

“Va bene...”.

“Adesso andiamo, ti do un passaggio...”.

“Guarda che non ti ho ancora perdonato! Prima di tornare a casa voglio che vai in pasticceria e mi compri minimo due torte e dei pasticcini...”.

“Ma...ma... Tu sei proprio un...” disse allibito, poi scoppiò a ridere seguito da Ryuzaki.

“Non te li farò mangiare certo da solo” continuò indispettito.

“Andiamo” intimò l’altro.

Prima di rincasare Watari comprò i dolci all’amico che, in macchina, nell'attesa, chiamò Light. Lo invitò ad andare a casa sua appena si fosse liberato dall'università pensando che, per quando fosse arrivato, avessero già terminato di lavorare visto che non sarebbe comunque rincasato prima di sera.

“Rieccomi” disse Watari rientrando in macchina.

“Hai preso quella al cioccolato?” domandò Ryuzaki impaziente.

“Certo...la mangeremo appena arrivati ma in cambio dobbiamo continuare a lavorare un po’ al caso, così da portarci avanti con il lavoro”.

Il ragazzo sbuffò ma acconsentì, in fondo doveva comunque aspettare l’arrivo di Light.

Appena rincasati andarono in salone dove appoggiarono documenti e dolciumi. Ryuzaki prese i piattini ed un coltello, tagliò due fette belle grandi di torta e ve le sistemò accuratamente. Prese due cucchiaini e porse la sua porzione all’amico che nel frattempo si era seduto vicino a lui. Finito di mangiare si misero a lavoro. Entrambi erano molto concentrati. Dopo diverso tempo il silenzio fu interrotto da una domanda:

“Ryuzaki…perché stai con un tipo come Light?” se ne uscì all’improvviso Watari che era seduto affianco a lui.

“Ma che ti viene in mente in un momento del genere?! Abbiamo un mucchio di lavoro ancora da svolgere. Ne siamo così sommersi da dovercelo portare a casa…e tu ti metti a pensare a queste sciocchezze?!”.

“Scusami! E’ solo che proprio non capisco…”.

“Che c’è da capire? Amo tutto di lui! E dopo quella notte…il solo pensiero che possa sfiorarmi mi fa impazzire…” rispose e, nel pronunciare quelle parole, si fece rosso in volto. Poi cercò di dissimulare l’imbarazzo domandandogli:

“E tu?!”.

“Io cosa?!”.

“E dai non fare il finto tonto…c’è qualcuno di cui sei innamorato? Ultimamente ti parlo solo di me” disse con voce beffarda.

“Nessuno…”.

“Mh…guarda che ti conosco, lo so quando mi menti ”.

“Torniamo al lavoro che è meglio…” lo ammonì Watari. Tuttavia Ryuzaki non demorse ed alzandosi si diresse verso di lui. Gli andò alle spalle, appoggiò una mano sul tavolo e avvicinandosi con le labbra al suo orecchio gli sussurrò:

“Dai dimmi chi è…”.

“Piantala!”.

“Cosa ti costa…?”.

Watari sentendo il suo respiro caldo sul collo lo scansò con il braccio.

“Uffa…” reagì Ryuzaki a quel gesto. Poi incrociò le braccia al petto assumendo un’aria imbronciata. Era deciso, ora più che mai, a sapere chi fosse la persona misteriosa. Ritornò quindi all’attacco.

“E’ un uomo o una donna tanto per iniziare?” chiese scrutando il suo viso ma nulla, non aveva la minima reazione. Gli si parò di fronte guardandolo negli occhi. I loro visi ora erano vicinissimi.

“E’ un uomo!” affermò con un sorriso malizioso.

Watari non rispose, si limitò ad alzarsi e a dargli le spalle per andare a prendere dei dolci su un vassoio.

“Allora ho indovinato…sei un libro aperto per me! Lo conosco? E dai dimmi qualcosa...” e così dicendo lo afferrò per la camicia “guarda che se non mi dici nulla finirò per essere geloso…” gli sussurrò mordendogli giocosamente l’orecchio.

Di sicuro non lo avrebbe fatto se solo avesse saputo ciò che quel suo innocente gesto avrebbe scatenato di lì a poco. L’altro ormai al limite si girò con uno scatto fulmineo prendendo Ryuzaki per le braccia e spingendolo fino al tavolo.

“Ehi che diavolo…?”.

“Ti diverti a provocarmi eh?!” lo interruppe Watari..

“Provocarti? Ma che dici…? Allenta la presa, così mi fai male…”.

“Vuoi davvero sapere chi è la persona di cui sono innamorato?”.

“Certo…!”.

“Ebbene sei tu!” disse guardandolo dritto negli occhi.

Ci fu un attimo di silenzio.

“Bello scherzo…ammetto che per un momento ci stavo quasi cascando…” gli sbottò a ridere in faccia Ryuzaki. Watari, infuriato per la sua reazione, si avvicinò a lui dandogli un bacio sulle labbra. L’amico a quel gesto restò immobile, completamente spiazzato. Appena realizzò quello che stava succedendo tornò in sé e cercò di dimenarsi dalla presa che lo serrava. In quel momento la porta si aprì. Davanti agli occhi di Light si parò la scena di Ryuzaki che scostava violentemente Watari da accanto a sé e, mettendosi una manica davanti alla bocca, gli urlava:

“Sei impazzito?!” poi il suo sguardo finì sulla porta e sbiancò nel vedere Light immobile sull’uscio.

“Ho per caso interrotto qualcosa?” domandò quest’ultimo guardandolo dritto negli occhi. Ryuzaki distolse immediatamente lo sguardo.

“Light, che sorpresa…sei già qui? Noi…stavamo discutendo sul caso” balbettò con voce tremante mentre nel suo intimo continuava a ripetersi << Dio ti prego…fa che non ci abbia visti! Fa che non ci abbia visti!>>.

Light richiuse la porta alle sue spalle, appoggiò la borsa per terra e si diresse verso di lui. Gli mise una mano sulla schiena e tirandolo verso di sé gli disse:

“Non me lo dai un bacio?”.

A quelle parole Ryuzaki sentì un tuffo al cuore. Non sapeva se Watari scherzasse o dicesse sul serio, ma in ogni caso non poteva non salutare Light. Decise quindi di dargli un veloce bacio a stampo. Chiuse gli occhi , si avvicinò alle sue labbra e ve lo depositò ma, nel momento in cui stava per ritirarsi, si sentì trattenere da una stretta che gli cingeva il bacino. Sentì la sua lingua intrufolarsi violentemente nella bocca e la mano allentare la presa sulla sua schiena per poi scivolare fino ai pantaloni ed insinuarvisi. Il tutto davanti allo sguardo attonito di Watari. Quando il ragazzo sentì la sua mano iniziare ad introdursi nei suoi boxer aprì gli occhi e vide che l’amante stava fissando Watari dritto in viso. Poteva vedere quasi un ghigno di sfida dipinto sul suo volto. Cercò di opporre resistenza ma la presa era troppo forte. Watari era adirato per quello spettacolo ma al contempo eccitato. Doveva esserci lui al posto di Light. Doveva poterlo toccare lui quel corpo. L’altro si accorse subito di ciò che provava il ragazzo e decise di provocarlo ancora. Spinse Ryuzaki addosso al tavolo e, togliendo la mano dal suo fondoschiena, iniziò a slacciargli i pantaloni e tirargli giù la zip per poi toccarlo nel basso ventre. A quel gesto Watari si eccitò ancora di più e, quando Light se ne accorse, un sorriso beffardo gli illuminò il viso. Fu proprio questo a spingerlo ad andarsene sbattendo la porta. Si diresse nella sua stanza e, senza poter fare nulla per opporsi a sé stesso, si sedette sul letto dove iniziò a sbottonarsi i pantaloni e a toccarsi il sesso duro. Una volta che Watari fu uscito Light allentò la presa così che Ryuzaki poté liberarsi e spingerlo lontano da lui, quel tanto da permettergli di potersi ricomporre.

“Si può sapere che diavolo ti è preso?!” urlò mentre si riabbottonava i pantaloni.

“Mhpf…che pena mi fa…”.

“Sei…”.

“Sentiamo…cosa sarei?!” gli domandò avvicinandosi a lui e poggiando una mano sul tavolo. Ryuzaki si sentì trapassare da parte a parte da quegli occhi scuri.

“Lascia perdere…”.

“No che non lascio perdere…entro e ti sento urlargli contro scansandolo da te!”.

“Ciò non toglie che tu abbia esagerato!”.

“Certo ora mi dirai che è colpa mia…svegliati! Si capisce lontano un miglio che è innamorato di te!”.

“Non dire sciocchezze! E poi se anche fosse…? A maggior ragione non dovevi comportarti così!”.

“Certo…e perché non lasciare che ti baci senza dire nulla allora?!”.

A quelle parole Ryuzaki impallidì e Light capì immediatamente ciò che era successo poco prima.

“Ti ha baciato e tu lo difendi?!” urlò.

“E’…è che…” balbettò Ryuzaki.

"E’" un accidenti…” lo interruppe.

“Non dovevi trattarlo così! E’ e resta la mia unica famiglia e io gli voglio bene! Hai ferito i suoi sentimenti!”.

“E dei miei di sentimenti non te ne frega nulla?!”.

“Non ho mai detto questo…non puoi obbligarmi a scegliere tra voi due” disse in tono alterato.

<< Non puoi chiedermi davvero questo, voi siete le due persone più importanti della mia vita >> pensò, ma prima che potesse dirglielo, Light lo afferrò per un braccio trascinandoselo dietro.

<< E così non posso reggere il confronto con Watari eh?! …Così lui è più importante di me… adesso non siamo più io e te...c'è anche lui…avevo ragione in fondo...ti sei fatto baciare perché lo volevi… >>.

“Molto bene, se è così importante va da lui!” ed aprì la porta trascinandolo lungo il corridoio verso la camera di Watari. Giunti davanti alla porta la spalancò facendo capolino nella stanza con Ryuzaki al seguito che gli gridava di lasciarlo. Il ragazzo, seduto sul letto, aveva ancora il membro tra le mani e rimase di pietra nel vedere i due ragazzi irrompere in quel modo…

Davanti a quella scena Light perse completamente il controllo. Ecco chi preferiva a lui Ryuzaki…e se lo preferiva lo avrebbe avuto. Lo strattonò davanti a sé, poi lo prese per il collo e lo costrinse ad inginocchiarsi davanti allo sguardo smarrito di Watari che era ancora paralizzato dall’imbarazzo. Ryuzaki appoggiò le mani sul letto per fare resistenza ma invano. Light lo costrinse a mettere la testa tra le gambe dell’amico e a prendere quel membro ancora ritto nella sua bocca e avvolgerlo. L’altro già eccitato per ciò che aveva fatto poco prima al tocco delle sue labbra non riuscì a trattenersi e poco dopo Ryuzaki sentì il suo liquido invadergli la bocca. Deglutì sperando che Light non se ne accorgesse, ma egli ritornò in sé quando vide un po’ di quel liquido colargli su un lato delle labbra. A quel punto lasciò la presa così da permettergli di ricadere seduto all’indietro e asciugarsi con la manica il bordo del labbro.

“Mi fai schifo!” disse. Dopo di che si voltò ed uscì dalla stanza per dirigersi nel salone dove aveva lasciato la sua cartella. Nel frattempo nella camera era calato un silenzio di tomba. Ryuzaki a quelle parole non era riuscito a reprimere le lacrime che aveva soffocato sino a quel momento.

“Ryuzaki io…mi dispiace…” tentò di dire Watari.

“No…non è colpa tua…ti prego è già abbastanza imbarazzante così…non dire nulla” rispose tra le lacrime e coprendosi il viso.

A quelle parole l’altro tacque, si limitò a coprirsi col lenzuolo. Ryuzaki invece si alzò e si diresse verso il bagno. Si guardò allo specchio e immediatamente le parole di Light gli riecheggiarono nella testa << Mi fai schifo! >>. E come dargli torto? Aveva ancora il sapore di Watari in bocca. Aprì l’acqua fredda e cominciò a sciacquarsi più volte. Prima la bocca poi il volto e poi di nuovo le labbra. Aveva come l’impressione che quel sapore non lo lasciasse. Prese l’asciugamano e cominciò a strofinarsele, sempre più forte, sino a che la bianca stoffa si tinse di rosso e non le sentì andare in fiamme. Si specchiò, le lacrime non si placavano e quel rosso risaltava sul suo volto pallido. La sua immagine gli diede il voltastomaco, così lanciò un pugno allo specchio che andò in mille pezzi ferendogli la mano.

Light nel frattempo era appena uscito dal salone e si stava dirigendo verso il portone principale quando sentì un rumore di vetri infranti provenire dal bagno. All’inizio non vi badò ma poi decise di tornare a vedere cosa fosse successo. Aprì la porta e trovò Ryuzaki in lacrime, il pavimento cosparso di vetri e la sua mano e le sue labbra insanguinate.

“Che diavolo…?”.

“Vattene!” rispose Ryuzaki tra i singhiozzi.

“La tua mano…sta sanguinando…” e così dicendo allungò un braccio, ma l’altro fece istintivamente un passo indietro.

“Non toccarmi…!”.

Light non lo aveva mai visto così sconvolto...