Tornato a casa si accertò che fosse solo,. si diresse in camera seguito da Ryuku ed apri il suo portatile introducendosi nel sistema del padre. Non gli sarebbe stato difficile scoprire chi fosse il sospettato sul caso che stava seguendo Ryuzaki…
Inserì la password, ebbe accesso ai dati e lesse le dinamiche degli omicidi. L’assassino doveva essere di sicuro un represso, visto il modo in cui giocava con le sue vittime e il fatto che erano tutte tra i 18 e 25 anni…
Perfetto! Lo aveva trovato! Il nome del sospettato era Tetsuya Masami, 54 anni, incensurato. Era un medico di buona famiglia. Non aveva né moglie né figli.
Gli indizi a suo carico erano caduti a causa della testimonianza di un ragazzo il quale aveva affermato di aver passato con lui tutte le notti durante le quali erano stati commessi gli omicidi e, successivamente, ritrovato strangolato.
<< Ecco il motivo della chiamata di Watari… >> pensò.
Dopo un attimo di esitazione estrasse il quaderno dalla borsa e se lo pose davanti…
“Perché esiti Light, hai forse paura?” domandò lo shinigami con voce beffarda.
Il ragazzo non rispose. Guardò nuovamente lo schermo, si impresse nella mente il volto del criminale e aprì il death note. Allungò un braccio, prese una penna e con mano tremante scrisse: Tetsuya Masami.
Sentiva il cuore battergli più veloce del normale nel petto mentre alcune gocce di sudore freddo gli imperlavano la fronte. Le mani erano fredde e la sua bocca asciutta. Sentì Ryuku sghignazzare qualcosa alle sue spalle ma era troppo preso da quella strana sensazione per capire cosa stesse dicendo. Guardò l’orologio “3…2…1…”, erano passati in quel momento i quaranta secondi.
Non aveva specificato la causa della morte quindi sarebbe dovuto morire d’infarto…
Doveva calmarsi! Accese la televisione ma non davano nulla di interessante così si fermò a guardare uno stupido programma di intrattenimento. Erano le 9.30 e sicuramente il padre non sarebbe tornato vista l’ora e dato che era gia rincasato il giorno prima. Gli aveva mandato un messaggio in cui gli comunicava di aver superato l’esame, ma non aveva ricevuto alcuna risposta. Doveva essere sommerso dal lavoro.
“Voglio delle mele!” disse Ryuku interrompendo il silenzio.
“E dove pensi che possa prenderle a quest’ora della notte?”.
“Non saprei…” disse lo shinigami con aria delusa.
“Vola fuori e cerca qualche albero…” rispose, e quando si girò vide Ryuku attraversare la finestra e scomparire nell’oscurità…
Light era pensieroso. Come avrebbe potuto incontrare Ryuzaki con quello shinigami sempre alle costole? Bhè...era inutile tormentarsi... qualcosa si sarebbe senz'altro inventato... Mentre era assorto nei suoi pensieri sentiva le palpebre farsi sempre più pesanti per il sonno...finché, esausto, non si addormentò.
Fu destato dalla vibrazione del suo cellulare.
“Pronto..?” rispose con la voce mezza impastata dal sonno.
“Scusami ti ho svegliato?”.
“Ryuzaki? No tranquillo mi ero solo appisolato ma…hai una voce strana, è successo qualcosa?”.
“Si…Tetsuya Masami è morto!”.
“E chi sarebbe?”.
“Te lo spiego dopo…posso venire da te?”.
“Certo! Sono solo in casa, dove sei?”.
“Tra cinque minuti sono lì!” disse riagganciando.
Light si strofinò gli occhi e scendendo dal letto si diresse verso la scrivania . Prese il death note, lo chiuse in un cassetto, si cambiò la maglietta e si diresse verso la cucina dove mise a bollire dell’acqua. Suonò il campanello e quando andò ad aprire Ryuzaki era davanti alla porta con un’aria imbronciata.
“Entra pure, ho messo a fare un po’ di the”.
“Si grazie...” rispose e, levandosi le scarpe, entrò in casa.
“Cos’hai? Perché sei così arrabbiato?”.
“Un infarto, capisci?! Quello stronzo ha avuto un infarto!” urlò Ryuzaki.
Un leggero ghigno inarcò le labbra di Light che disse:
“Datti una calmata e spiegami tutto!”.
L’altro gli spiegò che il sospettato fu trovato deceduto nella sua stanza. Era morto d’infarto mentre stava con quella che sarebbe dovuta essere la sua prossima vittima.
“Bhè… tanto meglio allora…” rispose Light.
“Meglio un corno! La vittima in realtà era un nostro collaboratore! Ero ad un passo dal catturarlo e sbatterlo dentro!”.
<< Questo perché non me ne hai voluto parlare!>> pensò Light.
“Ormai non puoi farci nulla, ha avuto quello che si meritava!” rispose e, prima che Ryuzaki potesse ribattere, lo afferrò per la vita trascinandolo verso di sé tappandogli la bocca con un bacio.
Furono interrotti dal fischio della teiera.
Si versarono il the nei bicchieri, mangiarono qualche biscotto e poi si diressero in camera. Ryuzaki continuò ad inveire contro Masato fino a che l’amico, esasperato, non si alzò dalla sedia e lo spinse sopra il letto.
“Che diavolo fai Light!?”.
“Di un po’…non sarai venuto qui solo per lamentarti!?” domandò serrandolo con le braccia e guardandolo fisso negli occhi.
“Scusami...”.
“Scemo!” e baciò quel viso ormai paonazzo.
Si baciarono intensamente fino a che Light infilò la mano sotto la camicia di Ryuzaki, il quale emise un gemito non appena si sentì carezzare la liscia schiena. Sentendo le sue mani fredde risalirgli fino alle spalle e stringerlo al suo petto, gli portò le braccia attorno al collo per stringerlo a sua volta.
“Non scappo mica!” disse Light maliziosamente.
In risposta ricevette un bacio. Sentiva la lingua cercare il contatto con la sua e le mani scendere dal collo alla sua maglietta per sfilargliela. A quel gesto anche Light cominciò a sbottonargli la camicia…lentamente…un bottone alla volta, fino a scoprire la sua candida pelle. Lo baciò sul petto leccandogli il capezzolo…si spostò leggermente sulla destra e cominciò a succhiare delicatamente lasciandogli un piccolo segno rosso, dopo di che scese lentamente verso l’ombelico e lo morse.
I petti caldi erano a contatto e fremevano per l’eccitazione…il respiro si faceva sempre più intenso.
Gli sbottonò i pantaloni e gli tirò giù la lampo. Riprese a baciarlo e scese fino all’inguine dove cominciò a giocare con l’elastico dei boxer. Ryuzaki gli mise una mano tra i capelli, carezzandoglieli, e si portò l’altra alla bocca leccandosi un dito. Light iniziò ad insinuare la sua mano sotto l’elastico dei boxer fino ad arrivargli in mezzo alle gambe e sfiorargli il sesso duro quando udì una risata alle sue spalle…
“Ti sei dato da fare eh Light?!” disse con voce gracchiante lo shinigami…
<< Maledizione ….>> pensò.
Si bloccò di colpo e, ritraendo la mano, si portò le dita alla bocca leccandosele…
“Che ti prende?” domandò ansimante Ryuzaki.
“Stiamo correndo troppo…meglio fermarci qui stanotte!” disse tornando lentamente verso il suo viso e dandogli un bacio.
Ryuzaki prese la sua mano e la strinse forte tra le sue, poggiò la testa sul suo caldo petto e così si addormentarono.
Il mattino seguente Light si alzò molto presto lasciando l’altro ancora nel letto addormentato, coperto solo fino alla vita dal lenzuolo. Il marchio rosso che gli aveva lasciato in bella mostra significava che adesso gli apparteneva. Ciò lo fece sorridere…se non fosse arrivato quel dannato non si sarebbe fermato questa volta. Desiderava ardentemente fare l'amore con lui. Con questi pensieri, dolcemente, alzò le coperte per coprirlo. Indossò la camicia, si diresse in cucina ed iniziò a preparare la colazione. Appena alzato di solito era di cattivo umore, ma quella mattina era particolarmente infastidito poiché uno strano essere continuava a tormentarlo per delle stupide mele. Scocciato dalle sue lamentele gli urlò contro di finirla. Lo shinigami ammutolì, e dopo qualche istante di silenzio, Light riprese a parlargli:
"Ryuku! E’ davvero necessario che tu mi stia sempre appiccicato....? Non c’è un sistema per evitarlo? Se tu non fossi tornato, stanotte, avrei concluso qualcosa con Ryuzaki...!".
"Spiacente, ma non c’è nessun sistema per evitare tutto ciò. Sono le regole...adesso posso avere una mela?" gli rispose sghignazzando.
Light ancora più infastidito dalla sua risposta poco soddisfacente aprì il frigo e tirò fuori una succosa mela rossa. Nel guardarla ebbe un'idea:
"Senti! Forse ho trovato una soluzione al problema…più che una soluzione si tratta di un accordo, ti interessa?" gli disse porgendogli il rosso frutto.
"Parla, sono tutto orecchie" disse l'altro incuriosito iniziando a sgranocchiarla.
"Bene! Tu mi concedi del tempo da solo quando sono assieme a lui, ed io ti procuro tutte le mele che desideri. Ovviamente decido io quando devi andartene. Cosa ne pensi?" domandò.
"Proposta niente male! Infondo se si tratta di mele a volontà in cambio di un po’ di tempo accetto volentieri l'accordo, entrambi ne ricaveremo dei vantaggi" rispose lo shinigami facendosi una grossa risata e chiedendo immediatamente un'altra mela.
Light, soddisfatto per aver risolto almeno in parte la questione, sorrise. Preparò il vassoio con la colazione, salì le scale e prima di arrivare alla sua camera si fermò e suggerì a Ryuku di sparire.
"Ci vuoi provare ancora eh?! Sei un tipo pieno di energie tu! Guarda che poi mi dovrai un bel po’ di mele…" rispose e si dileguò ridendo a squarcia gola augurandogli buona fortuna.
Light entrò nella stanza, appoggiò il vassoio sulla scrivania e, delicatamente, svegliò Ryuzaki sfiorandogli le labbra con un bacio. Questo gesto lo fece destare.
"….giorno…" disse con la voce ancora impastata dal sonno.
Light, seduto ai bordi del letto, gli poggiò le mani affianco alle gambe piegandosi leggermente in avanti e, guardando divertito la sua espressione intontita, gli si accostò bisbigliandogli un sensuale:
"Buon giorno…” mordendogli delicatamente l’orecchio.
L'amico quasi infastidito si alzò di scatto e, facendo finta di nulla, si strofinò gli occhi assonnati chiedendogli che ora si fosse fatta. Light gli rispose, dopodichè si alzò per prendere il vassoio con la colazione e glielo porse. Ryuzaki lo ringraziò, fece posto all'altro sul letto e fecero colazione insieme. Parlarono a lungo del più e del meno soffermandosi sul caso ormai risolto del maniaco assassino.
Parlando, il tempo era volato. Era giunta l’ora di prepararsi. Scesero in cucina, lavarono le stoviglie sporche e, dopo poco, Light rientrò nella stanza mentre l’altro andò in bagno per farsi una bella doccia ristoratrice. Approfittando dell'assenza di Ryuku il ragazzo decise che era il momento di agire. Entrò nel bagno con gran sorpresa di Ryuzaki che era coperto da una montagna di schiuma. Quest’ultimo vide l'amico spogliarsi e gli chiese con tono sorpreso:
“Cosa stai facendo?”.
"Ovvio! Voglio fare una doccia anch’io. E’ tardi, tra poco dovrei essere all'università perciò non ho tempo di aspettare che tu finisca!".
"Non ce ne è bisogno! Me ne vado così puoi lavarti. In fondo è colpa mia, mi sono trattenuto troppo!” ribatté Ryuzaki.
"Non preoccuparti, mi sono ricordato solo ora che oggi c’era l’incontro con il professore. Se la colpa è di qualcuno, è mia! Perciò resta qui con me”.
Senza obbiettare ma poco convinto dalle parole del ragazzo, rimase sotto il getto d’acqua calda. Arrossì vedendo quel corpo splendido che aveva sempre desiderato tutto nudo davanti a sé entrare nella doccia.
Lo fissava cercando di imprimersi quell’immagine nella memoria. Si spostò facendo posto all’altro, permettendogli così di entrare. Era tesissimo, il cuore quasi gli scoppiava nel petto e tremava. Cercò di dissimulare il suo imbarazzo come meglio poteva ma Light se ne accorse e sul suo volto comparve l’accenno di un sorriso. Stava andando tutto secondo i suoi piani. Questa volta niente e nessuno l'avrebbe fermato, ne era sicuro. Ryuku era sistemato, il padre gli aveva mandato una mail dicendo che non sarebbe rientrato nemmeno quel giorno, Watari non li avrebbe disturbati poiché ormai il caso era chiuso e a Ryuzaki erano stati concessi un paio di giorni di riposo.
Si avvicinò al ragazzo che ora gli dava le spalle, gli passò un braccio accanto al volto e appoggiò una mano sulle mattonelle fredde e velate dal vapore. Con l’altra cominciò ad accarezzargli il morbido petto bagnato dall’acqua calda che, a contatto con la sua pelle, la rendeva ancora più liscia. Cominciò a baciargli il collo leccando le gocce che vi colavano.
“Light cosa fai…?” gli chiese l’altro girandosi imbarazzato.
“Sei tutto rosso, rilassati!” rispose dandogli un bacio e passandogli una mano tra i capelli bagnati.
<< Rilassarsi...la fa facile lui…>> pensò.
Light insinuò la lingua nella sua bocca avvicinando il suo corpo a quello di Ryuzaki il quale, indietreggiando, appoggiò le spalle al freddo ed umido muro. Il contatto con la sua calda pelle gli procurò un brivido. Si baciarono intensamente per qualche minuto che ai due sembrarono durare un' eternità. Lo scrosciare dell’acqua rimbombava nelle loro orecchie insieme ai loro respiri che si facevano sempre più intensi e profondi. Light staccò le sue labbra da quelle dell’altro e lo guardò con i suoi occhi color nocciola. Ryuzaki si sentiva trapassare da quello sguardo così penetrante. Osservò i capelli bagnati che gli ricadevano sul viso perfetto, leggermente arrossato per via del vapore. Gli scostò delicatamente una ciocca e poi fece scendere lentamente una mano sui suoi fianchi e riprese a baciarlo. Sentì il suo sesso ormai duro sfiorargli la gamba, lo prese in mano e cominciò a massaggiarlo delicatamente prima e più velocemente poi. Udiva l’altro emettere gemiti di piacere sotto ai suoi tocchi e trovò presto il ritmo che lo avrebbe portato al più assoluto piacere. Continuò fino a che non sentì un caldo liquido scivolargli tra le mani ed essere lavato via dall’acqua. Light riprese a baciargli il collo per poi scendere sul petto. Arrivò sino all’ombellico e, notando di non essere fermato, scese fino all’inguine inginocchiandosi davanti al suo membro ritto dal piacere. Ryuzaki tentò di trattenerlo per i capelli ma ormai Light era deciso a fargli provare un piacere ancor maggiore di quello da lui provato poco prima.
Avvolse con la bocca il suo pene e cominciò a leccare quel membro caldo ed umido. Iniziò a passare la lingua sulla punta, ruotandola per poi arrivare a stuzzicargli la piccola fessura...delicatamente. Scese fino alla base per poi risalire alla punta. Sentiva la mano stringerli i capelli per poi allentare la presa e spingergli la testa con più o meno intensità per agevolarlo a trovare il ritmo giusto. Ryuzaki sentiva le gocce d’acqua ricadergli sul viso e il piacere invadergli il corpo e offuscargli la mente. La mano libera stringeva la spalla di Light il quale avvertiva, tramite quella stretta, tutto il suo piacere. Giunto ormai al limite serrò la stretta sulla spalla facendo forza per tentare di staccare il ragazzo da lui. Quest'ultimo tuttavia proseguì il suo ritmico movimento sino a sentire il liquido pervadergli la bocca e colargli dalle labbra per poi mischiarsi con le gocce d’acqua.
“Scusa….”disse imbarazzato l’altro.
“Non devi scusarti….sono stato io a volerlo...” rispose Light dopo aver inghiottito.
Risalì dunque sino alle labbra e vi depositò un leggero bacio.
“Hai un’espressione davvero tenera sai?!” gli disse mettendogli una mano sulla fronte per spostare i capelli bagnati.
“Non prendermi in giro!” replicò ancora rosso in volto.
“Non ti sto prendendo in giro…mi piace davvero la tua espressione!” disse abbracciandolo.
Ryuzaki rispose al suo abbraccio, gli diede un bacio e chiuse l’acqua. Uscirono dalla doccia, si misero un asciugamano intorno alla vita e si diressero in camera. Aperto l’armadio Light prese un altro asciugamano e lo mise sulla testa di Ryuzaki cominciando a strofinargli i capelli per asciugarglieli.
“Lascia...faccio da solo”.
“No…” disse l’altro sorridendo.
“Ma sarai dispettoso?”.
“Cosa vuoi…? Adoro vedere la tua faccia imbronciata ed imbarazzata!”.
“Allora lo fai apposta?!”.
“Si!” rispose ridendo e, con una spinta, lo buttò sul letto salendogli sopra.
“Smettila! E poi devi andare all’università!” lo rimproverò.
“Quella può attendere”.
“Allora prima mi hai mentito?”.
“Esattamente…ti facevo più furbo sai?” gli rispose con voce beffarda.
“Tu…ormai non mi stupisco più di nulla” disse con voce rassegnata e spostandolo.
Light rimase seduto sul letto a ridere mentre Ryuzaki cominciò a vestirsi.
“Guarda che se non ti vesti anche tu finirai per ammalarti…”.
“Se accadrà mi dovrai curare”.
“Ma figurati…tu non muori neanche se ti ammazzano!”.
“Sei davvero poco carino con me” disse, ed alzandosi dal letto si diresse verso l’armadio dal quale estrasse un maglione a collo alto e dei pantaloni neri.
Dopo essersi vestito mise quaderni e libri nella borsa e, assicurandosi che Ryuzaki non lo stesse osservando, vi infilò anche il death note.
“Ti ho gia detto che mi piace da morire quella tua aria imbronciata!”.
Ryuzaki non rispose .
“Ci vediamo questa sera da te!” gli sussurrò all’orecchio Light e, prima che l’altro potesse ribattere, gli tappò la bocca con un bacio e si avviò.
Uscito di casa si diresse all'università. Vi arrivò un'ora prima dell’inizio della lezione per poter restare solo e tranquillo. Entrò nell'aula deserta, si mise a sedere e tirò fuori il death note con i files precedentemente stampati sui criminali più ricercati. Lesse tutte le schede, erano una cinquantina. Non avendo molto tempo ne scelse due, gli altri li avrebbe sistemati più tardi.
Il primo file riguardava il caso di un truffatore che aveva portato oltre cento persone a commettere atti estremi come rapine, prostituzione, debiti con usurai e nelle peggiori delle ipotesi, il suicidio. Era uno dei casi su cui stava indagando suo padre. Si trattava di Takaga Izumi un uomo d'affari di 35 anni, di Tokyo, avido di potere e per questo incapace di gestire i propri affari. Aveva portato al fallimento la sua azienda e truffato i suoi dipendenti, lasciandoli in mezzo ad una strada. Ricoperto dai debiti di gioco, aveva compiuto lavori sporchi per la Yakuza. Per la polizia era intoccabile poiché protetto da potenti uomini d'affari corrotti.
<< Che uomo viscido >> pensò Light disgustato da quello che stava leggendo, << Uomini così non dovrebbero proprio esistere a questo mondo >>.
Le indagini del padre procedevano a rilento. Era una situazione molto delicata poiché erano indagati anche molti poliziotti. Dovevano essere cauti se volevano arrestare e far condannare Takaga Izumi e i suoi complici.
Light non era riuscito a reperire informazioni sullo svolgimento dell’indagine del padre ma, conoscendolo e avendolo più volte assistito nel suo lavoro, si fece comunque una vaga idea su come potesse aver portato avanti questo caso. Sapeva che il criminale non si sarebbe lasciato prendere facilmente. Per questo decise che si sarebbe arrogato il diritto di risolvere il caso togliendolo di mezzo. Aprì il death note e, con aria divertita, guardò la foto di Takaga Izumi e scrisse il suo nome.
"La tua punizione sarà la morte, bastardo!".
Il pensiero di quell'uomo che si contorceva dal dolore lo rendeva felice, si dispiaceva solo di non poter essere lì per vederlo. All'improvviso dietro di sé sentì una presenza, si voltò di scatto e vide Ryuku che galleggiava in aria con le ali spiegate.
“Ah! Sei tu, mi hai fatto prendere uno spavento!" disse tirando un sospiro di sollievo.
"Yo Light! Com'è andata con il tuo amico? Guarda che mi devi un bel po’ di mele adesso!" disse con tono serio.
Infastidito dall'intervento dello shinigami si voltò verso il quaderno.
"Non sono affari tuoi! Non c'è bisogno che mi ricordi delle mele, uscito da qui te ne comprerò quante ne vuoi!" replicò.
Ryuku si mise a ridere. Da quella risposta pensò che Light fosse andato in bianco anche questa volta. Notò il quaderno ed esclamò:
"Finalmente noto che hai intenzione di usare di nuovo il death note. Quante persone hai intenzione di uccidere oggi?" gli chiese.
"Un bel po’, ma per il momento mi interessano solo due persone…".
Lo shinigami gli si avvicinò e notò sul volto del ragazzo, che leggeva la scheda della sua seconda vittima, un sorriso quasi malefico.
Questa volta era un medico, Nishimura Kato 29 anni, della prefettura di Kanagawa, accusato di spaccio di droga, riciclaggio di denaro sporco e prostituzione di minori. Adescava le sue vittime nei locali e, ottenuta la loro fiducia, li violentava per poi introdurli nel giro della prostituzione. Erano molte le famiglie che lo accusavano della scomparsa dei propri figli, ma per mancanza di prove era sempre stato rilasciato.
Light, con un ghigno dipinto sul volto, decise che non sarebbe morto di semplice attacco cardiaco ma l'avrebbe fatto soffrire per tutte quelle vite che aveva diabolicamente distrutto. Nei sei minuti e quaranta secondi che aveva a disposizione scrisse le cause della sua morte nei minimi dettagli, senza tralasciare nulla.
Nishimura Kato, nel momento della sua morte, si trovava in macchina diretto alla clinica dove lavorava. Spensierato, ascoltava il notiziario alla radio. La strada era poco trafficata e non mancava molto al suo arrivo in ospedale quando, ad un certo punto, notò che i freni non funzionavano. Preso dal panico cercò il freno a mano, ma era incastrato. A quel punto sporse il braccio fuori dal finestrino e fece cenno agli altri guidatori di fargli strada. Se lo sentiva…ormai era spacciato. Una volante che si trovava in zona, avvisata dalla centrale della presenza di una vettura che correva a folle velocità, si precipitò sul posto. Iniziò l’inseguimento e dopo averlo affiancato gli intimò più volte di fermarsi. L'uomo si sentì il cuore in gola, non sapeva cosa fare ma sapeva anche di non voler morire. Pensò che l’unico modo di salvarsi fosse quello di continuare a guidare aspettando che finisse la benzina. Per un breve tratto tutto sembrò procedere per il meglio ma, quando la strada si fece trafficata, dovette deviare per una secondaria, non sapendo che fosse piena di curve. Riuscì a superare la prima seppur con difficoltà, ma alla seconda non riuscì a fare nulla. Cercò di sterzare ma perse il controllo. Sfondò il guard rail, uscì di strada e precipitò con la macchina nel burrone. Lo schianto non gli fu fatale. La polizia chiamò i pompieri e l'ambulanza che non tardarono ad arrivare. Egli era bloccato da un cumulo di lamiere che lo avvolgeva e che gli tratteneva gambe e braccia. I paramedici riuscirono a liberargli gli arti superiori ma furono costretti ad amputargli quelli inferiori per poterlo salvare. Nonostante i sedativi somministratigli soffriva come un pazzo, il sangue usciva a fiotti. Fu portato subito in ospedale. Urlava come un dannato per il dolore che gli pervadeva il corpo e, nonostante tutte le cure possibili, dopo atroci sofferenze morì.
Dato che era sicuro che tutto sarebbe andato secondo i suoi piani Light, ormai soddisfatto del suo operato, chiuse il death note e si preparò per la lezione che sarebbe iniziata entro breve.
Terminate le lezioni e tornato a casa, senza nemmeno mangiare, si chiuse a chiave nella sua stanza. Sedutosi alla scrivania si mise a scrivere i nomi che gli erano rimasti sotto gli occhi vigili dello shinigami che, nel frattempo, steso sul letto, si gustava le succose mele che gli erano state promesse. Notava che ogni qual volta che il ragazzo scriveva un nome, il suo volto cambiava. Era come illuminato da un sorriso demoniaco, quasi ad esprimere tutta la sua sete di sangue e di potere. Senza sosta Light scrisse uno a uno i nomi presenti nella sua lista, senza tralasciare di guardare i loro volti. Per ogni criminale scelse la morte in base ai crimini che aveva commesso. Molti morirono per un semplice attacco cardiaco, molti altri di morte violenta. Uno degli ultimi nomi che scrisse fu Misora Sato, che prima di morire si trovava su un tetto di un grattacielo, dove si era nascosto perchè inseguito dalla polizia per una rapina a mano armata. Braccato dai suoi inseguitori, prese in ostaggio una dipendente dell'edificio e non avendo vie di fuga si fece strada sul tetto in attesa dell'elicottero che aveva richiesto. Ormai sicuro della sua salvezza abbassò per un attimo la guardia. Questa distrazione gli fu fatale. L’ostaggio si divincolò per scappare spingendolo così verso il cornicione del grattacielo e facendolo cadere per più di settanta piani. Mentre cadeva e vedeva avvicinarsi sempre di più il suolo, in preda al panico gridò a squarciagola. L’impatto fu tremendo e il marciapiede si tinse di rosso. Ai passanti si presentò una scena che li lasciò inorriditi. Gli occhi gli erano schizzati fuori dalle orbite e del suo corpo rimaneva solo una sembianza umana. Dopo un attimo di silenzio, scoppiarono grida e pianti causati da quell’immondo spettacolo. L’altro era quello di Takato Shun, che fece annegare nella piscina della sua casa. Il criminale stava nuotando quando avvertì un crampo alla gamba. Il dolore lo spinse verso il fondo della piscina. Si sentì mancare l'ossigeno e i suoi polmoni riempirsi di acqua.
Light fremeva dal piacere al pensiero di aver eliminato dalla faccia della terra quella feccia. La sua espressione era raggelante nell’immaginare l'agonia che avrebbero provato le sue vittime. Uno alla volta tutti e cinquanta i criminali perirono per mano sua. Quando ebbe finito di scrivere, si rese conto che si era fatto tardi. Il suo pensiero si rivolse subito a Ryuzaki con il quale doveva incontrarsi quella sera a casa sua. Prese il cellulare, si fiondò in corridoio dove si mise giacca e scarpe e prima di uscire gli telefonò:
“ Ryuzaki?! Sono io…!” disse agitato a causa del suo ritardo.
“Che fine hai fatto?! Per poco non venivo io da te. Mi stavo preoccupando!”.
“Si…perdonami mi sono messo a studiare e non mi sono accorto del tempo che passava”.
“E perché hai il telefono staccato?!” gli chiese scosso Ryuzaki.
“Lo sai perché… per non essere disturbato!”.
“Già…ed ovviamente il cellulare è senza suoneria…!” disse in tono rassegnato.
“Scusami, davvero…mi metto il cappotto ed esco. Tra un’oretta sono da te e mi faccio perdonare, promesso!.
“Lascia stare…è appena arrivato Watari. Vuole discutere sul mio prossimo caso. Si fermerà qui per la notte!”.
“Capisco…” rispose rammaricato Light.
“Ci vediamo tra un paio di giorni ok?”.
“Ok! Buonanotte!” e riagganciò.
Amareggiato si tolse la giacca e le scarpe, andò in cucina e mise il bollitore con l'acqua per il the sul fuoco. Si mise a sedere e, fissando il telefono, pensò che nemmeno quella sera sarebbe stato con Ryuzaki.
Passarono così due giorni e Light ricevette un messaggio. Prese il cellulare. Era l’amico che gli chiedeva se voleva passare da lui, l’indomani, una volta finita la lezione. Gli rispose di aspettarlo per l’ora di cena. Il giorno dopo si svegliò nel primo pomeriggio, si vestì velocemente e si diresse all’università…