Tratto da Kappa Magazine 16 - Ottobre 1993
Dossier di Samuele Gardenghi
Il 1988 era sembrato essere un anno funesto per i moltissimi fan del più famoso mobil
suit della storia; infatti dal 1980 in poi, i proseguimenti della serie originale Kidoo
Senshi Gundam (Gundam, il guerriero dall'armatura mobile) si erano dati il cambio
all'insegna di un trend di gradimento in continua discesa, fino al vero e proprio tonfo di
Kidoo Senshi Gundam ZZ. Nel 1988 era poi uscito il bellissimo lungometraggio
Gyakushu no Char (Il contrattacco di Char) che sembrava aver messo una bella
pietra tombale sull'universo creato nel 1979 da Yoshiyuki Tomino accomunando, pur se con
qualche dubbio entrambi i protagonisti principali in una morte spettacolare fra i detriti
dell'asteroide Axis. Tuttavia il buon successo di pubblico di quest'ultima realizzazione
diede un'inattesa boccata di ossigeno alla speranza di festeggiare i dieci anni di vita
del prestigioso "progetto Gundam"; la Bandai Video decise così di accettare la
sfida, anche se gli insuccessi televisivi appena scontati fecero sì che lo scontro avesse
luogo nell'arena degli OAV. Nel marzo del 1989 fece la sua comparsa Quante miglia dal
campo di battaglia? prima di sei puntate da trenta minuti della serie Gundam
0080 - War in the pocket. La squadra di realizzatori comprendeva Fumihiko
Takayama coadiuvato da Hiroyuki Yamaga alla direzione, Yutaka Izubuchi al mecha design
(proveniente da Gyakushu no Char e da Patlabor)
e sopratutto la 'star' Haruhiko Mikimoto al character design (da dove si può iniziare?
Macross 1 e 2, Megazone
23, Gunbuster ...),
indubbiamente un buon team! il problema più importante però non era (paradossalmente) la
realizzazione, quanto riscoprire i punti di forza della prima serie, evitare le trappole
in cui erano cadute quelle successive, e sopratutto inserire la nuova serie in quella
storyline che abbiamo appena detto essere stata conclusa. Venne buttata alle ortiche la
comicità demenziale di Gundam ZZ (in effetti 0080 raggiunge punti di
tragicità da far impallidire il miglior Shakespeare), Altrettanto fece il mecha design in
stile 'transformer' di Mamoru Nagano (Z Gundam), così lontano dalla
credibilità meccanica della prima serie e del recente lungometraggio, e non fece miglior
fine la complicatezza macchiavellica delle trame con decine di new type naturali, bio
soldiers indotti e ibridi fra i due che avevano trasformato Z Gundam in
un incomprensibile groviglio condito di maghi molto più adatti a Record
of Lodoss War. La storia ritorna semplice e lineare, per quanto
appassionante. Il colpo da maestro fu la scelta della collocazione spazio-temporale, la
stessa One Year War in cui è ambientata la prima serie televisiva, ma lontano dagli
eventi principali, su quel Side 6 che ha ospitato, solo pochi giorni prima, la Base Bianca
(1) e lo Zanzibar di Char. La spersonalizzazione del robot combattente era stata uno
dei punti di forza dell'idea originaria, e allora, visto che la serie doveva ospitare un
nuovo Gundam (esigenza di marketing insopprimibile), perchè non affidarlo a un nuovo
pilota? Inoltre non era sfuggita l'imprevista simpatia del pubblico per il nemico (Char,
Ramba Ral, Hamon e Lara erano popolari almeno quanto l'equipaggio della Base Bianca),
così gli autori giocano la carta a sorpresa, protagonisti della serie saranno infatti,
oltre al piccolo Alfred Izuruha, il pilota di Zack Bernard Wiseman e la squadra di piloti
di Zion detta 'Cyclops Commando'... il nemico! Ritornando al primo anno di guerra, la
storia ovviamente aveva una soluzione generale scontata (tutti i fan sapevano che l'Unione
avrebbe vinto); si ricorse quindi a una storia slegata dai grandi avvenimenti e del tutto
imprevedibile. Le caratteristiche principali di Kidoo Senshi Gundam
furono rispettate : quì i mobil suit sono solo macchine, i protagonisti hanno uno
spessore psicologico (sopratutto Alfred e Bernard) tale da renderli quasi tridimensionali,
e si è cercato un realismo pressochè assoluto. L'unica pecca artistica di questa
splendida serie di OAV è dovuta ad esigenze di produzione legate al merchandising!!
Infatti tutti i mobil suit che si vedono nella serie, così come tutte le astronavi, sono
diversi da quelli visti nella prima serie televisiva : chi lo avrebbe spiegato ai
dirigenti della Bandai (che è anche la ditta che realizza i modellini in plastica della
serie Gundam) che si stava per realizzare una nuova serie che non avrebbe però spinto
alcun nuovo giocattolo? Per lo meno, il bravo Yutaka Izubuchi ridisegnò con solo qualche
lieve modifica (sufficiente però a giustificare una nuova serie di modellini) quasi tutti
i mobil suit, escludendo il Gok (che subirà un restyling radicale) e - necessariamente -
il Gundam RX-78 NT-1 e il MS 18-E Kämpfer che sono mobil suit completamente nuovi.
Parlando di restyling non va dimenticata la germanizzazione del principato di Zion operata
proprio con questa serie (e poi ripresa in quel capolavoro che sarà Gundam 0083);
già nella prima serie i parallelismi tra il principato e la Germania nazista erano
evidenti, ma ora la cosa viene organizzata, la divisa si adorna di alette e fulmini
stilizzati (modello SS per intenderci), alcuni Zack indossano l'elmetto tedesco (con tanto
di chiodi), tutti portano tre bombe a amno con manico (le 'Stielhandgranade' degli anni
quaranta); il nuovo Gelgoog impugna un enorme mitragliatrice 'Machinegewer-42' mentre il
Kampfer ha due lanciarazzi 'Panzerfaust' : un intero arsenale della Seconda Guerra
Mondiale! Anche se finora abbiamo parlato delle molteplici somiglianze con la prima serie
animata, non mancano però le differenze : la principale è nel senso di inutilità della
guerra che pervade la storia, spinto molto oltre i livelli di Kidoo Senshi Gundam (che
peraltro è tutto tranne che militarista), in quanto lì ameno si evidenziava il concetto
della necessità della necessità di difendersi dagli aggressori. Legato al precedente è
il tema della battaglia che (malgrado lo scontro d'apertura della prima puntata venga
tuttora considerato da molti come un'ottima sequenza animata) è tutt'altro che
onnipresente, contrariamente ai dettami dell'azione ad ogni costo. Per la precisione, vi
sono battaglie solo negli episodi 1, 4 e 6, anche se pochi secondi secondi di scontro sono
presenti nel secondo episodio; decisamente poco, ma la qualità è eccelsa. Per finire poi
va ricordata la natura terrena dei protagonisti; non solo, come abbiamo già detto, non ci
sono new type, ma i veterani di 'Cyclops Commando' deridono il giovane Bernard per la sua
scarsa abilità di combattimento, mentre il pilota che salirà sul Gundam RX-78 NT-1
(costruito per essere consegnato entro la fine della guerra ad Amuro Ray ... da quì la
sigla NT o new type) definirà il mobil suit, dopo una simulazione, con le parole «E'
troppo veloce, fa quasi paura .... sarà mai di una qualche utilità in combattimento?».
La risposta del meccanico «Si, se il pilota è abbastanza buono» la dice lunga
sulla distanza dai super combattenti incontrati precedentemente. Anche il piccolo Alfred
è lontano anni luce dai tre piccoli orfani raccolti dalla Base Bianca; non è nè un
personaggio di contorno, nè una mascotte, ma un bambino assolutamente vero e un
protagonista di primo piano (contrariamente a quanto era accaduto nella prima serie
televisiva coi tre piccoli Katsu, Retsu e Kikka), sia per le sue azioni che per la sua
psicologia, parte integrante anch'essa della vicenda. Parlando di Alfred, poi, sono in
molti a vedere nel suo approccio quasi iniziatico agli orrori della guerra e nella sua
conseguente maturazione psicologica, il fulcro vero e proprio dell'intera vicenda. Questa
interpretazione è supportata anche dalla particolarissima sigla iniziale dove a immagini
classiche di azione e combattimenti, sono stati preferiti una serie di disegni che
rappresentano con lo stile di un ragazzino delle elementari, aerei, mobil suit e
battaglie, così come rappresenterebbe automobili, case o persone. I bambini amano giocare
alla guerra solo perchè non sanno cosa essa sia.
Una speziata sottolineatura a questo concetto viene infine fornita nelle principali scene
di combattimento, dove grazie a slvaggi scontri a fuoco tra fanterie e ad armi cruente
(come i cannoncini che hanno sostituito gli asettici laser) sui mobil suit, ogni colpo a
segno è crudamente rappresentato con gravi ferite e copioso versamento di sangue; salta
anzi agli occhi come nemmeno le massicce corazze dei mobil suit sembrano proteggere
realmente i piloti che li guidano in battaglia.
L'Alex (2) è probabilmente il mobil suit più avanzato che compare non solo
nella serie di OAV, ma per tutta la durata della One Year War; la sua caratteristica
principale (e maggiore differenza dal Gundam originale di Kunio Okawara) consiste nella
mancanza del Core Fighter (il caccia pieghevole che ospita il pilota e i cui motori
divengono quelli del Gundam) e nella sua sostituzione con un avanzatissimo linear seat,
una cabina di comando sferica che contiene il sedile del pilota e sulla cui superficie
interna un gioco di telecamereriproduce l'esterno: insomma, è come se il pilota fosse
sospeso a mezz'aria e potesse guardare liberamente a 360° sferici. Il linear seat
comparirà nuovamente solo diversi anni dopo, quando diventerà standard con i mobil suit
della serie Z Gundam. L'armamento di bordo è molto potente (due cannoncini Vulcan (3)
a canne rotanti da 60 mm in testa, oltre a due fratelli maggiori da 90 mm, uno per
avambraccio, e due spade laser) pur se tradizionale, e si presta a scene molto più
drammatiche del vecchio fucile laser. Lo si è definito tradizionale poichè tutti i
Gundam sono stati armati e (visto che ciò è stato fatto anche nelle nuove storyline di F-91
e Victory Gundam) presumibilmente saranno anche in futuro armati di due
Vulcan in testa e di spade laser (è come un trademark). La dotazione dell'Alex
comprende poi una corazza ablativa esterna di tipo Chobham sullo stile di quella del primo
dei tre Gundam-prototipo (per la cronaca, quello di Amuro è il secondo), un cannoncino
imbracciabile e uno scudo (che però negli OAV non si vedono). Infine, la somiglianza al
Gundam originale è notevole, ma va sottolineato che alla livrea bianco/blu/rosso questa
volta manca il rosso.
(1) Il nome della Base Bianca in realtà è Pegasus, ma essendo una corazzata classe "White Base" viene spesso chiamata White Base (Base Bianca) a sua volta. ANche la Troy Horse di 0080 e la Albion di 0083 sono delle White Base. Per dare un esempio pratico, le corazzate inglesi della Prima e Seconda Guerra Mondiale della classe "Queen Elizabeth" si chiamavano : Queen Elizabeth, Warspite, Barham, Valiant, Malaya, ma tutti le chiamavano "Queen Elizabeth".
(2) Il Gundam RX-78 NT-1 protagonista di questa serie viene chiamato Alex, in quanto il suffisso RX pronunciato all'inglese, suona Ar Ex e trascritto in caratteri giapponesi può essere pronunciato anche Al Ex (la R e la L si scrivono con lo stesso ideogramma e si possono pronunciare allo stesso modo); da quì il nome Alex.
(3) Quelli che è oramai consuetudine chiamare cannoncini Vulcan (ossia vulcano) storpiati alla giapponese (B anzichè V e con l'inglese scritto come si pronuncia). Il vulcan è un cannoncino a sei canne rotanti prodotto dall'americana Gatling fin dagli anni settanta; dato che per molti anni la Gatling mantenne un brevetto di esclusiva, si finì col chiamare tutte le armi a canne rotanti col nome del diffusissimo (e famosissimo) cannone della ditta americana ... vulcan appunto!
Gli ideogrammi che costituiscono il nome di Char Aznable (Shia), possono essere letti in diversi modi, uno di questi è Charles Aznavour, forse in omaggio al famoso cantante e attore francese. Non è da escludere, anche se può sembrare assurdo, che sia davvero questa la giusta traslitterazione per il nome del famoso personaggio.
GUNDAM 0080
6 episodi di 30 minuti ciascuno.
1 - Quante miglia nel campo di battaglia?
2 - Un riflesso in occhi marroni
3 - Cosa c'è alla fine dell'arcobaleno?
4 - Oltre il fiume e attraverso i boschi
5 - Dì una bugia Bernie!
6- Guerra in tasca
Realizzazione : Bandai Video (Emotio) e Nippon Sunrise
Direzione : Fumihiko Takayama
Composizione : Kyosuke Yuuky
Screenplay : Hiroyuki Yamaga
Mecha design : Yutaka Izubuchi
Character design : Haruhiko Mikimoto
Produttore : Kenji Uchida
Supervisore : Kazuhisa Kondo
Musiche : Tetsuro Kashibuchi