Five Star Stories - Mortal Headds & Fatime

Tratto da Kappa Magazine 43 - Gennaio 1996
Dossier di Paolo Gattone


In questi ultimi anni, la filmografia e la letteratura fantascientifica ci hanno reso familiari termini come cyborg (un essere umano le cui funzioni vitali sono state parzialmente sostituite da parti meccaniche), androide (un entità completamente artificiale, comandata e servoassistita da un cervello elettronico), cyberspazio, robot e, grazie sopratutto al mondo del fumetto, siamo venuti a contatto con una straordinaria nuova realtà futuribile, i labor (unità antropomorfa meccanizzata, vedi Patlabor) e i mobile suit (gigantesche macchine da combattimento prodotte su larga scala, vedi Gundam). Con FSS facciamo conoscenza delle Mortal Headds, figure totalmente nuove, per certi versi assimilabili ai mobile suit (per il largo uso che se ne fa in battaglia e per un esoscheletro simile), per altri molto simili ai gloriosi robot degli anni '70, alla Majinga, prodotti in esemplari unici guidati da giovani e ardimentosi eroi. Le MH si distinguono per un paio di elementi veramente innovativi, basati sull'interazione di un guerriero e una Fatima, ossia un frutto di una manipolazione genetica, inevitabilmente femmina, che permette alla MH di raggiungere la sua potenza. Il secondo elemento originale, poi, come ci dimostra Junchoon, è che sono all'occorrenza dotate di autocoscienza e i loro poteri sono in gran parte ancora sconosciuti. Un discorso tutto particolare lo meritano poi le Fatime nella loro rappresentazione di schiave della guerra, create esclusivamente per combattere, e il più delle volte apprezzate solo dal proprio cavaliere. Unico motivo di gioia e sostegno in una realtà spesso alienante. Il problema della macchina di distruzione è un tema molto caro al mondo del fumetto in generale (ricordate Wolverine), e a quello dei manga in particolare : potermmo citare Xenon di Kanzaki, Baoh di Araki o Spriggan del duo Takashige - Minagawa. La prospettiva con la quale Nagano affronta il problema è però differente, innanzitutto per il fatto che i 'potenti guerrieri' stavolta sono donne che non cercano di ribellarsi alla propria condizione, ma anzi accettano (pur malvolentieri) il ruolo imposto loro dal destino e dalla società. L'unica possibilità di reazione è stringersi il più possibile al loro master, unendosi a lui con un legame che nemmeno la più cieca fedeltà, e forse neanche l'amore, potrebbero spiegare. Lo stesso Nagano descrive con particolare perizia, e forse addirittura commozione, il destino delle sue protagoniste, il più delle volte trattate come mera merce di scambio o come armi usa e getta : in fin dei conti potremmo dire che le vere protagoniste della vicenda sono proprio loro, e non i re e i combattenti accecati dalla sete di potere e gloria. Sono solo donne che si battono in nome di un legame forte come l'amore e con un coraggio da fare invidia a molti grandi guerrieri.



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