Tsukasa Hojo

Tratto da Kappa Magazine 47 - Maggio 1996
Dossier di Massimiliano De Giovanni


Bibliografia
Anno Titolo Note
1979 Space Angel Secondo classificato al Premio Tezuka
1980 Orewa Otokoda Pubblicato su "Shonen Jump"
1981 Third Deka Pubblicato su "Shonen Jump"
1981 Cat's Eye Episodio pilota pubblicato su "Shonen Jump"
1981 Cat's Eye Serie conclusa in 18 volumetti
1982 Space Angel Pubblicato su "Shonen Jump"
1983 City Hunter XYZ Pubblicato su "Shonen Jump"
1984 City Hunter - Duble Edge Pubblicato su "Fresh Jump"
1985 Cat's Eye - Koigokuro Tatabi Kanketsuten Pubblicato su "Shonen Jump"
1985 City Hunter Serie conclusa in 35 volumetti
1986 Nekoman Maokawari Pubblicato su "Shonen Jump"
1987 Splash! Pubblicato su "Shonen Jump"
1988 Tenshi no Okurimono Pubblicato su "Shonen Jump"
1990 Taxi Driver Pubblicato su "Shonen Jump"
1993 Sakura no Hana Sakukoro Raccolta di episodi - 2 volumi
1994 Komorebi no Motoda ... Serie conclusa in 3 volumetti
1995 Rash!! Serie in corso - 2 volumetti

Quando la madre lo costringeva a studiare, il piccolo Tsukasa Hojo si armava di matite colorate per dare libero sfogo alla fantasia. Nonostante questo, però, il suo hobby preferito non erano i fumetti, e non avrebbe mai immaginato di diventare un 'mangaka' apprezzato ai quattro angoli del globo. Preferiva di gran lunga i cartoni animati, che sostituì - una volta adolescente - con il cinema e la narrativa. Da sempre appassionato di fantascenza, Tsukasa Hojo si avvicinò al mondo del fumetto solo in terza media - sotto pressione di un compagno di classe -, ma la scarsa pazienza di cui era dotato lo allontanò presto dalla meta.
La sua prima squadratura di un foglio da disegno risale ai tempi delle superiori, quando lavorò a un fumetto amatoriale - che non vide mai la luce - assieme ad alcuni amici. Attraverso questa esperienza corale rinasceva nel ragazzo l'interesse per i cartoni animati e i manga, che seguiva unicamente attraverso le raccolte in volumetti : questo lo tenne lontano per anni dai concorsi per giovani autori (pubblicizzati unicamente su rivista) dandogli però modo di affinare la tecnica. Una volta all'università, Hojo ricevette da uno studente anziano la proposta di collaborare a una fanzine e iniziò diverse storie rimaste tutte incompiute. Il primo lavoro professionale, con cui si classificò secondo al Premio Tezuka, gli aprì le porte della casa editrice Shueisha, con cui ancora oggi lavora attivamente. Ideata e disegnata durante una vacanza estiva (dopo gli impegni di un lavoro part-time), Space Angel è un avventura di 31 pagine che l'autore elaborò senza neppure avvalersi di una sceneggiatura nè di uno storyboard.
La storia con cui Tsukasa Hojo approdò su "Shonen Jump", nell'aprile del 1980, è però una commedia scolastica intitolata Orewa Otokoda. Rapsodia anacronistica, come lui stesso ama definirla, l'episodio è interamente incentrato sull'imposizione della propria personalità sul gruppo da parte dell'impacciato Yamato. Leader di un gruppetto di studenti ribelli, il ragazzo dovrà vedersela con alcune intraprendenti ragazze. Ideologicamente figlie del Women's Lib. Sacrificata da un impaginazione serrata (una media di otto vignette per pagina) e minata da un inchiostrazione irregolare, la storia si avvale comunque del segno pulito e moderno di Hojo, già desideroso di mostrare al grande pubblico il proprio gusto estetico.
L'autore tentò poi il sodalizio artistico con Kazehiko Tokai, ma il primo lavoro - concepito nell'estate del 1980 - venne scartato dall'editore. Il secondo tentativo del duo andò a miglior fine : un avventura poliziesca intitolata Third Deka che proietterà Tsukasa Hojo nel genere a lui più congeniale. Il 1981 segna finalmente la nascita di Cat's Eye (ossia Occhi di gatto), a cui segue l'agognato successo. Le tre sorelle protagoniste del manga hanno preso forma durante una discussione tra Hojo e alcuni amici : «Qualcuno propose una storia incentrata su una ladra e un detective uniti nel sacro vincolo del matrimonio», confessa lo stesso autore, «L'idea era interessante e andava coltivata : ho preferito però puntare su una coppia di eterni fidanzati, inserendo nel plot alcuni brillanti comprimari».

"Lavorare a Cat's Eye mi costò parecchie notti insonni. Ero inesperto e ogni difficoltà mi sembrava insormontabile."

L'aspetto di Ai, Hitomi e Rui (in Italia Tati, Sheila e Kelly) rappresentano tre tipi ideali di ragazze : un'adolescente vivace e simpatica, la mogliettina ideale e la classica sorella maggiore. Tutte si vestono poi con tutine da aerobica per essere facilitate nei movimenti, ma indossano audaci tacchi a spillo che le rendono particolarmente sexy.

"L'episodio pilota di Cat's Eye piacque tanto alla redazione che si decise di varare immediatamente una serie sulle mitiche gattine"

Hojo, nato il 5 marzo del 1959 a Kokura (paese della provincia di Fukuoka ribattezzato poi Kitakyushu), si trasferì quindi a Tokyo per lavorare con più tranquillità. All'inizio non fu facile, poichè i testi e i disegni della serie richiedevano più tempo di quanto ne avesse, e per ultimare alcune tavole a colori arrivò persino a dormire una sola ora per notte. Diciotto volumi in tre anni sono una media impressionante (circa 20 pagine alla settimana), ma Hojo non trascura nè la trama, nè i disegni. I colpi messi a segno dalle sorelle Kisugi sono sempre più coreografici, merito di uno studio accorto sulle tecniche di furto più disparate, per non parlare delle fughe mozzafiato a cui assistiamo eccitati. Le ragazze sono infatti alla ricerca del padre, misteriosamente scomparso, e solo la ricostruzione della collezione privata del genitore riuscirà a metterle sulle guiste tracce.
Anche il rapporto tra Hitomi e Toshio (Matthew) cresce col tempo sino ad esplodere nel classico happy end, di cui il cartone animato ci ha purtroppo privato, quando il ragazzo scoprirà la doppia identità della fidanzata.

Studente della scuola industriale d'arte, laureato nel 1981, Hojo diventò uno degli autori di punta della Shueisha passando alla lavorazione di City Hunter. «Il protagonista è ispirato a un personaggio di Cat's Eye», confessa l'autore, «Fin dall'inizio ho pensato a un investigatore abile con le armi, che fosse però anche timido e goffo. Ryo corre dietro alle donne evidenziando la sua personalità semplice : non sopporto i personaggi problematici o complessati perchè c'è troppo da lavorare. Se Ryo appare un pò stupido è perchè in fondo non è veramente innamorato». Racconto poliziesco che spazia dall'umorismo al dramma, dal Noir cupo e violento alla farsa brillante, City Hunter trova comunque il suo elemento di forza nell'ammiccamento erotico : quando il killer si eccita è vittima di sonore erezioni : «Quando a Ryo si gonfiano i pantaloni ho inserito come onomatopea il suono "makkori". Ogni tanto, durante la lavorazione di City Hunter, arrivava la mia bambina e mi toccava in quel posto urlando "makkori!"».

"E' come se Ryo non lo avessi inventato, ma incontrato per strada."

Armato della sua fedele Colt .357 'Python', il protagonista vive quasi una doppia identità : pigro e inconcludente in tante occasioni, si trasforma in vero e proprio superuomo quando il bisogno lo richiede. Forse sarebbe meglio dire 'quando il gentil sesso lo richiede', visto che il ragazzo preferisce di gran lunga accettare incarichi da belle donne.
«Sono uno dei pochi autori a disegnare molti nudi maschili e pochi femminili» continua Hojo, «Non è facile rendere al meglio il corpo di una donna! Disegnando su riviste per ragazzi mi sono spesso limitato nelle scene spinte, ma sono soddisfatto : non avrei mai raggiunto il successo che ho lavorando in produzioni schiettamente erotiche». Il successo di City Hunter è inarrestabile e l'affascinante anti-eroe continua ad affacciarsi settimanalmente in tutte le rivendite giapponesi : «Durante quegli anni pensavo spesso a portare a termine le avventure di Ryo Saeba per dedicarmi a storie più serie e impegnate», racconta l'autore, «Le lettere dei fan e le esortazione della redazione mi hanno fatto più volte rimandare questo progetto, ma non ho comunque rinunciato a disegnare episodi come Splash! e Taxi Driver».
La prima avventura fuori serie che l'autore ci regala è Nekoman Maokowari, divertente omaggio al mondo dei gatti. Rielaborando un clichè tipico del fumetto giapponese, Tsukasa Hojo racconta l'avventura di un felino capace di incarnarsi nei panni di un'affascinante ragazza. Una favola dei buoni sentimenti che ha per protagonista un fotografo di belle speranze. Un ragazzo che vive tanto intensamente la sua storia d'amore da non accorgersi dell'ambigua natura della sua partner. Un finale drammatico, tutt'altro che in tema con il resto della storia, lo vedrà morire e rinascere in un grazioso micetto. La seconda metà degli anni Ottanta segna anche l'inizio di Splash!, una serie in più episodi sacrificata al successo di City Hunter. Storie brevi e sostanzialmente slegate dove il tratto semi-realistico di Hojo esplode in tutta la sua forza : Splash! condivide l'ambientazione con le precedenti serie, ma si allontana dall'azione sfrenata a cui eravamo abituati per indagare i sentimenti. La narrazione spesso è strutturata in flash-back e il presente rappresenta sempre uno dei tanti percorsi alternativi di una storia passata. L'uscita dell'episodio autoconclusivo Tenshi no Okurimono porta alla nascita della prima raccolta di storie brevi firmate da Tsukasa Hojo. Come reagireste se all'uscita da un'affollatissima metropolitana una bambina vi prendesse per mano chiamandovi "papà"? Un plot originale che permette all'autore di far nascere situazioni assolutamente imprevedibili : Kyoko, fidanzata dello sventurato protagonista, si abbandona prima alla più incontrollata gelosia, per divenire poi parte integrante del triangolo familiare, ricoprendo il delicato ruolo di madre. Ma la piccola Anna è in fondo solo la proiezione del desiderio di paternità del ragazzo, il legame tra i due innamorati, la materializzazione di un sogno che svanisce misteriosamente come è apparso.
Gli anni Novanta si aprono con Taxi Driver, breve racconto che sottolinea l'attenzione dell'autore per la dimensione fantastica. Una storia di vampiri ambientata ai giorni nostri che vede il protagonista Akira Ookami nel doppio ruolo di creatura assetata di sangue, ma anche tassista del turno di notte dal cuore d'oro. Immune al potere della croce, ma impotente ai raggi solari (capaci di distruggerlo), il vampiro di Hojo rispetta i canoni della tradizione popolare occidentale. Il lieto fine non manca : morto e risorto, Akira rimarrà legato alla sua bella (che ormai aveva imparato ad accettare la natura del ragazzo).
«Per avere idee sempre nuove, bisogna nutrire una particolare sensibilità nei confronti delle cose che solitamente vengono ignorate o sottovalutate» : con queste parole Tsukasa Hojo sembra illustrare Sakura no Hana Sakukoru, dove si avvicina per la prima volta all'universo adolescenziale : due ragazzini, compagni di scuola, dividono la passione per le piante e nutrono un affetto profondo l'uno per l'altra. Quando Masaki scivola in un torrente durante una tempesta, sarà proprio la ragazzina a ritrovarlo, mettendosi in contatto con lo spirito di un albero. Il tema dell'opera deve aver affascinato non poco Hojo, tornato in tempi recenti sull'argomento nella serie Komorebi no Motode. L'albero è al centro di una storia d'atmosfera : Tatsuya vuole vendicare la sorellina, rimasta paralizzata dopo essere caduta da un ramo della pianta, ma Sara gli impedisce di danneggiare l'albero con ogni mezzo. Come avveniva con la protagonista di Sakura no Hana Sakukoru, anche Sara incarna lo spirito dell'albero ed è in grado di manifestare poteri latenti. Cercherà di indagare sul mistero il fotografo Genichiro Ooki, ma i ragazzi avranno sempre la meglio grazie alla forza di Hayato, fioraio di professione e genitore di Sara.
Il presente di Tsukasa Hojo è di stampo quasi reazionario : con Rash!! l'autore si riappropria delle atmosfere che lo hanno reso celebre, torna a far muovere un eroe al femminile e a deliziare il pubblico di maschietti grazie ad ammiccamenti tutt'altro che velati. Il taglio dinamico e trasciante rende la serie assai vicina ai romanzi di Ian Fleming, ma ancor più alla caratterizzazione cinematografica di James Bond, dove tutto è possibile per l'atletico 007. Yuki è un infermiera dalla forza straordinaria, lavora in un carcere e non si fa mettere i piedi in testa da nessun ergastolano. Le sue mansioni, però, sono anche di altra natura : si infiltra in organizzazioni malavitose come una spia professionista, affronta ladri e assassini con determinazione e sangue freddo ed è tanto abile nel corpo a corpo quanto nell'uso delle armi da fuoco. Non è facile per Tatsumi reggere il confronto con una tipa del genere, specialmente quando i due si ritrovano invischiati nella stessa missione.
Nonostante sia ineccepibile dal punto di vista tecnico, Rash!! non può rivaleggiare con City Hunter e non sarà la serie che porterà nuovamente Hojo alla ribalta televisiva. Un sogno più volte esaudito (con Cat's Eye e City Hunter) per un autore che non ha mai negato il suo desiderio di entrare attivamente nel mondo del cartoon. Il futuro professionale di Hojo non ammette comunque distrazioni : il mondo del fumetto lo ha visto crescere, e di questo l'autore ne sarà sempre debitore : «Sono passati tanti anni dal mio esordio, ma disegnare rimane per me ancora molto faticoso data la serializzazione settimanale delle mie storie. Il numero di pagine a mia disposizione è sempre insufficente alla narrazione e sono così costretto a iserire un alto numero di vignette. Accorgermi di essere migliorato è comunque molto gratificante».



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