IL PENSIERO DEL PRESIDENTE - 2° SEMESTRE 2007

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IL PENSIERO DEL PRESIDENTE - 1° SEMESTRE 2006

OLIMPIADI INVERNALI 2006

Quando questo scritto giungerà ai soci il più grande spettacolo del mondo, auspicato e caparbiamente voluto in questa terra di Piemonte, si sarà appena concluso e, malinconicamente, le luci che hanno richiamato su di essa l'attenzione universale si saranno spente.
Per Torino tutto questo è stato e sarà un evento veramente straordinario e irripetibile.
Il 10 febbraio 2006 nello Stadio Olimpico di Torino, (il vecchio stadio comunale Filadelfia completamente ristrutturato) ha avuto luogo la cerimonia di apertura dei XX Giochi Olimpici Invernali. Il 26 febbraio successivo nello stesso stadio c'è stata la cerimonia di chiusura.
La Città in questi ultimi tre anni ha lavorato con impegno per presentarsi all'appuntamento nelle migliori condizioni. Ma dobbiamo anche dire che i cittadini hanno sopportato non pochi disagi per i numerosi cantieri aperti per la sistemazione di strade, ferrovie e per la costruzione di molti edifici capaci di accogliere gli atleti, gli accompagnatori e tecnici, i rappresentanti del CIO,ecc.
Mentre scrivo siamo ancora in fase di preparazione. Riporto solo alcuni dati per comprendere appieno l'enorme impegno di tutti perché l'avvenimento possa svolgersi nel migliore dei modi.
Nei 16 giorni di durata dei Giochi, sui sedici impianti di gare e ventuno per gli allenamenti, avranno luogo ben 15 discipline sportive dislocate in Sette comuni della provincia.
A Torino, oltre alla cerimonia di apertura e chiusura (circa 70 mila spettatori), sono state programmate gare di Hockey su ghiaccio, Pattinaggio di figura, Pattinaggio di velocità e Short track. Sono stati approntati, o in via di definizione, Tre villaggi Olimpici e sette per i Media. Inoltre, gli atleti che hanno già dato l'adesione ai Giochi sono 2500 con altrettanti tecnici e accompagnatori. Mentre i rappresentanti del CIO e dei Comitati olimpici nazionali e Federazioni sono 2300 ed i Giudici ed arbitri n.650.
Diecimila sono gli operatori dei mass-media e Seimila circa gli ospiti degli sponsor. Si calcola che alle gare, dal vivo, saranno presenti oltre un milione di spettatori mentre i telespettatori è probabile che siano tre miliardi. Cifre enormi che danno il senso della spettacolarità degli avvenimenti in programma.
E così, la Torino dei "bogianen" (storico ricordo della battaglia dell'Assietta, dove i soldati piemontesi tennero ferma la posizione contro i francesi che raggiunsero le loro postazioni. Il nemico tentò con i picconi e con le mani di aprire una breccia nelle difese, ma i granatieri piemontesi, prima col fuoco dei fucili, poi con le baionette e infine con i sassi riuscirono dopo cinque ore di strenua resistenza a respingerli.) sarà la prima grande città che ha ospitato i Giochi Olimpici Invernali. Una Città ricca di storia e cultura che si presenta al mondo con animo cosmopolita, internazionale, multietnico. Una Città che non è seconda a nessuna per spirito d'iniziativa, genialità, dinamismo, capacità di progettare e creare aziende industriali, commerciali, finanziarie o istituti culturali di struttura pubblica o privata. Molte aziende ed istituti sono stati esportati in altre zone d'Italia o all'estero ed hanno lasciato l'amarezza in chi li ha visti nascere e crescere.
Molti soci si domanderanno: perché il Presidente scrive tutto questo? La Sezione è interessata? La Sezione dell'ANC di Torino è sempre in prima fila ed è sempre presente in tutti gli avvenimenti e le manifestazioni che si svolgono nella città.
Fra i Ventimila Volontari addetti ai Giochi e fra i mille con funzioni di accoglienza turistica ed informazione ci sono non pochi nostri Soci i quali, non potendolo fare diversamente hanno aderito individualmente all'invito fatto dall'organizzatore dei Giochi.
Il mio rammarico è quello di non essere riuscito a far partecipare i Volontari con la nostra uniforme sociale. Il Toroc, organizzatore, ha disposto invece che tutti dovevano indossare l'uniforme prevista e distribuita ad ogni partecipante.
Mi consola però il fatto che i nostri Soci durante lo svolgimento dei servizi speciali o di accompagnamento emergeranno su tutti gli altri per professionalità, competenza, correttezza e signorilità.
La Torcia Olimpica, simbolo degli ideali di fedeltà, di pace e di fratellanza, che entrerà in Torino il 9 febbraio da corso Francia, percorrerà in città ben 86 chilometri impiegando 280 Tedofori. I Nostri saranno presenti in alcuni passaggi.
Io spero che tutto si possa svolgere senza incidenti, così come se lo augurano coloro che hanno voluto questi Giochi a Torino.
Ai nostri Volontari che parteciperanno attivamente va il mio ringraziamento più sentito, sicuro che essi rappresenteranno la nostra Sezione ai più alti livelli e con ottimi risultati.

Gen. Antonio Schirosi

IL PENSIERO DEL PRESIDENTE - 1° SEMESTRE 2005


Dopo la pubblicazione della legge n.3818 del 15 aprile 1886, che approvava la costituzione legale delle Società di Mutuo Soccorso, nell'anno 1888, in Torino, si costituì la Sezione fra Carabinieri in congedo, con sede in Via Porta Palatina 19,- 1°piano:, per scopi previdenziali e mutualistici. Assunse il nome di "Associazione Generale di Mutuo Soccorso fra ex militari del Corpo Reali Carabinieri in congedo" e si dette la prima Bandiera, gelosamente conservata nella bacheca della nostra Sezione.
Noi, con il "Volontariato", da alcuni anni stiamo continuando, con il massimo impegno, l'opera iniziata dai nostri predecessori e siamo fieri di poter offrire un apporto concreto a vantaggio di tutti.
Come è noto, nell'ambito delle Sezioni dell'A.N.C. si sono costituiti gruppi di soci disponibili a svolgere determinati compiti a favore di Enti e di persone che hanno bisogno di assistenza e aiuto.
Col passare del tempo, nell'A.N.C. il "Volontariato" ha assunto varie forme e non sempre in linea con le leggi che lo regolano.
Per questo motivo la Presidenza Nazionale, in base all'esperienza maturata negli anni, sta cercando di porre ordine nel settore per dare una configurazione più aderente alle disposizioni ed alle leggi che regolano la materia.
Infatti, la Presidenza precisa che in tale attività deve essere fatta una netta distinzione tra:
-Volontariato di "Protezione civile", disciplinato dall'art.3 della legge 225/1992;
-"Volontariato dei "Gruppi di Fatto" e "Benemerite".
Questa seconda forma (Gruppi di fatto e Benemerite) è espressione propria delle Sezioni, riferita ai principi del nostro STATUTO. Essa dipende direttamente dalla Sezione, nella figura del Presidente, e deve occuparsi di manifestazioni locali, di assistenza agli anziani, ai plessi scolastici, ai parchi, ad Enti e Istituzioni che chiedono la presenza di personale professionalmente capace.
I nostri soci che ne fanno parte, sono sempre vigili nelle visite ai Musei e nelle riunioni civili o religiose, in occasione di congressi di natura scientifica, o a mostre e fiere.
Questa è un'attività che potrebbe essere incrementata e migliorata in quanto particolarmente apprezzata da persone, da Enti e Istituzioni che ne hanno fin qui beneficiato.
Fra i tanti nostri servizi, mi corre l'obbligo di ricordare quello svolto per alcuni mesi, dai volontari per disciplinare l'afflusso di milioni di Pellegrini confluiti a Torino in occasione dell'Ostensione della Sacra Sindone.
Stiamo anche pensando di attivare i giovani, ed i meno giovani, per i servizi che certamente ci saranno richiesti per le "Olimpiadi Invernali" del 2006.

Invece, per la "Protezione Civile", regolata dalla legge, occorre una struttura diversa perché essa dipende organizzativamente e finanziariamente dalle Regioni; l'operatività è di competenza delle Province. I centri operativi provinciali, per far fronte alle diverse e svariate esigenze, saranno sempre più portati a chiedere ai nostri volontari di "Protezione Civile" prestazioni di alta professionalità, per svolgere compiti di monitoraggio del territorio in occasione di grandi eventi e calamità nazionali o internazionali e per il soccorso alle popolazioni colpite, anche con il supporto di servizi sanitari, di cinofili, di rocciatori ecc.
L'esperienza in materia di "Volontariato" mi porta a condividere pienamente il progetto avanzato dalla Presidenza Nazionale. Infatti, non sempre (direi quasi mai) una Sezione può organizzare un efficiente Nucleo di Volontari preparati ad affrontare i compiti richiamati dalla "Protezione Civile" e disporre di molti Soci dotati di requisiti specifici e disponibili per l'impiego, entro un brevissimo lasso di tempo.
Inoltre le Sezioni da sole non sono finanziariamente in grado di procurarsi i mezzi per avere:
-una autonomia logistica che permetta di muoversi liberamente;
-una capacità operativa indipendente con disponibilità di tende, cucine da campo, attrezzature adeguate alle varie specialità, mezzi di trasporto ecc.;
-strutture edilizie idonee per l'accantonamento degli automezzi e del materiale necessario per le varie esigenze operative.
Per tali ragioni, credo che i Nuclei di "Protezione Civile", con tale capacità operativa e con efficienza organizzativa, devono far capo esclusivamente agli Ispettori Regionali dell'A.N.C. e non alle Federazioni Provinciali.
Poiché tutto l'apparato di "Protezione Civile" dipende finanziariamente dalle Regioni, all'Ispettore dovrebbe competere l'onere di intervenire presso l'organo politico-amministrativo per ottenere il materiale necessario per il funzionamento del Nucleo o dei Nuclei. Sono altresì del parere che gli Ispettori dovrebbero essere coadiuvati da un apparato direttivo efficiente e preparato. Le Sezioni, a richiesta, segnaleranno all'Ispettore i Soci disponibili e in possesso di specializzazioni.
Questo permette una fattiva ed efficace collaborazione salvaguardando l'autonomia delle Sezioni e dei loro Presidenti.
Infine, con orgoglio, mi permetto di ricordare, anche a nome dei numerosi Ufficiali, Sottufficiali, Appuntati e Carabinieri Soci di questa Sezione, che l'Arma dei Carabinieri, nella quale abbiamo prestato servizio per lunghi anni, ci ha insegnato -fra l'altro- uno stile di vita nell'osservanza della gerarchia, delle regole e, soprattutto, della massima considerazione della persona, qualsiasi grado essa ha rivestito quando era in servizio.

Gen.B. Antonio SCHIROSI


 

IL DESTINO DELLA CASERMA CERNAIA

Camillo Benso, conte di Cavour, con una delle sue ardite e sempre azzeccate mosse diplomatiche, nell'anno 1855, riuscì a strappare al Parlamento prealpino l'autorizzazione ad inviare truppe scelte piemontesi, bene armate e fortemente motivate, in aiuto ai transalpini che, assieme agli inglesi e ai turchi, scesi in guerra contro la Russia, si trovavano in grosse difficoltà in terra di Crimea. L'operazione militare era tesa ad arginare la vocazione "dell'Orso" di espandersi dal Bosforo al mar di Marmora, per poi procurarsi, con la flotta del mar Nero, il controllo dei Dardanelli. L'opportunità di ingraziarsi la Francia era unica e, per il capo del governo sabaudo, voleva dire assicurarsi, al momento opportuno, un valido appoggio per fronteggiare l'Austria che premeva alle frontiere del Regno.
Fu così che nell'agosto di quell'anno i piemontesi, sotto la guida del generale Lamarmora, si trovarono schierati, con i francesi, sulla riva sinistra del fiume Cernaia, per fronteggiare agguerriti reparti russi, intenzionati a sfondare per estromettere le forze Alleate dalla penisola.
Nel corso di una cruenta battaglia il caso volle che la maggior pressione degli attaccanti venisse esercitata sul contingente piemontese il quale, non solo resistette alla violenza dell'attacco, ma con un'oculata azione offensiva riuscì a sbaragliare il nemico. Tale vittoria ottenne, già sul campo, l'apprezzamento dell'alleato e quando la notizia raggiunse Parigi, riscosse il plauso di quel governo e dei media che seguivano la vicenda. Per il Cavour fu una grande vittoria, perché gli vennero forniti buoni motivi per tacitare gli agguerriti oppositori interni.
Fu soprattutto per questo stato di cose che il fiume Cernaia passò alla storia. Nella capitale prealpina non si perse tempo e si decretò di dare il suo nome ad una delle più importanti vie che, al momento, si andavano formando sul sito lasciato libero dalla Cittadella in fase di smantellamento.
Lo stesso nome, per simpatia, fu poi assegnato all'imponente edificio militare, in corso di costruzione, che si affacciava sua tale strada. Edificio che, alla fine del 1864, appena portato a termine, fu destinato alla 14° Legione dell'Arma, denominata "Allievi Carabinieri".
Da qui la celebrazione del 140° anno dalla fondazione della caserma Cernaia, tenacemente voluta dal Comandante della Scuola Allievi Carabinieri, Colonnello Pietro DATTUOMO, conclusasi con una mostra, molto ben allestita, nei locali della caserma stessa, allo scopo di illustrarne la "vita" e le vicissitudini, essendo la sede del più antico Istituto di formazione dell'Arma.
Nella circostanza, dopo quasi mezzo secolo, è venuto a verificarsi il momento in cui si sta chiudendo il ciclo formativo dei Carabinieri Ausiliari, in conseguenza della nuova legge che abolisce il servizio di leva. E' un evento questo che provoca sofferenza in tutti, perché la perdita dell'apporto dei Carabinieri di leva creerà un momentaneo scompenso negli organici ma, soprattutto, si farà sentire nei reparti la mancanza di soggetti che, grazie alla loro elevata preparazione culturale, hanno saputo dare un serio ed apprezzato contributo alle attività operative.
Più di trecentomila Carabinieri ausiliari sono stati preparati nella caserma Cernaia, evento che su iniziativa dell'Ispettorato Regionale A.N.C Piemonte e Valle d'Aosta è stato ricordato, il 7 febbraio 2005, con una lapide collocata nell'atrio della caserma stessa. L'accoglimento nell'Arma dei militari di leva si è rivelato, nel tempo, un'operazione mirabile. L'Istituzione, con tale impresa, ha avuto l'opportunità di far conoscere il nostro ambiente a persone che, dopo un anno di servizio nelle sue file, hanno abbracciato le più svariate professioni liberali, posizioni dalle quali molte di loro, con onore, sono andate a ricoprire, e ricoprono tuttora, incarichi prestigiosi nel mondo scientifico, industriale e politico.
Mentre diciamo a loro grazie per aver scelto di essere Carabinieri fra i Carabinieri, siamo certi che dopo aver militato nei nostri reparti hanno fatto tesoro dei valori di cui siamo orgogliosamente depositari, che si identificano nel senso del dovere, dell'onore, della lealtà, dell'onestà e della generosità verso le genti che, in ogni momento, sentiamo il dovere di difendere e soccorrere… fin che l'esistenza ce lo consentirà.
Chi scrive, da ben 17 anni, ricopre in una Sezione dell'A.N.C. un incarico che lo porta ad accogliere e ad associare al sodalizio i congedanti che intendono sentirsi ancora legati all'Istituzione. Fra questi i carabinieri ausiliari sono stati centinaia perciò, senza tema di smentite, può affermare che nel corso di tale operazione MAI gli è accaduto di udire alcuno lamentarsi del periodo trascorso nell'Arma. Gli è capitato invece di sentirsi dire che, nel lasciarla, hanno provato rimpianto perché, sia pure per un breve tempo di militanza, si sono sentiti utili alla comunità.

Nel mese di aprile 2005 la caserma Cernaia, dopo cinquant'anni, si ritroverà ad accogliere fra le sue mura un contingente di allievi Carabinieri effettivi. Saranno uomini che si presenteranno già in divisa, perché provenienti dai volontari in ferma breve delle Forze Armate.
Per loro, la durata del corso per diventare Carabinieri sarà di trentasei settimane. Il programma che li vedrà quindi impegnati, per nove mesi, sarà intenso e più approfondito rispetto al passato; tanto é vero che nello specifico settore di formazione alle discipline giuridiche e della sicurezza assumerà addirittura un livello universitario.
L'Arma, evolvendosi nel riordino della Legge 78/2000 e assumendo il rango di Forza Armata, si trova ad affrontare un maggiore impegno in materia di ordine e sicurezza pubblica. Più impegnativo si èi fatto poi l'espletamento dei compiti di Polizia Giudiziaria e Militare. Con la partecipazione alle missioni internazionali si accinge altresì a misurarsi con il complesso sistema integrativo della Comunità Europea. L'attività operativa richiederà perciò assoluta padronanza delle procedure informatiche, per garantire la gestione e la trattazione dei dati, nonché una più elevata specializzazione nell'ambito del diritto pubblico, penale e internazionale. Tutto ciò comporterà uno sforzo non indifferente da parte degli organi preposti alla preparazione delle materie di studio e dell'addestramento individuale e collettivo.
Alla Cernaia i nuovi allievi troveranno, in ogni caso, gli organi direttivi e i quadri, responsabilmente preparati ad affrontare i loro impegni.
La Scuola, da parte sua, dispone già di:
-una confortevole capacità recettiva con suppellettili moderne e funzionali;
-aule didattiche ottimamente attrezzate per lo studio collettivo;
-una efficiente palestra confortata dai più disparati attrezzi ginnici;
-aule multimediali con elaboratori di ultima generazione già collegati in rete;
-un simulatore di tiro a tecnologia digitale e scenari interattivi programmabili,
-aule destinate all'addestramento delle procedure radio e radiocollegamenti.
Saranno poi attivati corsi intensivi di lingua italiana e francese, condotti insieme alla Gendarmeria transalpina, nonché corsi di lingua inglese, tedesca e russa per i reparti destinati ad incarichi particolari.
Quanto sopra, ci dà la certezza che la vecchia caserma Cernaia, rinnovata nelle infrastrutture, continuerà ad accogliere ed a preparare, con la massima cura, gli uomini destinati a rinsanguare, con continuità, le file di un'Istituzione che sempre più sarà portata a farsi onore e, questa volta, non solo in Patria ma in ogni parte del mondo in cui sarà chiamata ad operare.
E, da qui, nasce l'impulso di ripetere l'invocazione del Nigra Costantino: Onore, Onore ai prodi Carabinieri!
L.V.